Munnàri (Le donne che mondano cicoria)


Il tempo passa, passano il tempo
con l’uncinetto, con il coltello
che monda le verdure di stagione.

Sono due voci roche
per un solo racconto. Le dita
passano su ogni foglia dieci volte
prima di strapparla, ed è un rosario
di soli misteri dolorosi.

Due voci, un coro stanco per cantare
e piangere gli stessi morti, enumerare
le medesime piaghe, nel deserto
dove l’angelo passa ogni notte
e non segna, non trova la porta.

Nelle pause dell’una, segnalate
dall’ansito perfetto, in contrappunto
l’altra viene cantando
la stessa canzone, sfibrando
gli stessi cardi induriti.

E non cessa il lavoro della lama
e non cessa la recita sapiente
neppure quando non resta
che il cuore verde da
tornire ancora, ancora smozzicare.

Il capo accenna, le mani filano tessono
ricamano lustrano: fanno
tutto ciò che sanno e sapevano.

Non alzano mai lo sguardo dal grembiule,
accarezzano la fronte degli agonizzanti,
cantano anche per sé la ninnananna
che tutti possa per sempre addormentare.

Due vecchie nere e sole
cantano la canzone con la voce
che non so e non cesso d’inseguire.
E mai l’ho intesa così amara, mai
così dolce.

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