Sul cadavere di un fiore

Nel mio unico vaso sul poggiolo
è un piccolo sterpo ritorto
ciò che fu una pianta ed ebbe almeno
un fiore, mai innaffiato. Ne ricordo
vagamente il colore.
Potrebbe essere stato un giaggiolo,
un gladiolo, una specie di viola.

L’ho accarezzato, una volta,
con la nocca del dito,
conficcando una cicca nella terra.
Ah, cadaverino delicato
nel minimo giardino recintato
da una palizzata di mozziconi!
Io non seppi mai niente di fiori.
Venivo sul balcone
soltanto per fumare.

Dono di un vento marzolino,
negletta eredità di un precedente
inquilino di questa casa sola:
non so cosa si fosse, né perché.
Eppure, sterpo gelato,
tutte le viole, tutti i fiori ha in sé.

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