L’allodola?

A giudicare dall’ora,
deve essere l’allodola, lì fuori,
l’uccello che si sgola
gioioso di una gioia senza ritegno,
estatica, assoluta – O grida forse
un suo sconforto, un richiamo
straziato, una petulante petizione?

Quel fraseggio che insiste di trilli,
cinque o sei. Poi l’attesa
di una risposta, un’intenta
pausa di tre battute,
per fare che l’ultima nota
riecheggi più intensa, più acuta,
come una domanda ripetuta
o una smisurata esclamazione.

Ma niente, nessun suono
le risponde nel buio – o è già l’alba?
Solo il rombo ovattato degli autotreni
dalla non lontana tangenziale.
O sarà il mio solito acufene?

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