I Mercati

(appunti di teologia apofatica e previsioni a lunghissimo termine)

Dice che i sacrifici, il sacrificio
ci otterrà in premio la salvezza.
Ma il dio non ha sentimenti,
non lo commuovono i disoccupati
né i pensionati, e certo
non baderà alle lacrime di un ministro,
fosse pure un ministro del suo culto.
Non lo offendono le bestemmie,
non ci sarà grato delle offerte:
seguiterà a colpire di downgrading
i popoli e gli stati.
Neppure gli eletti, le triple A,
saranno risparmiati.

Sia fatta la Sua volontà,
se mai il divino può avere
un disegno, uno scopo, un’intenzione.
E officiamo il rito dei sacrifici
per disinteressata devozione,
senza nulla sperare
da colui che è unico e plurale
che non è giusto né ingiusto
che è umano e non umano
che non è bene e dunque non è male
che non ha cuore
che è impermeabile alle invocazioni
che non ha eserciti né polizie
eppure ci governa.

Ma vi conforti sapere, o disgraziati,
che ha un difetto la Sua divinità:
il sole si spegnerà un giorno,
e prima d’allora i pianeti
saran rifusi nel grande altoforno.
E prima ancora la luna si sgretolerà
e come valanga di sale precipiterà
sui diacci grattacieli di cristallo.
Dunque c’è almeno un attributo
che rende un po’ meno trascendente
il Senza Volto, l’occhiuto senza occhi:
questo iddio scellerato non è eterno.

5 commenti su “I Mercati

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