Lo scrittore è un adescatore?
(il blog di eburnea)


Bighellonando per la blogosfera,
flâneur nullafacente e autentico fannullone qual sono, e fermandomi raramente a leggere i blog che mi sembravano più interessanti (e cioè quelli il cui titolare era una donna), mi imbattei, qualche tempo fa, in http://www.frenetica-fannullona.splinder.com. Il titolo del blog, come l’indirizzo, è Frenetica Fannullona, ma sarebbe più appropriato un frenetica-e-basta, oppure frenetica-frenetica (due volte frenetica). Consiglio vivamente di frequentarlo: ci trovate anche l’oroscopo, ma non il solito oroscopo. In particolare consiglio di leggere il post di ieri, 18 dicembre, intitolato Calendari e groupies. Cioè, uno dei post di ieri, perché FF, detta anche eburnea (il suo nickname) sforna tre-quattro post al giorno. Eburnea si pone una domanda che mi ha fatto molto riflettere: lo scrittore è un adescatore? Che potremmo così riformulare, adattandola al contesto delle nostre chiacchierate: il blogger è un adescatore? Vi invito a partecipare a quella discussione. Eburnea, traduttrice dal tedesco e dall’inglese, è colta, brillante, simpatica. Ha un solo difetto: non dà il suo numero di telefono agli sconosciuti. Dovrete accontentarvi di conoscere il suo indirizzo http e il suo ammiccante nickname.

80 commenti su “

  1. Grazie per il suggerimento, Giovanni: ma quanto ti paga la frenetica fannullona per la spomsorizzazione?
    Comunque il blog è interessante, ci tornerò, anche se il livello è un po’ troppo alto per le mie possibilità.
    bertolina

  2. Se già Bertolina trova difficile seguire quel blog che suggerisci, è allora quasi inutule per me frequentarlo, ma alla fine sono certa che la curiosità mi vincerà, non riesco a non farmi adescare.

  3. E’ amore a primo rigo, per me. Grazie per la segnalazione, te ne devo già molte. In quanto al telefono, spero di non chiederglielo mai: meglio evitare rischi, sono già al quarto matrimonio e comicio ad essere in affanno coi traslochi…

  4. Per Bertolina:
    sapessi che conto presenta il marketing manager qui! Ovviamente, il più caro in assoluto per una dama, la sua virtù! :-)

    Per Ricardo0Reis:
    ma allora sei la Liz Taylor dei blog! Che uomo interessante :-)
    (fuori di celia: danke sehr!)

  5. a me mi: sei il solito amico. Passa pure dal bar sotto casa, dove ho lasciato un caffè pagato per te: al cianuro.

    Anianka: grazie. Avevo bisogno di sentirmi in buona compagnia. Cominciavo a vergognarmi di me ;-)

    Bertolina: i miei prezzi non sono esosi, come sai. Non hai buona memoria: ricordi che a suo tempo sponsorizzai anche te, e tu promettesti di essermi eternamente riconoscente? In quell’occasione si parlò di torte, di maglioni ai ferri (o di pescespada ai ferri? Non ricordo bene)

    Senzapiutempo: tra te e bertolina, non so chi sia più modesta. Suvvia, anch’io non ho mai letto né mai avrò il tempo di leggere tutti quei libri citati dalla nostra eburnea.

    Ricard0Reis: ero sicuro che ti sarebbe piaciuta, ma cerca di andare d’accordo con la tua quarta moglie… sono geloso.

    colfavoredellenebbie: già ti penti di aver frequentato il mio blog?

  6. we giovanni !
    come vedi sono viva e vegeta !
    ti lascio un saluto,
    sono di corsa non vorrei che scoppiasse la raffineria !
    stiamo facendo delle simulazioni di evacuazione totale dal territorio!
    Un saluto affettuoso da nuvola che presto tornera’alla carica !
    ciaoooooo adescatore……

  7. Un adescatore? Non so.
    Un seduttore certamente.
    Quanto alla Frenetica Fannullona, è un grande piacere passare e fermarsi a leggere nel suo blog: c’è sempre moltissimo da gustare.
    (anche scarpette a cappuccio di gnomo)

  8. Ciao, anima bella. Domani passo a trovarti.

    Amici, la domanda non era: “Giovanni è un adescatore?”, ma: “lo scrittore è un adescatore?”
    Che c’entra Giovanni? Giovanni è uno scrittore?

    Arden: grazie per avermi promosso seduttore, da adescatore che ero. (Davvero sono un seduttore?)

