Gesù, fammi essere cattivo

Se mi venisse dal cielo
un soccorso – non alle mie
rogne (mi ci sono assuefatto),
ma a questo malumore, a questa bile;
se stesse per colpirmi, non richiesta,
una grazia, qualcosa
come la luce della conversione
e dal cielo una voce mi dicesse:
sia pace in terra e perdono
nel tuo cuore, e sonno tranquillo
all’ora giusta, senza diazepam;

se quest’altro accidente mi accadesse,
vorrei non fosse adesso, subitaneo
come un’apoplessia, ma annunciato,
programmato e un poco negoziato:
dopodomani, tra una settimana,
il tempo di commettere una vera
malazione, da meditare bene,
di dire pane al pane e vino al vino
a qualche cialtrone che so io.

No, non potrei pentirmi
prima di ottenere dal tuo Dio
che restasse ingorgato ancora un poco
il rospo nella strozza. Invocherei
non la facoltà di far vendetta
tremenda, nel modo che desidero,
ma il coraggio della cattiveria
e l’occasione di dire due parole
giuste, al momento giusto,
perfide quanto basta.