Necrologio tardivo

(A massàr Totò, alcuni anni dopo la sua serena dipartita)

Vecchio ortolano, quasi ce l’hai fatta
a festeggiare il secolo e il millennio,
tu, per l’anagrafe nato in agosto
ma per tua madre il mese di gennaio
del milleottocentonovantotto.

I tuoi figli, ridotti ormai a sette,
alleviati di colpo dal dovere
di venire a Natale da lontano
a baciarti la fronte cieca.

Dei tuoi quasi cent’anni, unica gloria
della tua lunga vita, ricordavi
pochi istanti oramai, poche persone.
Come un uccello svegliato da un tuono,
talvolta erano acuti nella notte
i sensi pigri, e da una guerra all’altra
atterrita correva la memoria.

Poi ti placavi e come nel sonno
raccontavi di prodigiose annate
e delle grame, delle grandinate.
Di feste e matrimoni e funerali,
di eldoradi e deserti, di muli
azzoppati e di bai impennacchiati.
Ah quei carretti carichi di broccoli,
muluni, fasulina, milingiani!

Fu proprio un bel regalo di Natale
per i tuoi sette figli ormai brianzoli
evitar loro il fastidio e la pena
di venire due volte lo stesso anno,
andartene il giorno di Natale.

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