amore


A contarle, le volte che mi dici
amore, persino tu
che sei brava coi numeri
perderesti il conto, amore mio.

Però dovresti solamente dirlo,
giammai scriverlo, amore, che mi ami.

Dell’amore non si dovrebbe scrivere.
Quella parola, non dovresti, amore,
scriverla in migliaia di sms.

Ciò che è scritto rimane, amore mio,
mentre l’amore, amore,
è così volatile (non ridere!).
Invano tentiamo di avvincerlo
coi lacci disperati degli avverbi
(ti amo tanto, ti amo davvero…).

Posso dirtelo a voce, sussurrartelo
dentro il piccolo orecchio, nella bocca
sulla nuca e dovunque ti solletichi
il mio fiato: ti amo (tanto, sì).
(E poi mi piacci, sì, con tante c).

Non so scrivere più dell’amore,
specie di quello che tu dici dolce
e vero. Per antica consuetudine
col disamore, sono arcigne e torve
le mie poesie d’amore – e poco adatte
a questo nuovo amore.

Ma l’amore, l’amore nei tuoi occhi
mi guarda con tanta dolcezza,
con tanto amore, e le tue parole
sono così benevole (la cosa,
ti assicuro, non è per me usuale),
e io ti amo tanto, ma così tanto
che rischio anch’io di scriverlo, senz’ombra
di dubbio e di fastidio, che ti amo.

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