non sono sogni


Le lettere che mi spedisco, come le chiami,
e che mi recapito ogni notte
dalle quattro alle cinque – tu sostieni
che m’impedisco di aprirle – ma lo vedi,
non mi curo neppure di cifrarle.
Non sono veri sogni,
te ne faccio il racconto al telefono
come di viaggi e sperdimenti reali.
E tu ch’eri con me, guida e compagna,
sai già dov’ero, in quale stazione
e per quale disguido.

Reali sono i grovigli d’incroci,
le peripezie gli abbandoni,
le irriconoscibili macerie
della mia casa, le città informi
e i lutti e le persone. Mi ricordo
persino i fatti: accaddero di giorno,
un giorno, e li rimemoro
ogni notte, senza pietà.

Nessun arcano messaggio,
nessuna premonizione se non questa:
tutto è accaduto, niente accadrà più.
E tu, amata e sempre presente,
specchio fedele, mio sguardo severo,
non sei altri che tu, ombra perfetta,
mio doppio altero, mio travestimento.

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