riordino

Quanto tempo e fatica ci vorrà
per arieggiare e rassettare infine
questo buio abituro in cui ristagna
il sentore del sonno. Da decenni
mi dico che sarebbe un nuovo inizio,
una svolta più ardua di un trasloco,
di un divorzio, di un trasferimento
all’estero, riuscire una mattina
a spalancare porte e finestre
come quando si abbattono tramezzi
si incalcinano i muri, si restaura,
e cominciare a togliermi di torno
tutto questo ciarpame.

referti


Sabato dedicato a pagamenti
di bollette scadute multe ed altri
balzelli di cui ignoro la ragione
e l’esattore. Poi, previa altra fila,
il ritiro tardivo di un referto:
ho una zona ipodensa sotto un dente,
per l’esattezza una zona ipodensa
periapicoradicolare.
Potrebbe essere un canchero maligno,
o anche no (una volta la morte
si annunciava con affezioni
dai nomi assai più corti). Per finire
il pc mi segnala all’improvviso
una violazione di condivisione.

Non mi resta che riferire in versi
(refertare?) di questa mia ignoranza
del mondo, con parole, se è possibile,
un po’ meno misteriche.

il fotoamatore


Monto il grandangolo o il tele,
secondo l’estro. Dipende
da ciò che non voglio vedere.
Oggi mi allontano, ma domani
potrei andare a caccia di farfalle
(e fiori e bacherozzi) col mio nuovo
bazooka. Lascio fare all’autofocus,
che è insensibile e cieco come me
e di entomologia e di botanica
ne sa meno di me – Ma non importa:
quando zoomo le donne mi guardano.
Sono davvero molto ben dotato
come fotoamatore.

 

fine dell’estate?


Il cupo, interminabile temporale,
le brutali ventate
di ieri, le sirene dei pompieri
accorsi a sgombrare la nazionale
degli alberi sradicati.

Ma io non mi rassegno.
Patirò il freddo anche stanotte,
nudo sotto un semplice lenzuolo.

Il meteorologo in televisione
la dichiara finita – finita.
Temperature in picchiata,
assicura il telegiornale.
E mostra gli ombrelloni ammainati
su una spiaggia adriatica.

Eppure non mi rassegno.
Non oso telefonare
a mia madre – che non mi dica
che anche laggiù è finita.

scrivere


Preferisco leggere, la sera.
La scrittura oramai
non è che un videogame, e non a caso
non so giocare senza una tastiera.
A ogni livello aumentano le trappole,
gli handicap, gli accidenti.

Oltre alle solite (il caldo, la pigrizia,
l’assenza d’avvenimenti)
m’impacciano altre noie, altri tormenti.
E poi le solite scuse, come il dirsi
che non serve a niente, o la coscienza
d’avere speso la massima parte
del tempo della vita, la migliore,
e che non c’è più tempo da scialare.

Ma una voce benefica e maligna
mi incita, mi sfida:
provaci adesso, prova
così, senza l’amore, senza una pena,
senza scopo alcuno – Prova
a star seduto sei ore
con questo mal di schiena – Se sei bravo,
prova, ipocrita, senza parole.

the day after


L’annuncio fu dato il giorno prima,
al telegiornale delle otto.
L’ondata era prevista per l’indomani.
Dopo il ciclone in Birmania
e il terremoto in Cina
una nuova catastrofe: l’estate.

Allarme-caldo! temperature
superiori alla media stagionale!
Incendi canader spiagge affollate
turisti sudati a Roma e a Firenze,
rischio di morte per bambini e anziani
e per chi ha problemi di cuore.

Oggi fa un po’ meno caldo, si rifiata.
Un paio d’anni fa o tra due anni
sarei crepato, non l’avrei scampata.

E lei, povera infante,
sarà sopravvissuta?

gli ipocriti

Come puoi disprezzarli, gli ipocriti,
e con loro essere sincero?
Hanno occhi così mansueti!
Ti guardano dritto negli occhi, mentre ti spiegano
col cuore in mano, con disinteresse,
che la loro intenzione era onesta,
che hanno rischiato la gogna e la proscrizione
solo per voler essere giusti.
Puoi forse dubitare
che non abbiano agito a fin di bene?

Se dice male di tutti
meno che di te e di sua madre
(lo sanno tutti che ti vuole bene),
l’ipocrita non è malevolo.
Non calunnia non, sparge zizzania,
non rende falsa testimonianza,
non diffama, non mente.
Anzi, è così franco in quel momento,
così schietto, con te! Perché è sicuro
che quel segreto resterà tra voi
è non sarà tradito.

E tu che abbassi gli occhi e acconsenti
non puoi più liberarti dalla pania
di quella complicità.
Del resto sei d’accordo, per metà,
col fatto che voi due – tu e lui –
siete, dell’intera umanità,
l’unica parte decente.


Sono apatico, ingrasso. Ho sempre sonno,
non c’è libro che non mi sia letargico.
Mi duole ogni giorno qualcosa, ed è una scusa
per non fare, non scrivere, ignorare
le piccole scadenze micidiali
che aumentano giorno dopo giorno
il debito e maturano il protesto
dell’inesorabile cambiale.

Somatizzo non so che cosa.
Forse la campagna elettorale.
Digerisco male, ho un peso
all’epigastrio, dove fanno grumo
aspirazioni, amori – ideali, forse.
Ah, l’orribile faccia inceronata
del Malefico Ipocrita che ammicca
come Riccardo Terzo (“fu mai
una donna sedotta
in tale condizione?”).

Se avessi soldi, giuro, me ne andrei
in una beauty farm, a dormire
nel morbido letto di fango
di una stazione termale,
in un denso Lete di vapori
sulfurei. Non sopravviverò
fino all’election day.