Dopo le ferie

(agosto 1998)

Ogni anno è più esigua e smangiata
la striscia d’asfalto in cui termina
la strada del ritorno. E’ appena agosto
e le piogge riprendono a ferirla.

Ci ha bruniti a dovere il sole di luglio
che tutto assopisce e ci colma
dei doni che meritiamo.
Ha guastato le prugne, stroncato
l’abete trapiantato, maturato
i semi delle gramigne.
Incendi veleggiavano al tramonto
sulle colline listate di nero.

Poi la sassaiola, una cascata
improvvisa di grandine brutale.
Lapida i gerani, lacera
la nuova tenda da sole.
Spiove e l’autunno di colpo
scolorisce l’oro delle stoppie.
Tacciono i grilli – o furono cicale
sotto le stelle che ad una ad una
tutte sono cadute?

Appena il tempo per salutare,
ammainare l’amaca, ripiegare
lenzuola di fortuna. Le valige
non furono mai disfatte
e resta acceso al minimo il motore
per le ultime due ore
interminabili.

E’ più che mai difficile scansare
sulla striscia d’asfalto buche e frane
quando la vecchia grama e i quattro sassi
sono già alle mie spalle, un barbaglio
nel vetro retrovisore, quello sgaurdo
di mater dolorosa lagrimosa
che lungamente peserà sul cuore.

26 commenti su “Dopo le ferie

  1. Un quesito: io vorrei il tuo libro intitolato “Amore mio mi scrivo”. Sul sito dei Feaci si arriva solo a Preghiere per. Come si fa? Si fa? Aspetto che escano pian pianino tutte qua?

  2. Incendi veleggiavano al tramonto

    sulle colline listate di nero.

    Che bel verso!
    Grazie per il commento sul mio blog, Giowanni, tornerò di certo, passati certi ingarbugliamenti :-) FF

  3. Ah, quei “quattro sassi” alle spalle – anch’io li so. Anche se quelli cui mi riferisco non sono nemmeno i miei: non ci ho mai giocato da bambina, non mi conoscono – ed io ne conosco solo il racconto. Eppure, quando me li lascio indietro risalendo nel viaggio di ritorno, so anch’io quanto pesano sul cuore, filtrati come sono, anche per me, attraverso uno sguardo, lasciato a sua volta alle spalle. Ecc.
    Ma tu dici tutto questo – e più di questo. E lo dici splendidamente.

  4. Grazie a chi passa di qui.

    Enzo: quel libro l’ho sequestrato e non ho più voluto distribuirlo. Purtroppo ognuno dei miei amici ne ha almeno dieci copie. Lo sto riscrivendo e quando lo ripubblicherò (o comunque, quando il lavoro di riscrittura sarà ultimato) te ne manderò una copia (o almeno il file in formato pdf).

    Molto interessante il tuo “algoritmi”. E’ una delle letture su cui volevo scrivere qualcosa, ma poi, per un verso o per l’altro, rimando sempre (troppi versi, i miei!).

    Arden: i quattro sassi sono una casetta di campagna, di bellissima pietra arenaria, già appartenuta a me e alla neo-blogger. Adesso è solo sua. Avrò modi di parlartene. Per il resto, sai sempre entrare nel cuore dei miei versi.

  5. La Parca ha deciso che era l’ora della “d’sgrazia”, per le tue vacanze. Meno male che erano quelle del 98. Sicuramente da quella volta le cose sono peggiorate. Mi riferiscono che i topolini di campagna (belli! Piccini!) stanno rosicchiando voluttuosamente materassi e cuscini, che il livello di “sgaravazzi” nel tino raggiunge ormai quota 2 metri, che la pasta è stata rosicchiata dagli “smorzacannili” che affollano la cucina. Identico resta solo lo sguardo della tua mamma, che sicuramente non può cambiare espressione. Meno male che la poesia risolleva gli animi!
    A

  6. Secondo me, dovresti associare belle immagini alle tue belle parole. Non mettere limiti alla meraviglia. Ciao, Missy.

  7. Ciao, Giovanni: bellissimi i tuoi versi, c’è tutta la malinconia del ritorno (di tutti i ritorni)che è anche la malinconia dell’abbandono di qualcosa (luogo, persone, cose)in compagnia del quale ci sentivamo bene.
    Ma cosa si può fare quando questa malinconia cotinua ad accompagnarci anche dopo il ritorno? Che sia un modo di essere che non conosce stagioni? Un abbraccio
    bertolina

  8. L’ho già riletta tre volte, ed ogni volta scopro nuove immagini che danno alla tua poesia un ritmo che si snoda come una vecchia pellicola. Ti vedo mentre pieghi l’amaca, così come sento lo scrosciare della pioggia che tutto bagna e che rovina i teneri fiori dell’estate.E la casa che si abbandona con una malinconia che è ansia di ritorno, e paura al tempo stesso di un momento che mai più tornerà.
    Grazie, avevo visto il tuo nome in giro, ma non ero mai venuta a leggere, perdendomi così momenti magici.

