Sai, quel prozio che fu ciclista un tempo
(vinse una Catania-Enna
nel millenovecentrotrentanove)…
Te lo ricordi?
Teneva una Bianchi in soggiorno,
accanto alla televisione. Si vedeva
solo il manubrio a tortiglione,
coperta com’era da un drappo
che pareva prezioso, damascato.

L’ho visto l’ultima volta la scorsa estate.
Stava seduto al balcone
in pantaloncini e canottiera.
Ansimava nell’ultima salita,
le caviglie gonfie, tumefatte.

Farfugliava qualcosa su una figlia
morta nel cinquantanove. Poi mi porgeva
un foglietto, un referto cardiologico.

“Che c’è scritto?”, mi chiese.
… Stenosi aortica severa,
edema alla regione pretibiale…
“Niente: dice che devi star seduto
all’aria aperta, non ti affaticare”.
E lui già m’indicava
con la mano tremante, estastiato,
la stupenda veduta. “E che aria! Guarda:
il castellazzo, lo stadio, la cattedrale…”

Le rondini volano basse al mio paese.
Che cielo in quella stagione!
Ho saputo ieri che da mesi
ha toccato il traguardo.

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