Agonia

Ma che hai, Chenzia, Kenzia,
Howea belmoreana
o come diamine ti chiami?
Perché le tue belle palme verdi
aperte fiduciose,
le tue lunghe foglie spadiformi
si afflosciano intristiscono
e si accartocciano poi
come dita di arti paralitici?

Ti ho dato troppa acqua? Troppo poca?
Ti hanno bruciata d’inverno i caloriferi
o ti assidera il condizionatore
nell’estate improvvisa?
Taci. Lo so, non hai abbastanza luce
di giorno, e ti spegne la luce
delle lampade alogene, di sera.

Vuoi un fertilizzante? Un funghicida?
Uno delicato spruzzo sulle foglie
col nebulizzatore? Una carezza?
Vuoi un cielo arboreo, farfalle,
uccelli e verdeggianti compagnie
da sottobosco tropicale, e fiori,
qui, nella casa di un vecchio?
O che ti lasci agonizzare in pace
senza altri conforti che il silenzio
e la penombra?

Abbasso le persiane,
c’è troppo caldo. Dormiamo.

2 commenti su “Agonia

  1. Promemoria per lo smemorato poeta: questa prosegue o chiosa la precedente. O ne è un rifacimento. O addirittura, al contrario, la precedente è chiosa ed esplicazione di questa.
    Belle tutte e due.

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