mamma in abito da foto

Balbo. Questo il nome del fotografo
del paese. L’insegna Foto Balbo
durò per sette o più generazioni,
e mai vi fu in tutto il circondario,
ad Aidone a Ramacca a Mazzarino,
a memoria d’alcuno, altro fotografo
che fotobàlbo (fino al dopoguerra,
poi si estinse coi Balbo l’arte loro).

Lei aveva diciott’anni, diciassette.
Era il quarantatrè – o il quarantacinque?
Da sette mesi si era fidanzata,
o forse otto (la memoria sgarra,
a questa età). Era tempo di guerra
e l’abito era di cotone autarchico,
non di seta o di lino (il teritàl
non esisteva ancora). “Lo sai”, dice,
“chi era il mercante? Quello
tra via Umberto e via Garibaldi,
il nonno di una tua (non lo ricordi?)
compagna di liceo.”

Lei stessa fece poi l’imbastitura:
“con queste mani. Ci vedevo, allora,
infilavo l’aguglia ad occhi chiusi,
con questi occhi che erano grandi
ed ora, guarda, sono due pertugi”.
Era bella, era snella, e l’abitino
le stava come alle signorine
dei calendari: di colore avano.
E sotto aveva, ma non si vedeva,
un reggipetto bianco che pareva
di mussolina.

Quando fu pronto, mia nonna le disse:
“Si va da Balbo.” E intanto computava
con le dita i parenti dello sposo
e i propri: venticinque stampature,
più la stoffa, due lire e mezza al metro,
le scarpette coi fiocchi, la borsetta,
la permanente. Calcolando il tutto,
la spesa superava di sicuro
venticinque carrate di verdura.

Ed eccola, la foto: la conosco
da quando stava sopra il canterano
insieme ad altre, quella di mio padre
in un uniforme da sergente, e quelle
d’altri parenti – morti pure loro.
Vi campeggiano ora, ma a colori,
il Defunto intristito (era già anziano),
una sorella e i quattro miei nipoti.

Balbo ha disposto intorno i bianchi ombrelli
e l’ha ben istruita: “Stia più dritta!”
Com’è ubbidiente lei, com’è compita!
Spinge una tenda indietro, quasi emersa
da oltre il sipario di un varietà,
l’altra mano aggrappata alla borsetta.
“Sorrida! Alzi la testa, signorina!”
E lei allunga il collo, il pio sorriso
smarrito, i grandi occhi spalancati,
spaventati dal lampo di magnesio.
Com’è gracile e sola, e com’è bella
in quell’incerto, trepido debutto

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