Che cos’è una carezza

Poi viene un tempo così avaro,
una stagione così magra.
Neppure più ti aspetti da nessuno
il regalo di una carezza.
Dico, una semplice carezza,
che non promette, non prelude a niente
e niente avrà in contraccambio.

Non si fa, è sconveniente.
Non è in nessun protocollo
che una cassiera, mettiamo,
o la vicina di casa, un conoscente,
invece di stringerti la mano
ti sorrida dicendoti: eh, birbante!,
e come a un cane, a un cucciolo di rottweiler
ti faccia una carezza – Ma stai tranquilla,
non ti lecco la mano,
non mordo.

Se fossi un ragazzino
e avessi quest’uzzolo che ho adesso
di esser sfiorato, dico, da una carezza,
nei giorni di mercato
andrei in tutte le piazze,
mi infilerei sotto il braccio
di tutte le donne che conosco
e a tutte direi sorridendo,
guardandole con malizia da sotto in su:
buonasera, signora!

Ma sono un ragazzo vecchio, questo è il fatto.
Forse dovrò invecchiare ancora un poco,
prima che, passandomi accanto,
una donna, anche non giovanissima,
si prenda la confidenza di accarezzarmi.
Sulla sedia a rotelle
sarò di nuovo a portata di carezza.

Un vecchio può fare tenerezza,
ma un uomo nel fiore degli anni (dico per dire)
deve invitare a cena una signora,
lunghissimamente discettare
di vini e d’antipasti, poi di libri
e di amori – gli altrui e specialmente
i propri, di regola conclusi.

E poi, tenendo il pollice sotto il mento,
il gomito sul tavolo
(senza smettere mai di guardarla),
scoprire in ogni parola proferita
affinità prodigiose,
respirare ogni suo sospiro,
avvicinarsi con infiniti peripli
al nocciolo, al segreto dei segreti,
alla verità vera.
E quando infine ti sfugge, tra un dessert e un caffè,
la parola carezza,
dal suo sguardo capisci
che si sta parlando di una sega.

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