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Quella data in cima ad ogni pagina
del mio sempre più rado diario in versi
non dice nulla di ciò che accadeva
quel giorno, in quella stagione.
Gli stessi versi paiono ignorare
la ragione di certi malumori
o patimenti, e il loro ozioso autore
quasi non ha cognizione
di quali fatti siano il racconto.

Sembra che quelle orfane parole
in molti anni siano state
i soli, magri avvenimenti. Eppure
al loro opaco accadere
conseguiva qualcosa, la chiosa
di un lettore benevolo, una carezza
che a volte suscitava nel cadavere
come un sussulto di significato.

6 commenti su “Commenti

  1. L’ozioso autore è anche alquanto smemorato, a quanto pare, o finge di esserlo. Comunque di solito nelle tue poesie si intravedono molto bene ragioni e fatti e situazioni che le motivano. Se ne può ricavare una storia.
    Forse, semplicemente, alcuni di quei fatti e ragioni e situazioni ti sembrano lontani, non più presenti e attuali, un po’ estranei. O forse dietro certe poesie c’erano anche altre ragioni, diverse da quelle alluse, ragioni mascherate in parte.

    • Eccolo il vero avvenimento
      di cui conservare memoria:
      il tuo commento. Il resto
      si appannerà come il rame
      che pareva oro, anche stavolta.

      Il luccichio durò un paio d’ore,
      finché mi affannavo a lucidarli,
      questi versicoli che già l’indomani
      sono opachi, non dicono più niente.

      Dovrei leggerli fose in altro modo,
      non cercarvi fatti e situazioni,
      ma solo la mia ostinazione
      a voler trovare le parole
      per raccontare ciò che non meritava
      d’essere raccontato.

      Primum vivere, deinde scribere…
      Fossi meno vecchio, meno pigro!

  2. Boh! Si è scritto tanto in proposito. Io vorrei vivere all’aperto. A volte la scrittura è un surrogato.
    È comunque il mondo è più grande dei qualsiasi monitor o display.
    Scriverò dei versi sul tema, usando le stesse parole che scrivo qui.

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