Minime resistenze

Un amico a cui vado raccontando
di certi malumori (ha indovinato
forse, una pena che non so,
una qualche tensione, un rodimento),
mi ripete al telefono: “resisti”.

A cosa ho da resistere?, mi chiedo.
Cosa difenderò, tra ciò che è mio,
di questo tempi, in questo sfacelo?
Non ho in corso, al momento, alcun cimento,
non mi restano cause da perdere,
non sono ostile a nessuno, coltivo
rare amicizie, poche antipatie.

Non ho malattie serie, almeno credo,
né debiti né colpe ignominiose.
Sono paziente, evito con cura
guerre di religione, in special modo
con i coglioni e con gli economisti
improvvisati. Su una sola cosa
non transigo: esigo lo scontrino
per qualunque commercio e transazione.

E con i lattonieri e i carrozzieri
pago di più: pretendo la fattura.
Ecco, almeno a questo io resisto:
al cassiere distratto, al tornaconto
di prestatore d’opera e cliente,
alla frode fiscale del dentista.

I grandi torti non li puoi far dritti,
lo sappiamo. La guerra si combatte
con altre artiglierie, nell’alte sfere.
Pure, sento che se non punto i piedi,
se non m’indigno e intigno almeno in questa
questione di principio, di princìpi,
se defeziono, se non sto e non resto
nello sparuto fronte degli onesti,
io non sono più io, perdo me stesso.

Un commento su “Minime resistenze

  1. Va bene qualche volta intignarsi – e non solo indignarsi:-)
    Il proposito di opporsi alla complicità delle furbizie e personali convenienze, di resistere, anziché contentarsi dell’impotente lamento generale e adattarsi al peggio, è a suo modo eroico.

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