Matrix

Avviene che nel cuore della notte
mi desta un ronzio, un sibilo, un rodio.
Mi alzo senza accendere le luci,
per poterla sorprendere stavolta
la creatura notturna, la cosa
che mi divora il sonno
e la casa.

C’è qualcosa nel buio, qualcuno
che lacera le palpebre dei sogni
e abita abusivo come un topo
queste stanze anguste in cui del sogno
per un poco persistono nel buio
scale senza fine labirinti
androni corridoi vaste cantine
tendame di broccato e ragnatele.

Ma ecco, riemergono le rassicuranti
sagome dell’armadio, della tenda,
il lampadario spento, gli scaffali,
la grave compostezza delle sedie
– quelle spalliere umili e insieme
solenni: mi ci appoggio barcollante,
imbocco varchi consueti
dilatati dal buio. Ogni cosa
mi appare infine e al suo posto,
familiare ma come in agguato
nella luce sinistra dei display
d’infiniti ronzanti sibilanti
elettrodomestici in standby.

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