Dichiarazione (di poetica)

Tutto cospira a privarmi
di te, del poco che di te rimane
qui, in queste parole.
«Cambia musica», dicono gli amici,
«suona un’altra canzone».
Ma a quale causa eletta loro, o il mondo,
ambiscono di guadagnarmi?
Io non son buono a nulla, non ho ambizioni.
Solo questo so fare: poesie
che invocano (e disperano di)
una sola, profana salvazione.

Mi chiederanno un giorno,
quando sarò morto, o anche prima,
quale fuoco m’abbia mai acceso
ad alcuna mia impresa. Io non arrossirò
rispondendo che fu il desiderio
di scopare con te ancora, ancora.

Lo ribadisco: in niente trovai ragione
a questo mio disporre in assidue file
le parole, in ranghi compatti
e pronti allo sbaraglio – in nessuna cosa
possibilità di riscatto,
miraggio di perfezione,
fuorché nell’abbaglio per cui ti vidi,
difettosa e malfatta come sei,
seducente sopra ogni cosa
– o mia dolce mia dolce illusione,
paradigma perfetto, in quell’inane
vaneggiare cantare maledire,
d’ogni guerra e (umana) passione.

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