Fuori scena

Avremmo dovuto aspettare
che la stanza fosse più calda.
O forse bere un poco
e parlare, non so, ridere
come a volte gli amanti sanno fare.
Invece ti sei spogliata senza guardarmi.
Io mi son tolte le scarpe senza guardare.

Accovacciata poi sulla mia pancia
volevi dirmi, non so,
con quel broncio triste e timido,
con quegli occhi che pure dovevano
guardare i miei, volevi dirmi:
possiamo rivestirci,
ripetere la scena?

Ma non dicesti niente:
ti mettesti in ginocchio,
compunta, con gli occhi chiusi,
un’espressione da comunicanda.
Ti prodigasti, amore, desti prova
di una certa perizia, conoscevi
il pulsante d’avvio.
No, non somigliavi alla ragazza
sul cui collo avevo sussurrato
amore, amore mio.

Quindi montasti a cavallo,
lentamente, con una specie
di mesta solennità.
Avevi un’aria come pensassi,
in testa a un plotone sconfitto,
alla lunga schiera di soldati
in marcia dietro di te,
tristi della stessa tua tristezza.

Quando eri lontana,
allora sì ti amavo.
Ora, quel dondolio
paziente, ti sollevai
e ricadevi, con ritmo uguale, lento.
Provavo a immaginarmi
fuori scena: saresti sembrata
una donna che intride la pasta
con fatica, o una lavandaia
che non ha più canzoni
alla fine della giornata.

Potevamo abbracciarci, e nell’abbraccio
nasconderci, sparire. Però tu
proseguivi, e la meta era lontana.

Quel volitivo serrare la bocca
affamata e dischiuderla,
quell’ingoiare le lacrime, quell’adergersi,
o cavaliere assonnato, o mia amazzone,
quel ciondolare del capo,
e quel pacato deliquio
non erano per me.

E se tu aprivi gli occhi,
io li chiudevo e pensavo
ad altro, pensavo a te.

21 commenti su “Fuori scena

  1. a me, queste parole hanno messo un pò di tristezza… malinconia direi. Comunque è bello leggere quello che scrivono gli uomini; a volte avete una sensibilità da invidiare. Molto bella; grazie per avercela fatta leggere. Ciao :-)

  2. … che la gioia spesso la si puo’ non incontrare dov’e’ di casa.. e bisogna allontanarsi a cercarla… e alla fine si trovano parole come quelle che hai scritto.. per dare un senso piu’ dolce alla ricerca..
    ma vaneggio.. pero’ se una poesia e’ ‘poesia’ dicono che ognuno riesca a vederci cio’ che vuole…

    buona domenica

  3. Vedi… se l’avessi letta in un libro, questa “poesia”, l’avrei trascritta sul mio blog… Magari… più in là! Meravigliosa!

    Ah… non c’è nessuna traccia del mio vecchio blog…

  4. Non so che dirti, Gio. Non riesco a dirti nulla. La tua poesia, eccome se ha mosso dentro qualcosa. Ecco, non so dirti nient’altro.
    Ciao

  5. Leggendo questa pagina del tuo quaderno (l’unica che ho letto, per la verità) mi sono piovute addosso gocce – acide- di un passato recente. Probabilmente non c’entra nulla con quello che ti passava per la testa quando hai scritto questa bellissima cosa. Lascia però che replichi all’uomo. A quell’uomo che non ha mai trovato le tue parole, ma che se avesse avuto pari capacità letterarie (e sensibilità) probabilmente si sarebbe espresso con le tue.
    Nulla di personale (ci mancherebbe altro!!) prendilo come un affettuoso contributo letterario (di basso livello).
    A presto. :)
    Ah, quella in alto a sinistra (con le corna) sono io. E se vuoi vedere la faccia reale di una scema integrale puoi tentare cliccando sul tasto delle foto (sempre che funzioni!)

    Tempo passato sulla tua pelle,
    a cercarti sulla tua pelle.
    O dopo, in un angolo di questa stanza,
    o lontano, tra i pensieri sospesi,
    nello spazio di una sigaretta,
    o nell’abitacolo della mia auto.
    Rientrando mi chiedevo dov’eri e perché.
    O dov’ero e perché.

    Serrando i tuoi fianchi ti ho sfidato con rabbia,
    occhi di fuoco,
    domandandoti che amore era questo.
    Occhi di noia, ti ho fatto paura.
    Quel silenzio mi ha fatto paura.
    Ho dovuto trovarti, in un nodo o nell’altro
    trovarti o morire.
    Luce nel silenzio della mia mente
    da sola, alla fine, io ti ho ritrovato.

    Ora, che riapro gli occhi su questa tua pelle,
    senza domande da fare, nulla da dire,
    niente da capire,
    pelle che non ho mai smesso di amare,
    ora,
    mi vieni a cercare.
    Nuca nuda ed un brivido dolce,
    la ragazza che tu stesso hai mutato.
    Tu non vedi la donna di adesso.
    Tu sei cieco sui miei occhi d’amore.

    Se dovessi essere o.t. cancella tutto…e amici come prima!!;-)

  6. Ragazzi, se continuate a farmi tutti questi complimenti, finisce che mi monto la testa.
    Cletus: solo ora vedo il tuo commento, dopo averti trovato “a casa” di Pamela e averti linkato.
    lamadicorte: bella la tua poesia. E’ la prima poesia che mi viene postata a commento di una poesia. Facciamo che quell’uomo ti ha dedicato i miei versi e tu gli rispondi con i tuoi, per interposta persona. Non sono o.t. e non so chi sia. ET, semmai. Tornerò a leggere il tuo diario.

  7. sei l’unico che ha salutato l’arrivo dei miei avanzi: grazie.
    Ho iniziato questa specie di gioco, non so bene perchè e non so quanto durerà.
    Ma intanto sono qui e ho letto tutti i tuoi scritti: quanto basta per capire che sei un “vero” scrittore e per sentirmi, al confronto, la solita minus quam.
    Ciao, Giovanni

  8. per il titolare del blog paroleavanzate:
    saranno pure avanzate, ma vorresti arrischiarti a buttarle via?
    Mi lusinga sapere che qualcuno, ultimo arrivato ma minus quam nessuno, ha letto tutti i miei post e non solo l’ultimo.
    Prima di esagerare coi complimenti, fai un giro d’esplorazione in splinderlandia, magari partendo dai miei link.

  9. Non è il nostro genere, ma è davvero molto bella, trovo la descrizione della scena è lucida, razionale, mi piace. Conclusione bella, forte.
    Ma che ci facciamo qua? Ah?
    Un saluto.

  10. Non ho ancora ben capito come diavolo si fa a comunicare tra bloggers: scrivo sul tuo o sul mio blog? Va be’, provo a scivere sul tuo: grazie, Giovanni, anche a me sembra di conoscerti da tanto.
    P:S: sono una lei

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *