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Nostos
(Le mie ferie e le tue in Magna Grecia)

A Itaca
io ci torno ogni estate,
mille e cinquecento chilometri d’autostrada.
Ma adesso ho la macchina nuova,
climatizzata.

Si parte che è ancora notte
e si arriva di sera: attraversiamo
molti paesi dell’Esperia e tanti
perigli e mostri affrontiamo: i tir, gli svincoli,
lavori in corso specie nelle calabrie,
le curve a centotrenta.

Scarichiamo i bagagli e poi
due cose da fare subito,
antiche come la terra: strappare via
l’erba dai muri secolari
e procurarsi l’acqua. Ma dovrei
svegliare i vicini o andare giù in paese
solo per telefonare
all’uomo dell’autobotte.

Rinviamo tutto all’indomani,
quando, aspirata la polvere
imparziale e austera, che non lascia
distinguere la plastica dal legno,
la luce del giorno ci rivela
che tutto è a posto e niente ci mancherà:
brocche e crateri con i fiori secchi,
scheletri di selle appese ai travi,
il Baygon (indispensabile), i cavagni
di canna, le sedie di Auchan,
il tavolo di pietra e l’abbronzante
a tripla protezione e falci e zappe
e tridenti e steariche e falene.
E i molti libri tascabili estivi
e i pochi impegnativi, imparzialmente
deformati dall’umidità.

Siamo di nuovo a casa, cara: niente
è al posto giusto.

Hai scelto e scartato con cura
gli arredi e i comfort: no
al telefono e alla televisione,
sì al frigorifero e al bagno con scaldabagno.
Hai stabilito e sai con sicurezza
cosa disturberebbe il capriccioso
genius loci, e cosa gli piace.
Se provo a ribellarmi, perché è atroce
privare un uomo del telegiornale,
minacci di cambiare rotta e climi,
di tradire la tua Sicilia
(non certo la mia) per il Tibet
e le Maldive.

Avrei da opinare che i miei avi
non leggevano libri in luglio,
ma mietevano il grano senza creme
preservative.

 

I topi nel parmentu

I topi e noi non ci disturberemmo,
ci daremmo il cambio: noi d’estate,
loro nelle altre stagioni.
Hanno abitato qui per tanti anni
che potrebbero essere loro
proprietari per usucapione.

E in fondo una casa così
è a misura di topo: anfratti, crepe,
vecchi legni per panche,
tavole mal commesse sui tronchi.

Questo inverno, il più lungo per loro
dai tempi della spagnola,
hanno fatto più che da padroni.
Migrati dalle campagne confinanti,
sfuggite a belve satolle ma crudeli,
ai gatti posti a guardia dei villini,
trovarono scampo qui,
nell’unica casa somigliante
alle case di cui hanno nozione.

Riconobbero subito, i topi,
le tane dei loro avi.
E io, sopravvenuto,
sarei stato clemente
con loro come coi ladri (li conosco!).
Ma s’erano mangiati i fiori secchi,
i materassi a molle, i libri, i manici
delle scope, e, come dessert,
da veri intenditori,
l’asciugamano firmato pierre cardin.

E così un mattino hanno trovato
sotto la cassapanca
un cibo prelibato. Avvelenato.

24 commenti su “Articolo successivo

  1. Meraviglia, Giovanni è tornato!
    Venite, o popoli, è tornato Giovanni, Giovanni ha bloggato!

    Molto bella (sic) la caudata crudeltà della seconda poesia.

    (Spero che rififi non si azzardi mai…)

  2. Oh, che bella sorpresa stamattina: Giowanni!
    È un grandissimo piacere già solo rileggere cose tue, nuove, riconoscere il tuo modo.
    Per di più queste due poesie complementari sui mixed feeling del ritorno a impossibili Itache sono particolarmente avvincenti: letteralmente ti prendono nel loro intrico di pietà e crudeltà, nello specchio della loro amarezza…
    Grazie, capo.

