in ufficio

Dovrebbe essere insonorizzato
questo intelligent building,
questo acquario del cazzo.
Non dovremmo sentire nulla,
più nulla, murati a vita come siamo
tra così spesse vetrate.

Ma il mio ufficio è presso l’autostrada,
vicino alla tangenziale,
dirimpetto al centro commerciale:
balugina qualche luce natalizia
nell’acquerugiola oziosa.
E tutto il giorno ho nella testa il rombo
dei tir, incessante (o il rumore
dei condizionatori?).

Un collega canticchia in falsetto
“Amore…” e non so cosa. Pare un gattino
sofferente, gnaulante, le orecchie
tappate dalle cuffiette.

Nel grigio sonnacchioso
striato di fuochi lividi
il fumo, forse il fuoco
di fumaioli letali (il petrochilmico).
Sono stanco, stanco, stanco.
Stanco. E anch’io insonnolito
come non avessi mai dormito
– o non mi fossi mai svegliato, amore,
in tutti questi anni.

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