  9. capitata qui per caso a curiosare, una mollichina dietro l’altra, sono rimasta senza parole per la bellezza delle tue poesie…merci…

  10. bello…
    ti lascio un altro regalino poetico

    Consapevole
    -David Herbert Lawrence

    Lentamente la luna sorge dalla rosea nebbia
    Spogliandosi della sua veste dorata, e così
    Emerge, bianca e raffinata; allora stupito
    Io vedo in cielo, davanti, una donna che non sapevo
    Di amare, ma ella va, e la sua bellezza mi ferisce al cuore;
    La seguo via nella notte, pregandola di non lasciarmi.

  11. Ciao Giowà, la poesia è bella, ma non so perchè: io non capisco la poesia. Ho cercato anche di scriverne per vedere se da qualche parte in me la poesia stesse nascosta, ma non credo di aver raggiunto l’obiettivo. Secondo te si può avere incapacità?

  12. Naima, avremo modo di litigare in altri momenti e contesti.

    Grazie bertolina: Qui avrei voluto raccontare il dolore del ritorno, più che la malinconia (nostalgia, nostos-algos, dolore del ritorno). La poesia fa parte di una serie di testi in cui racconto (raccontavo) di un’Itaca distrutta, degradata, irriconoscibile, negata.

    Benvenuta all’amica senzapiutempo, mia compatriota (a quanto mi dicono) e sensibile, epica narratrice del quotidiano.

    Strega: grazie per essere approdata qui per caso e per le belle parole.

    Rea: no, un’incapacità di quel genere non credo possa esistere. Piuttosto penso che la sensibilità alla poesia vada coltivata, esercitata.

  13. Missy, scusa: non avevo visto il tuo commento. Mi piacerebbe metttere delle immagini, e una volta l’ho anche fatto. Ma l’indirizzo del mio blog è (programmaticamente) solotesto.eccetera.

  14. la circolarità della vita che avanza passo passo e costringe, per passare al successivo, di lasciare il precedente.

    litigare… forse ci sarà qualcosa in sospeso ( e perdonami per questa incursione nel privato; reso però pubblico, qui)
    cristiano prakash

  15. NOn so di dove tu sia, io sono di Messina e qui sul blog ho avuto il piacere d’incontrare tanti conterranei.Sono felice di aver fatto la conoscenza con persone che dimostrano sensibilità e grande preparazione. Mi sento orgogliosa di appartenere a questa terra.

  16. GIOW, non era una critica (il fatto delle immagini), ma la risposta anche al tuo post di sotto, nel quale spieghi il perchè di quella sola eccezione alla tua regola “solotesto”. Ecco, siccome quell’esperimento mi era piaciuto, ho cercato di immaginare anche queste tue belle parole accanto ad una bella immagine. Ciao e buona domenica, Missy

  17. Io credo che non dovresti lasciarti condizionare da un titolo di blog che limita la tua “fervida” fantasia. ;o)

  18. Mi sto leggendo tutti i tuoi posti arretrati.Scopro cos’ che sei di Piazza Armerina. Ci sono stata due setimane fa, Caltagirone, Piazza Armerina.Ci torno spesso, sono due luoghi che mi affascinano, non sò perchè ma la strada che porta in questi luoghi mi commuove, da sempre. Venni un anno in piena estate, era Agosto, uno di quegli agosti roventi come solo da noi ci sono. Le campagne erano bruciate ed arse, ed io mi sentivo ardere d’amore per la mia terra. Ogni volta che torno, sento la Sicilia, quella vera che ormai in città sta scomparendo.
    P.S. ho letto il tuo pezzo su parole di Sicilia, quello troppo lungo, solo per chi ha la flat 24 ore su 24. Io ho solo un modem analogico ed una connessione che mi costa tanto, ma il pezzo l’ho letto lo stesso.

  19. BENTORNATA, STRANIERA

    Straniera e missy: solotesto è un nome che ho scelto io, e la scelta era programmatica. Se voglio esprimermi anche con le immagini, posso sempre aprire un altro blog (:

    Senzapuiutempo (ti chiami Marisa o mi sbaglio?): in effetti sono un piazzese, ma vivo al nord da molti anni.

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