stalking (1)


I crimini e gli sport
oggidì si declinano in inglese,
e noi cocciuti italiofoni non capiamo
quanto siano estremi e perniciosi.

Io ignoro, per esempio,
se [to] stalk esprima meglio
la nozione di caccia (alla volpe)
o il fare la posta (al coniglio).

Però mi rendo conto
che sì, ho fatto cose discutibili:
m’illudevo che il caso meritasse
discussioni e dibattimenti.

Tuttora sarei perseguibile,
il reato non è ancora prescritto.
Per fortuna e prudenza ogni prova
venne distrutta dalla parte lesa.

La pena fu scontata, a dire il vero,
ma il caso non è menzionato negli annali.
Nessuna traccia di attori, testimoni,
movente. E quanto al reo,
gli fu ingiunto di non esistere.

Ci sono cose che non finiscono
soltanto, com’è destino d’ogni cosa:
pur accadute, vengono abolite,
nientificate come una parola
cancellata dal monitor,
come il disegno malvagio e inattuato
di un reprobo che si ravvede.

Neanche nel ricordo di chi vive
vivono più, e la vita
ne è monca, diminuita.
La solitudine non è essere soli,
è quest’assidua menomazione.

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