Disturbi del sonno

Queste farfalle minuscole
che vanno volitando per la stanza,
polverio di sogni che dileguano,
difetto della retina, visione
imperfetta o fallace
nel silenzio notturno:

chi sa se le ha svegliate
la luce dell’abat-jour,
o se invece la luce li atterrisce
e soltanto nel buio sono vigili.
E io, di che ho paura, per quale sogno
o lampo di magnesio dentro il sonno
mi sveglio con questo batticuore?

Devo ricordarmi di comprare
un insetticida, uno spray
repellente, un rimedio
alla magagna. C’è qualcosa,
qualcosa di guasto dentro i libri
dormienti, o in qualche stipo.

prima del risveglio


Impaniata nei sogni, affaticata
da peregrinazioni senza fine
per ignoti quartieri e casamenti
in rovina, la mente si accanisce
su un’assenza che incombe, una lacuna.
Cerca ciò che è perduto: un taccuino,
un nome, forse un civico e una targa,
un post-it, un memento.

Mancherò a una promessa, farò tardi
ad un appuntamento, né m’aiutano
i casellari d’infiniti archivi,
il pc, il cellulare: su ogni pagina,
su ogni scheda e display è una fatale
cancellatura, una macchia nera
che cresce come per un’erosione
intima, per un cancro che fermenta.
e-mail Indirizzari sms
risucchiati a milioni in un vacuolo
che si allarga, diventa un maelstrom
universale.


E’ stato faticoso stamattina
districare il racconto dal garbuglio
dei sogni, risalire dagli abissi
verso un varco di luce, una carena
di una barca in attesa.
Sirene mi chiamavano, alghe torbide
m’avvincevano i polsi e le caviglie.
C’era come un’urgenza e un rifiuto
di ricapitolare e ritrovare
l’epilogo, la nota trafittura,
il sollievo e la pena del risveglio.

 

non sono sogni


Le lettere che mi spedisco, come le chiami,
e che mi recapito ogni notte
dalle quattro alle cinque – tu sostieni
che m’impedisco di aprirle – ma lo vedi,
non mi curo neppure di cifrarle.
Non sono veri sogni,
te ne faccio il racconto al telefono
come di viaggi e sperdimenti reali.
E tu ch’eri con me, guida e compagna,
sai già dov’ero, in quale stazione
e per quale disguido.

Reali sono i grovigli d’incroci,
le peripezie gli abbandoni,
le irriconoscibili macerie
della mia casa, le città informi
e i lutti e le persone. Mi ricordo
persino i fatti: accaddero di giorno,
un giorno, e li rimemoro
ogni notte, senza pietà.

Nessun arcano messaggio,
nessuna premonizione se non questa:
tutto è accaduto, niente accadrà più.
E tu, amata e sempre presente,
specchio fedele, mio sguardo severo,
non sei altri che tu, ombra perfetta,
mio doppio altero, mio travestimento.