Pulizie d’autunno

Ho tenuto per anni inscatolati
dentro e sopra gli stipi e sotto il letto
non so che libri e carte e masserizie.
E in canti mai frugati dalla scopa
càpita di trovare, grazie a insolite
pulizie intraprese per pigrizia,
cose che non sospettavo di aver scritto
e utensili improbabili, soprammobili
che non ricordo di aver posseduto.

Non so che sia l’amarezza
o il disprezzo di chi butta via
vecchi maglioni stoviglie sbreccate,
né la pazienza del catalogare.
Provvede il disordine a nascondere,
dissipare. E l’oblio a cancellare.

Io posso solo perdere, disperdere,
abbandonare al suo disfacimento
con negligenza imparziale
il consunto l’usato il disusato
e occhiali nuovi, libri mai letti.
Il numero su un foglietto di una tale
che corteggiavo e regali
mai spacchettati, non so da chi regalati.

Non era in previsione un inventario,
tanto meno un trasloco. E ora non so
dove mettere, in quale scatolone,
cassetto o pattumiera,
queste mutande di pizzo nere
simili a polverosa ragnatela
non so da chi lanciate sull’armadio.

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