Avevo scritto l’intestazione, la data e l’oggetto: domanda di trasferimento. Poi, sullo stesso foglio, ho scarabocchiato alcuni versi, che ora provo a trascrivere. Da allora sono passati alcuni mesi. Suppongo che il termine di presentazione della domanda sia scaduto.

 

Quale sarà la patria
delle rondini? Il cielo
del loro primo volo,
o la grondaia che difenderà
la loro povera cova?

Non ricordo più quando e dove
sono stato felice.
E non so, certe sere,
di cosa ho più noslalgia,
se d’Itaca lontana,
degli occhi di Nausicaa
o del culo di Circe.

Questa terra straniera
non cresce il carrubo e la palma?
Pianterò basilico e patate.
E se muoio, non voglio si spendano
euro o dollari o lire
per traslare la salma.

Vorrei che del mio ultimo trasloco
nessuno si sentisse sollevato
o dichiarasse afflitto.
Crematemi, e buttate le mie ceneri
nella terra del potus
che pende dal soffitto.

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