Vento di luglio

E’ nei giorni più caldi d’estate
che viene il vento sulle colline.
Ogni frutto è caduto, consumato.
Dalle pietraie la gramigna e il cardo
spandono al vento i semi.

Nel giardino della rivista
di fai da te e giardinaggio
s’alzano vortici di paglia.
Non gli sono propizi questi climi,
questa terra non l’ama.

Dopo l’arsura, anch’io ora patisco
un vento infuocato, carico
di semi d’erbe grame
simili a grano ingiallito e mai mietuto.

Selvatiche spighe tenaci
si agitano e premono ai recinti,
lanciano piccole frecce
nelle aiuole assediate, nei solchi vuoti.

Il loglio ha pregato che il vento
giungesse prima del fuoco.
Tutte le terre incolte
fremevano alle brezze, nell’attesa
non della pioggia ancora, ma del vento.

E il vento venne, spargendo semi e incendi
dove ormai poche viti
cercano un sostegno, dove mai
più imbiondirà il grano.

22 commenti su “Vento di luglio

  1. Pare di sentirlo sulla pelle e nelle narici questo vento affocato, bruciato.
    Lo riconosco.

    …..anch’io ora patisco
    un vento infuocato, carico
    di semi d’erbe grame

    Li faccio miei questi versi.

    (Bellissima anche la fotografia).

  2. E’ quasi facile produrre versi incantevoli con tal materia…Hai mai provato a cantare la tua nuova patria, l’umida terra nordestina? :-)

  3. Sì, ho cantato le nebbie veneziane. Questa poesia, che risale ai primi tempi del mio esilio, s’intitola
    Esercitazione con nebbia veneziana

    La nebbia, questa polvere sull’anima!
    questa cipria sul viso decrepito della gran dama
    che si trucca d’azzurro, di carminio,
    d’oro, e nel fango trascina
    il rattoppato strascico regale!
    il pietoso, funebre tulle
    sulla morta catafalcata
    e putrefatta regina del mare!

    Venecia Venedig Venise!
    Ah, dovevo venirci in luna di miele,
    ma adesso che abito a Marghera,
    che luna di miele sarebbe?

    O Venesia, Venessia, Venise!
    Come potrei non amarla, se il Canal Grande
    mi ricorda il fiume di lacrime
    che di dolore e d’ira tu versasti,
    quando piangendo mi maledicesti
    Come Didone trafitta sulla pira?

  4. lo conosco bene, quel vento giallo. anche se io sono isolana di mare, e più avvezza ai vortici di sale. bello, l’odore bruciato. tornerò a guardare, annusare.

  5. Bella!
    Ma hai svicolato. Venezia non vale, è il festival della poesia!
    L’altro giorno sono andata a Padova e il ritorno l’ho fatto non nella cruenta autostrada, ma facendomi le località, Vigonovo, Stra, Mira, arrivando fino a Marghera – hai poetato di questi posti? :-)

  6. manginobrioches: grazie della visita. Bellissimo blog, il tuo. Poesie molto belle. Verrò a farti visita stasera (consideralo un appuntamento). Adesso devo spegnere, poi ti linko (amorosamente).

    Eburnea: Sì, ho poetato di (su) marghera, come di Mira e Martellago. Cercherò, nel mio capace hard disk, qualcosa da incollare qui. La cartella c:/documenti/poesie/amore contiene centinaia di file, e non sempre è facile capire il contenuto dal nome dei file. La più belle poesie cominciano con una serie di aaaa (così, ordinando i file in ordine alfabetico, è più facile trovarle). Ma il guaio è che sono molte a cominciare con aaaaaaa, e alcune anche con aaaaaaaaaaaaa, e poi aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Per esempio: aaaaaaaaaaaaaaaaaaamore mio eterno.doc.
    Poi apro il documento, magari, lo leggo con disgusto e lo cestino.

  7. a queste immagini giungo come ad un richiamo conosciutissimo.
    E mi ci tuffo come a casa mia, perchè questa del luglio infuocato, questa del vento dei giorni più caldi è casa mia, casa di Cicala…
    Non mi rimare che abitarla col mio canto, il mio canto che sembra una serenata, un invito fatto da una maschera che ti dice

    “Dè vieni alla finestra o mio tesoooro,
    dè vieni a consolar il pianto miiio,
    non esser, gioia mia, con me crudeeele
    lasciati almen veder…”

    mi trovi a Oz,come sempre, l’indirizzo ce l’hai, la festa ti aspetta

    O.T.

    Dunque vieni, torna da me

    “Il viaggio, il nostos, che cos’è

    se non allontanarsi da se’ stessi,

    squilibrare un difficile equilibrio,

    darsi al ludibrio azzurro dei miraggi,

    mettersi ad ascoltare il sussurro

    delle sirene, picconare il muro

    della dimora, amare l’improbabile,

    distruggere la storia del ritorno?

