passeggiata a Giare

Giare – Questa fila di capanne
che non sono capanne ma cavane,
lungo il canale che non è canale
ma esso stesso mare, anzi laguna,
tanto è incerta la striscia di terra
che lo separa dalla barena.
E questo, all’altro lato della strada,
è un campo di rape, esattamente
di ravizzone – sì, ricordo il nome
che m’insegnasti: brassica campestris.

Ripasso la lezione: il ravizzone
è questo giallo mare luminoso
solcato da scriminature verdi
di non so che altra erba; le capanne
di legno scuro, dal tetto di canne,
si chiamano cavane (sì, ricordo).
E le canne non sono proprio canne
ma grollo (graminacea:
puccinella palustris).
No, non conosco la derivazione
del toponimo Giare,
nè la direzione per Oriago
di Mira, Borbiago di Mira,
Gambarare di Mira: dimmi tu
e conducimi, Arianna, ottima guida.

Fa che io non sia straniero in queste lande
di terre e d’acque – indicami, insegnami
il luogo dove vivo da vent’anni.
Qual è il Bacchiglione, quale il Brenta
in questo intrico di fiumi e canali?
E Marghera dov’è, dov’è Venezia
in questo mare che non è il mare?

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