Mormorazioni paramistiche notturne

[segue…]

Ma una sola, tra tanti canti e suoni
e clangori e blablà e filosofie
fuse insieme nel sogno incessante,
nel silenzio sonoro – una sola
è la sorgente, il germe d’ogni parola,
suono che accende ogni suono: la Parola.

La conobbero forse certi maghi,
o i bambini la sognano d’estate:
quel soffio, quel mantra, quel fiat
che soffia sulla brace delle stelle,
sulle sfere che dissero sonore,
e spalanca la terra, dove i demoni
dormono il sonno dei minerali
che attendono la luce per brillare.

L’universo, che ha tanti tasti e suoni,
e non soltanto per il nostro orecchio,
ha pure un suo riposto interruttore,
simile a quello che cerco a tentoni
sul comodino ingombro di libri:
l’illusione può esserne accesa
e spenta, come lo sguardo
di chi si sveglia e addormenta.

E’ un suono mormorato, due o tre sillabe,
ma smuove i cieli più che cento salmi
gridati, più che il sofferto,
lungo invocare del santo sillabato
goccia a goccia alla terra come sangue.

L’uomo che possiede quella chiave
può saziarsi di cibo, bere vino
e bestemmiare, ma al suo comando
un angelo accorrerà
e come un falcone ammaestrato
si poserà sul suo braccio,
recandogli il potere, noto a chi
è simile al pensiero e vola e varia,
di creare e dissolvere universi
quasi fossero sogno – perché sono
sogno favola flatus
aria.

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