    Vabbè, andiamo a dormire.

  9. Giovanni non è uno scrittore?!
    Che notizia!
    Allora chi è il ghost writer dei Racconti saracini o delle poesie di Amore mio mi scrivo, che fan illanguidire tutte le bloggheresse – o quasi – nonché dei vari commenti che a tuo nome vengon sparsi in tutti i blog tenuti da signore e signorinelle?
    Io parlavo di quello, lo scrittore in astratto, non di te…

  10. Giowa’, mi hai fatto venire in mente una discussione con un amico sulla letteratura. Perchè uno scrive un libro? Si dice per comunicare, ma una volta che hai comunicato quella resta la tua opinione, e sei solo uno che scrive fra tanti che parlano. Si dice per insegnare, ma non si conosce mai abbastanza per poter insegnare a sufficienza agli altri, manca sempre qualcosa, al punto che il tuo lavoro, utile per un po’, d’un tratto diventa vano. Si dice per adescare, ma se rimorchi qualcuno con le tue belle parole, poi non sono le parole a portarselo a letto, la maschera luccicante con cui ti sei presentato cade e se ancora ti stanno dietro in realtà è all’illusione che corrono appresso.
    Perchè uno scrive un libro? Conclusione della disputa: per se stesso. Per liberarsi la testa, per sentirsi superiore, per avere l’impressione di aver fatto qualcosa di buono. Vale per qualsiasi opera d’arte. L’artista è un egoista, un vanitoso. Si diventa artisti, di solito, quando si sente di poter fare una cosa superiore a tutti gli altri.
    Tutto sommato, se uno è capace di scrivere bene è giusto che lo faccia, o non avremmo la nostra cara cultura.

  11. Arden: l’autore di quei vetusti racconti e di quelle sdolcinate poesie? Può darsi sia davvero un ghost writer che presta la voce (o la penna) a un amico timido che non sarebbe in grado di scrivere una sola riga, un po’ come Cyrano de Bergerac all’amico Christian. Io sono timidissmo, in effetti.

    Rea: La verità è che sono le parole ad amare, soffrire ecc. Noi siamo parole che si portano a letto altre parole. Parole che magari non vengono messe in versi, o non vengono neppure dette. “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, dice Shakespeare, e i sogni sono fatti di parole (aiuto, il discorso sarebbe molto più articolato e complicato).

  12. Non sono molto d’accordo con Rea che si scriva per sentirsi “superiori”.
    Può darsi che ci sia anche questa motivazione in molti, specialmente se giovani. Ma non è la motivazione principale: anche quando c’è, fa parte del contorno e, a volte, è un alibi per nascondere le motivazioni più segrete e inconfessabili.
    Penso che sia abbastanza vero, invece, che in molti casi si scrive per se stessi, per chiarirsi il guazzabuglio interiore – ed è vero che si scrive molto per essere amati (non per adescare: per essere amati).
    Anche voler raggiungere il successo, a volte, dipende dalla speranza di essere così più sicuri di essere amati.
    E però io penso che, a parte il fatto che i narcisisti non si sentono mai amati abbastanza, non si è mai amati per quello che si è scritto, se non a distanza – di tempo o di spazio, non importa. Anche il successo, poi, pur essendo una potentissima arma di seduzione degli uomini verso le donne (meno però nel caso contrario) non mantiene a lungo il suo fascino nell’intimità.

    Il fatto è che molto spesso (ci sono le eccezioni, naturalmente:-)) chi scrive è proprio come Cirano: ha un suo ingombrante naso che lo rende personalmente ridicolo o miserando, quando non repellente.
    Lo scrittore è spesso un nevrotico, pieno di ansie, di fisime, di miserie talvolta, unite all’egocentrismo (come è per tutti i nevrotici): una persona dall’alito cattivo, difficile da amare e da tenere vicino.
    Una persona che in realtà, oltretutto, non vuole nessuno vicino, al di là di invisibili governanti che gli/le facciano intorno un po’ d’ordine, li/le difendano dai fastidi della quotidianità e non diventino a loro volta un fastidio. Una buona moglie, in parole povere. Di quelle d’una volta.

    (le scrittrici è più difficile che la trovino;-)

  13. Tutto questo non può che istruirmi su qualcosa che ancora non sono in grado di comprendere…
    Tornando a noi Giowanni, è certamente carino da parte tua, ma non so perchè pensi che sia il migliore periodo della mia vita: ho l’età per cui nessuno ti da più da lavorare, non vado avanti con gli studi e sono povera in canna. Certo, con gli anni peggiora tutto, quindi al momento potrei ritenermi fortunata… :)

  14. Di quelle poverette di una volta, che spero sempre si estinguano, per il bene loro e delle donne a venire…
    Bel commento, Arden!

