Trasloco

E’ molto più grande dell’altra,
notano gli amici, e di gran lunga
più luminosa, più bella.
Un lusso, un vero progresso
per il vecchio paguro.
Ma quasi mi ferisce il paragone
col povero e dimesso mio tugurio
svenduto, svuotato in fretta e furia
di me e d’ogni mia cosa.

Io rincaro la dose:
quella non era una casa,
dico, umiliato dal mio stesso oltraggio.
Sono ingrato con chi mi si acconciò
fino a somigliarmi, a diventarmi
fedele come un’ombra, un canapè,
una grigia sposa d’altri tempi.

L’ho lasciata infine
come si lascia un’amante disamata
che provvedeva a vili necessità.
Non le ho neppure parlato, non ho detto
nulla che lasciasse presagire
quel frettoloso addio.
Abbassare per l’ultima volta
le persiane, chiudere le imposte,
dopo averla spogliata e ripulita,
fu un doloroso gesto di pietà,
come chiudere gli occhi
a un vecchio parente defunto.

I troppi arredi, in quella, mascheravano
la sua cupa miseria, mentre qui
piace che le pareti del soggiorno
siano nude e bianche. Poiché è bella,
benché povera, questa
disdegna ogni panneggio, ogni orpello.
Le tende sono candide sottane
con qualche semplice trina.
Le lascerò gonfiarsi come vele,
sventolare come bandiere,
se mai l’autunno seguirà all’estate.

Questa sì è una casa, se dio vuole.
Divani rossi, parquet di ciliegio,
tante finestre, il terrazzo
impavesato di fiori e lenzuola.
Più di tutto mi piace che si affacci
sugli alberi del giardino condominiale
che il tramonto accende come torce.
E apprezzo che vi siano tanti cassetti
nello studio e in camera da letto,
dove disperdere, perdere
i cimeli scampati ai sacchi neri.

Ma ho ancora troppe masserizie, ahimè,
dopo la palingenesi imperfetta.
Non so trovare un posto necessario
a molte cianfrusaglie
misteriosamente risparmiate,
né come classificarle. Specialmente,
non so decidere dove intombare
certe carte ingiallite,
perché giacciano in pace.

7 commenti su “Trasloco

  1. Ci si porta sempre dietro un bel po’ di cianfrusaglie e di carte ingiallite, anche nei traslochi. Magari bastasse cambiare casa o città per liberarsene!
    Ciò non toglie che questa nuova dimora offra, a quanto pare, una prospettiva diversa, più ariosa e luminosa, più aperta. È come una promessa o premessa di cambiamento.

    Di questa poesia mi sembrano soprattutto riuscite le strofe in cui parli della vecchia casa come di una convivente divenuta nel tempo, consumata ogni sua povera grazia e utilità, insopportabile, di una vecchia parente defunta e non pianta, ma solo frettolosamente preparata per la sua sepoltura nel passato – non senza un vago senso di disagio (rimorso sarebbe parola troppo forte e inadatta) per l’assenza appunto di compianto.

    • Il guaio é che non sono del tutto sicuro di averla seppellita, la cara estinta. E spero che questa nuova dimora non finisca per somigliarmi. È necessario, davvero, un mio cambiamento, perché la casa rimanga bella, accogliente e adatta all’uomo che vorrei essere. Tutt’altro, insomma, che apta mihi...
      Io spero che sia la casa a cambiare me, e non viceversa.

      • Finirà per forza col somigliarti. Bisogna vedere se però nel frattempo anche tu somiglierai un po’ a lei – a quello che lei ti suggerisce.
        Comincia, per esempio, a ricordarti di curare i fiori. La casa somiglierà a un te stesso che, pur con tutte le sue magagne malsepolte nei cassetti, è diventato una persona che sa prendersi cura dei fiori:-)

      • Volevo scusarmi per una domanda fuori posto…Ora vedo che scrivi ,e mi sono piaciute le frasi che ho letto.Ti auguro fortuna in trovarti a te stesso,o a migliorare in quello che fai o vorresti fare.Io non ho molti amici consistenti o d’importanza in questo momento.Tra l’altro c’e’ una differenza di’ background ‘ importante tavolta fra le persone.
        Ci parliamo….F.

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