e io che pensavo


“E io che pensavo che l’amore fosse…”,
mi scrivi, e non hai più quattordici anni,
e neanche più quaranta. Se la frase
finisse qui, io ti risponderei
che ho sempre sospettato che non fosse,
pur avendone, ahimè, saggiato il morso.
Ma a quel “fosse” tu accodi una sequela
di predicati blasfemi, esecrabili
per un vecchio Werther come me.
Pensi che sia gioioso,
e non solo: svagato, spensierato,
distensivo, tonificante
e gratuito. Un po’ fitness, insomma,
e un po’ babbo natale.

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