  3. No, sto bene, benino
    Non è il cibo attoscato
    Che m’ha fulminato
    M’alzo tardi il mattino

    Ma ci vuole n’ombra de vin
    Per digerire il Piercardin

  4. Arden, se io riuscissi davvero a raccontare con leggerezza il dolore del ritorno (o dell’impossibile ritorno), l’esilio sarebbe meno amaro ;-)

    Anyanka, pensavo che lo sfidanzamento (peraltro unilaterale) fosse definitivo. Sai, un po’ ci ho sofferto, in effetti. Io, comunque, non ti lascio e sono contento che tu voglia ancora leggermi.

    Topo, spero sopravviva almeno il topo sapiente, nel parmentu di Naima.

  5. Ma dai? Eheheheh… ma se non commenti più nulla… o quasi…
    Comunque io faccio un giro da queste parti praticamente ogni giorno, spero sempre nei tuoi scritti! Kiss

  6. a volte per non riflettere troppo ascolto la musica, a volte mi costringe a riflettere lo stesso…
    oggi ho ascoltato questa bellissima canzone del seicento il cui testo mostra Cristo in luce umana, un uomo, la sua amante, il dolore, la perdita, la separazione…

    la speranza del futuro rincontrarsi che dà scarso sollievo
    la vita insomma è ora

    G. Frescobaldi SONETTO SPIRITUALE (Maddalena alla Croce)
    A piè della gran Croce in cui languiva
    Vicino a morte il buon Giesù spirante,
    Scapigliata così pianger s’udiva
    La sua fedele addolorata amante,
    E dell’humor, che da’ begli occhi usciva,
    E dell’or della chioma ondosa errante
    Non mandò mai da che la vita è vita
    Perle, od oro più bel l’India o l’Atlante.
    Come far, (dicea) lassa o Signor mio,
    Puoi senza me quest’ultima partita?
    Come, morendo tu, vincer poss’io?
    Che se morir pur vuoi; l’anima unita
    Ho teco (il sai mio Redentor, mio Dio)
    Però teco haver deggio e morte e vita.

  7. Bentornato Giowanni! Grazie per il golden post ma, a quanto pare, ti dovrei offrire una cena: carne o pesce (o tutti e due)? :-)

  8. Ciao Giowanni e tutti. Ho traslocato perché ho questo sito e voglio cominciare ad usarlo. Al momento commentare è complicato; quando riuscirò ad usare un software di blogging personale invece di Blogger andrà meglio.
    Sulla lettura dei best-sellers: spesso si legge per lavoro e per dovere; di frequente si legge “impegnato”; a volte si legge per evasione. L’importante è stare bene…

  9. Rientro tra gli amici del blog e che ti trovo? Giovanni redivivo! che bella sorpresa: e siccome in un certo senso sono rediviva anch’io stappo con te una botiglia del migliore champagne (quello di Peppino di Capri…) e brindo con allegria. Ciao, le poesie sono bellissime, sei un grande.
    bertolina

  10. Ah, dimenticavo: la storia del semaforo mi sembra divertentissima, oltre che tecnicamente mirabile per una imbranata come me. Cercherò di seguire le istruzioni, ma data la grande affluenza dei tuoi ospiti mi sa che mi limiterò a scribacchiare dalle mie parti, per ora.
    Riciao
    bertolina

  11. Grazie, grazie.
    Al3sim, grazie del ringraziamento. Ti condono il debito.

    Cristiano, non c’è nessun discorso da fare al di fuori della nostra realtà, né in versi né in prosa.

    Nupi, se ho capito bene la metafora, spero che i porti siano quelli giusti.

    Bertolina, bentornata. Adesso il semaforo è verde, come vedi. Che ne diresti di postare una bella poesia?

    POSTATE PURE, NON FATEVI INTIMIDIRE DAL SEMAFORO.

  12. Ehi, Gian, hai preparato carteggi e foglietti? Ricorda: 17 febbraio, giovedì prossimo, a Roma, via del Commercio 36. C’è il comunicato stampa ufficiale.

  13. Me ne ricorderò, Mauro. Ma devo ancora scegliere cosa leggere.

    “Parmentu”, missy: dalle mie parti si chiama così. Se sei in Sicilia in estate, ti ci invito (col permesso della padrona di casa).

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