(appunti di teologia apofatica)
Dice che i sacrifici, il sacrificio
ci otterrà in premio la salvezza.
Ma il dio non ha sentimenti,
non lo commuovono i disoccupati
né i pensionati, e certo
non baderà alle lacrime di un ministro,
fosse pure un ministro del suo culto.
Non lo offenderanno le bestemmie,
non ci sarà grato delle offerte:
seguiterà a colpire di downgrading
i popoli e gli stati.
Neppure gli eletti, le triple A,
stavolta saranno risparmiati.
Sia fatta la Sua volontà,
se mai il divino può volere,
avere un disegno, un’intenzione.
E officiamo il rito dei sacrifici
per disinteressata devozione,
senza sperare, senza nulla chiedere
a colui che è unico e plurale,
che non è giusto né ingiusto,
che è umano e non umano,
che non è bene e dunque non è male,
che non ha cuore, che è impermeabile
alle preghiere, che non ha eserciti
né polizie eppure ci governa.
Ma tra tutto ciò che Egli non è
c’è almeno un attributo
che lo rende un po’ meno trascendente,
un limite alla sua divinità:
questo iddio scellerato non è eterno.
Potrebbe con questa inaugurarsi una seconda serie di “Preghiere per far piovere”. Potrebbe intitolarsi “Preghiere per non piangere”.
Eccoti dunque. In trasloco perpetuo – e ora, si spera, permanente:-)
Incantevole ironia.
g*
sono anche in http://www.graziagiordani.it
non so se sia apofatica e non so cosa significa, ma colgo benissimo il senso e l’ironia.
e grazie per il passaggio da me…