Luglio 1997

All’ombra del gelso bianco
la zia Santina con gli ultimi denti
mastica avemarie.
Alvise sulla sdraia pare dorma.
Sogna di fionde e nidi da predare
biascicando ambarabàcicìcocò.
Tre civette, sorelle e cugine,
prendono il sole in topless. Dalla collina
il limitante le guarda col binocolo.
Marino (che qui è un cognome)
non impedito dall’enfio pancione
pieno di vino e fegato cirrotico
raccoglie pietre per il muro a secco.
Il cane del vicino
fa strage del suo prezzemolo.
In autunno il muro
sarà abbastanza alto, e certamente
lui morirà in inverno.

All’ombra del gelso bianco
scrivo i versi di sempre (amari, dicono).

Ciascuno con il suo mantra
è solo. Ha un suo desiderio
e non lo può dire.

Agosto è vicino. A sera
una stella si fionda
dietro la collina.
Il desiderio di ognuno
tutti sanno qual è.

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