Disordine

C’era qualcosa di urgente da fare
stamattina, ma non so più cosa
e perdo tempo in un surfing inconcludente,
consulto qualche quotidiano online,
scribacchio versi, tento invano le corde
dello strumento scordato.
Poi per ore mi affanno
in faccenduole domenicali.
Rimesto mucchi di maglie infeltrite,
annaspo tra libri e cianfrusaglie
come con l’intenzione di rassettare,
o di anticipare lo scompiglio
del prossimo trasloco.

Spalanco le ante dell’armadio
come si apre un libro
a una pagina a caso,
per trarre un vaticinio da una frase
o coglier di sorpresa
la verità nascosta,
per trovare qualcosa di perduto,
un passo, della vita, che mi piacque
e non so più dov’era.

Ma la verità è che non cerco
e che qui non c’è niente da trovare.
Niente di necessario o che mi manchi
negli angoli morti e nella polvere,
né un verso tra i molti affastellati
che abbia una ragione
per essere lì e non altrove.
Non un oggetto utile, una penna
che scriva, un foglio bianco su cui scrivere,
un CD nella sua custodia,
una cosa che a un’altra si accordi.

Non un indizio di nobili intenti,
il residuo di un’opera compiuta,
la traccia o il ricordo di un progetto,
la scoria di un momento
di felicità vera.

9 commenti su “Disordine

  1. Una mattina molto lunga dev’essere stata per consentirti di perdere prima tanto tempo e poi di mangiare e infine scrivere questo poetico lamento. E meno male che non sei andato anche a messa…
    Capisco la ricerca di una penna, di un foglio, della traccia di un’opera compiuta o di un progetto – e tutto quel che precede. Mi sorprende però l’introduzione della “felicità vera” in questo elenco: dovresti sapere che la FV non lascia scorie: si consuma tutta nella sua fiamma.
    Tuttavia nel finale una sorpresa fa indiscutibilmente un buon effetto;-))

    Scherzo, Monasteri. La poesia è, come sempre le tue, piena di immagini molto vive: lo si vede questo disordine e la malavoglia con le sue contraddizioni – e la felicità naturalmente c’entra, è il cuore del discorso.

  2. un verso che abbia una ragione
    per non essere lì, ma essere altrove

    Secondo logica, dovrebbe essere così. Ma è delizioso che tu abbia scritto il contrario;-))

  3. Poesia molto mobile e cangiante, Maestro:-)
    non oso lasciarti un mio commento:
    potrebbe cambiare in un momento,
    volare via, cadere – e poi a stento
    io crederei d’essere ancora io…

    A parte gli scherzi: ho letto la vecchia e ora la nuova versione. Non posso fare il confronto, perché la prima se n’è volata via. Questa è bella, in ogni caso (per ora)…

  4. Non sono andato a messa, Anna, ma alla radio c’era la Gabriella Caramore. Mi piace la voce sensuale della Caramore (con quel nome, poi…). Nella confusione generale, c’era posto anche per riflessioni di carattere religioso. Come per la lettura dei quotidiani online, il surfing svogliato, la lavatrice, ecc.
    Il disordine è soprattutto spirituale e morale. E ciò che ho smesso di cercare à la Verità (queste cose deve averle dette Mario Bianco e sono confluite nel disordine dei pensieri, e poi nell’ordinato disordine dei versi, in cui varie voci vengono mixate). Ma no è del tutto vero che ogni verso potrebbe essere, o non essere, altrove, in un altro discorso o in una collocazione diversa nel discorso. Certo, tutte le parole sono fungibili, anche quelle apparentemente più necessarie, e forse persino la poesia più riuscita è una forma accattivante di disordine. Pure, la poesia può salvare dal disordine, e, chissà, dal marasma (quando arriverà la decrepitezza, non adesso…). In un suo modo che sappiamo, la poesia è un’utile disciplina.

    Tu leggi troppi poeti, cara scrignutella, e così devi avermi confuso con qualcun altro.Tant’è vero che mi chiami Maestro. La poesia non è cangiata, è tale e quale quella che ho postato, a parte la correzione di un paio di refusi. Puo darsi che il disordine descritto abbia disordinato le percezioni del lettore.
    Anche tu non sei cambiata, misteriosa signora col cappello: sei sempre e inconfondibilmente tu :-)

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