    (Segnando il Passo – ovvero – L’Io e il suo Doppio)

  8. Così mi vizi… ti regalo una foto… non è proprio bella, solitamente vado a fotografare l’uva.

    E allora non ho vinto nulla? Mannaggia;)

  9. anche sui miei appennini…con largo anticipo…è giunto un forte vento …caldo….buono per incendiare e…sciogliere la neve di gennaio.

  10. la visita, le parole, il link, il goldenpost addirittura… che dire, un “grazie” suona sparuto e smilzo, non rispecchia il piacere della condivisione e dell’assaporare le parole che si fanno forme, come vedo chiaramente in quello che scrivi. E mi piace che non sia mai conclusa, la ricerca, e nemmeno chetata. Ma che siano benedetti i tentativi che facciamo, che fai, lanciandoli come angeli d’artificio nel cielo, a brillare.
    Sono molto contenta del fatto che le nostre parole si parlino. Ti linko ma soprattutto torno a leggerti, con piacere. A presto.
    ps: Queneau liberatorio? non riesco a immaginarlo. Ma penso che sia speculare alla mia claustrofobia. Quindi funziona: dentro ogni verità ce n’è sempre una uguale e contraria…

  11. ps2: critica dell’interfaccia mi piace moltissimo. E’ un gioco di specchi riflesso nello specchio.

  12. Farolit-cicala: con la tua entrée clownesca, canti un’aria del Don Giovanni e mi fai sorridere. Poi, con quei versi (davvero buoni per essere improvvisati), dici qualcosa di molto saggio e pertinente.
    “Distruggere la storia del ritorno…” O affondare le proprie navi, distruggere quella parte di sé che vorrebbe tornare. Per poi accorgersi che, di se stesso, rimane solo un fantasma dhe interroga i fantasmi nell’Ade.

    Anche tu non mi stai viziando, Anyanka. Riprova, corteggiami a lungo. Prima o poi verrà il tuo turno… Ma sai già che devo fare uno sforzo notevole per mantenere la distanza di sicurezza ;-)

    Naima: due strade che si dividono sono sempre un incrocio.

    Quynto: il vento caldo degli appennini, per quanto caldo, sarà pur sempre un vento invernale. Quello era vento assolutamente estivo.

  13. manginobrioches: che bell’incontro! Quel tuo angelo che esplode, continuerò a vederlo quando chiuderò gli occhi, stasera. Lo guarderò con un misto di sgomento e meraviglia, come quando, da bambino, guardavo i fuochi d’artificio da troppo vicino.

  14. Salwe giowanni, ho pianto leggendo i tuoi versi sulla capitale della mia (ed a quanto pare della tua nuova) terra. Ho pianto pensando al fatto che se vivi a Marghera non c’è molto da ridere. Ti lancio una sfida, proponendoti la poesia “Esercizio con petrolchimico”. So che puoi farcela, ragazzaccio.
    Apparte gli scherzi trovo molto belli i tuoi versi su Venessia.
    Ora fai uno sforzo e traducili in veneziano, in modo che possa andare per le vie del mondo, o signor, a decantarle in un’ampia anfora, di quelle che usavano nella megna grecia per commerciare olio e vino.

    Un saluto
    Arlechìn “Nakata” Batòcio, sordo a na recia e orbo ‘ntè n’ocio.

  15. Bellissima anche questa poesia, Giovanni: tu e Naima, con versi e foto, ci state facendo amare talmente questo luogo incantato delle vostre estati che rischiate di veder arrivare fin là una volta o l’altra un torpedone pieno di bloggers…
    Un abbraccio
    bertolina

  16. Io l’incantesimo di questo luogo l’ho scoperto digerito e partorito, ma non si puo’ partorire due volte lo stesso figlio; i tuoi versi sono comunque sempre una nuova danza.

  17. Nakata, ho cercato nella cartella c:documentimarghera ma non ho trovato una vecchia poesia che cominciava così:

    Chiudono le fabbriche a Marghera
    e a me non dispiace, ma è pur vero
    che non tutti, in questo porco mondo,
    scrivono poesie.

    Mi ricordo che ci avevo messo anche il petrolchimico. Chissà dove l’ho messa.
    Tradurla in veneziano, non se ne parla. Non lo conosco abbastanza.
    Viene da piangere anche a me, ma se piango, poi mi viene da ridere.

    Bertolina, grazie, cara. Ma sarà meglio lasciar perdere gli “incroci”, come dice Naima. Lei ha la sua Sicilia, io la mia. Per puro caso l’immagine del parmentu è la stessa.

    Utente anonimo: ???

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