Non è mai pieno il piccolo cestino,
questo incommensurabile cratere.
E’ un pozzo senza fondo, un buco nero,
e niente sfugge al richiamo
della sua bocca immobile,
alla sua inesorabile attrazione.
Quanti secoli e storia, quanta folla
di poeti e musici e profeti
viene sospinta qui, di-scaricata
su questi lidi, downloaded
e specialmente uploaded!
E quanto ho scritto in tutti questi anni!
Ma il cestino è ancora più capace
delle mie innumerevoli cartelle,
dei quaderni infiniti,
della sterminata biblioteca.
La Macchina non è che il tritacarte
d’ogni esistente, e tutto
è per lui, per il trashcan.
I libri e i quaderni e le scritture
e ogni altra transeunte apparenza
(le musiche i filmati
i contatti i pallidi avatar)
qui non hanno esistenza
che per la loro unica e inflessibile
vocazione: di essere inghiottiti
dal divino immutabile Cestino.
Che dire? È la vita!.. commenterebbero al bar giocando a scopa.
Sì siamo tutti destinati al Cestino. Cestinati per destino.
Anche se talvolta qualche cosa riemerge e ci sorprende, o resiste in luce un po’ più a lungo. Magari per sbadataggine.
(forse non avresti scritto questa poesia, se non ti fossi sentito sull’orlo del cratere, tu e i tuoi archivi…)
Divertente e inquietante. Argomentazioni telogiche credibili.
In effetti l’unico contenitore ineliminabile è il cestino.
naima
Speriamo di non essere cestinati troppo in fretta.
(ho molto apprezzato la tua intelligente ironia)
grazia
E’ vero, Anna: qualcosa riemerge. C’è speranza, finché il cestino non sarà svuotato.
Infatti, Naima, il mio è un discorso rigorosamente teologico.
Io mi sono in gran parte cestinato, Grazia. Qui siamo già dentro il cestino.