Astragalo (a Mariangela)

Da mesi ormai ti duole. E’ una pedestre
tallonite, o fascite plantare.
Ed è peggio del male il rimedio:
rinunciare per sempre al tacco alto,
ai tuoi eminenti stivali.

Cosa somatizzi, non sappiamo:
tutto bene al lavoro, a casa, in chiesa.
Sei una brava mammina – nulla insomma
che non funzioni, a parte quel sospetto
di non essere buona, imprecisato
come la causa di un’antica insonnia.

Pare normale il piede
(solo un po’ buffo l’alluce – ridiamo),
ma nel cielo notturno della lastra
ammiriamo traccianti, comete,
l’aquila, l’acquario, Ganimede,
mappe e disegni di costellazioni.

Vorresti forse impedirti -congetturiamo-
di scappare, saltare il fosso.
Ma vedi là, quel punto luminoso
come una supernova?
Il malioso nome di quell’osso
è astragalo.
Sa di volo, di viaggi siderali
e stregonesche pozioni.

Da quel bozzolo certo gemmeranno
degli astri nuovi, o prodigiose ali.
E a nulla serviranno, ci scommetto,
la tua nota prudenza, la scienza
ortopedica, né il cortisone
e l’umiliazione dei plantari.

2 commenti su “Astragalo (a Mariangela)

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