Eraclea (appaesamento)

Di qui devo già essere passato,
se non l’ho sognato, o se non fu
in un’altra vita. Lo conosco,
questo muretto longitudinale
che taglia in due la spiaggia.
Il bosco, i bungalow,
il parcheggio, i soliti divieti
ai non residenti, o ai non paganti.

La pineta, il chiosco, i due gelati
(tu al cioccolato, io all’amarena),
vecchissimi turisti raggrinziti,
il senegalese che spaccia
accendini e pareo variopinti.
E questi moli che si protendono
verso il largo e lungamente pettinano
onde verdi e turchesi.

Eraclea Mare, eraclea Minoica,
l’agrigentino e le foci del Piave:
ormai sono un medesimo paese
nel cuore che ritrova a poco a poco
il suo oriente perduto, il suo paesaggio.

Poi, nel pomeriggio, s’alza il vento.
Un tumbleweed riprende
il suo viaggio indeciso,
rotolando lieve sulle dune
alla ricerca di una cuna umida,
di una campagna verde.

Ma tutto alla mia età è déja vu,
e ogni luogo è la patria. Specialmente
se la donna che mi accompagna,
sotto ogni cielo, sei tu.

4 commenti su “Eraclea (appaesamento)

  1. … la donna che mi accompagna,
    sotto ogni cielo, sei ancora tu.

    Soluzione elegante per evitare equivoci e gelosie.Complimenti.

  2. Bella, Giovanni. Non so commentarla: mi limito a rileggerla. Ogni commento non può che essere superfluo, poiché la ariosità un po’ sognante della poesia che così bene, con tanta lievità, unisce la descrizione di un pomeriggio al mare con il sentimento della vita non può che appesantirsi nelle parole che volessero sottolinearla.

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