Dovrei andare a letto più presto

Tanti sono i suoni e le parole
che ho udito in questa giornata, nella mia vita.
E tutti stasera insieme suonano,
consonano, riecheggiano, risuonano,
folti come l’aria che m’assedia.
Non è fatta che d’aria ogni parola
che fu detta, ogni voce, d’ogni cosa
che respiri o si muova, o che taccia;
eppure, come parla, e come suona!

Ha un suono il mare, il vento, la pioggia,
il silenzio, la notte illune,
il telefono muto – e i ricordi, specie
quelli tristi, quando l’orecchio
fischia perché qualcuno pensa a te
o perché hai un’otite procurata
dall’aria condizionata.

Ha un suono il muschio sulla pietra,
seppure solo udibile
dagli insetti minuscoli, hanno un suono
le parole che non senti più
e non dicono nulla. Hanno un suono,
un sibilo, un rumore bianco,
gli elettrodomestici spenti.

Ha una voce ogni cosa che tace,
un insetto che striscia, la zanzara
immobile, in agguato tra le pieghe
della tenda che fruscia se pure
la finestra è sbarrata
e la notte è serena.

Specialmente ciò che fu detto
da chi ora tace, né parlerà più,
ha un suono, una voce che non cessa
e persiste nel sonno,
se mai riesco a dormire.

Il cuore che batte così forte
da infastidire l’insonne,
il respiro, il cuscino ciarliero
come non fosti mai, tu che una volta
vi posavi il capo: hanno parole
che non saprei trascrivere, se pure
le sapessi inseguire.

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