Doni rustici

Il buon vino nostrano che Minolfi
chiamava vino di vigna,
recatomi in dono però
alle sei di mattina in una tanica
di plastica – e l’olio,
olio d’oliva d’olivo,
scuro, denso. E le bacche di gelso
da mangiare all’alba a digiuno,
come da rigorosa prescrizione
della mamma, e olive nere
condite con quell’olio.
E origano e peperoncino
e pecorino pepato
e pomodori secchi fragranti,
sott’olio anche quelli: tutto ciò
portai alla mia ragazza veneziana
in un trolley bisunto.
Ah, era sempre più bella!
Ma lei: “Cosa vuoi farti perdonare?”.
E poi: “Sei un coglione:
guarda, mi hai sporcato la tovaglia”.

Nel lavello in cucina
c’erano due vasetti di yogurt vuoti
e niente sotto il nero baby doll,
a parte la coda di paglia.

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