  15. Arden, con la descrizione che fai dello scrittore, mi vien voglia di ribadire e puntualizzare che da anni non scrivo quasi nulla :-)) Dici delle cose giuste e sensate, ovviamente; tuttavia spero che qualcuno di mia conoscenza non legga questi commenti.

    Scherzi a parte, io non so più perché scrivo. Confesso che un tempo ho usato la scrittura come un’arma di seduzione, ma ho paura che quest’arma mi si sia spuntata. Comunque la considero inefficace (oltre che impropria). Una buona poesia può essere d’aiuto, può impressionare favorevolmente una persona che il poeta voglia sedurre, o da cui voglia essere amato, ma solo se la persona concupita attribuisce una qualche importanza al far versi e al leggerli. Allo stesso modo, un bel centro in una gara di tiro al piattello può impressionare un appassionato/a di tiro al piattello, o uno/a che a sua volta tira al piattello (magari senza mai fare centro). A me, personalmente, una campionessa olimpionica di tiro al piattello non direbbe assolutamente nulla. Ma dopo aver fatto buona impressione, bisogna invitare a cena il/la concupito/a, e lì è meglio lasciar perdere la letteratura e non parlare come un libro stampato. E poi, ancora, bisogna saper essere teneri, affettuosi, empatici. E poi…

    La felicità e la leggerezza conquistano, non le parole. E ho paura che lo scrittore non sia mai tanto leggero e felice.

  16. Quanto alle invisibili governanti (quelle poverette), a tutti gli uomini fanno comodo (non solo gli scrittori). Alcuni le cercano, anche, e molti ancora le trovano. Io, per mia disgrazia e iattura, mi sono sempre innamorato di postfemmiste integraliste e scassacazzo, che mi rimproveravano un milione di volte al giorno la mia inettitudine in faccende pratiche di cui, comunque, loro non si occupavano giammai, per una questione di principio o per una identica e speculare inettitudine.

  17. Giovanni, evidentemente le “postfemministe integralise e scassaca**o” te le cerchi, nulla è casuale in queste cose (e loro cercano te, si intende) :-)
    Mah, io ultimamente ho conosciuto un sacco di ragazze sposate con uomini deliziosi, premurosi all’inverosimile, che le mantengono e le sostengono nella loro avventura traduttoria. Anche alle donne un uomo così fa comodo, eh!

  18. Giowanni, rassicura quello scrittore che tu conosci: appartiene certamente alle eccezioni, lui.
    E in ogni caso, io che non ho ghost writer, il ritratto l’ho fatto guardandomi allo specchio;-)
    Inoltre sono ancora piuttosto impressionata per aver letto il godibilissimo (benché mal tradotto, a mio avviso) e anche un po’ raccapricciante libro di Javier MARÍAS, Vite scritte (ed. Einaudi), in cui parla di aspetti biografici di noti scrittori del passato (ci sono nche molte fotografie meno note). Me lo ha regalato, spero senza maliziose allusioni, una mia carissima amica e ne consiglio a tutti la lettura.
    Così come, per un buon ritratto dello scrittore che dicevo io, un’altra lettura che vale la pena è The Anatomy lesson di Philip Roth (immagino che esista anche tradotto in italiano, Eburnea…)

  19. Sulle donne posso dire poco, la mia famiglia di Topi è un caos organizzato, abbiamo fatto la campagna di Russia e l’assenza di giudizio è frutto della nostra attenzione, dir di più sarebbe indiscreto.
    Il Topo, riguardo alla scrittura, sta con Stephen King: “chi scrive scrive perchè non può farne a meno”, le altre ragioni, se è un buon scrittore, saranno sempre confuse con le ragioni dei suoi personaggi e dei suoi lettori.
    Il blogger, (io sono un pivello alle prime armi e quello che faccio è cercare la condivisione), mi sembra che sia ancora indefinibile, raccoglie esperienze troppo eterogenee, ben più di ciò che accomuna gli scrittori, prima di tutto la mancanza di un mercato.
    Giowanni, ma se mi firmassi Topina Rififi, mi promuoveresti?
    Ciao

  20. Roth: sì, appena stato riproposto da Einaudi, traduzione di Vincenzo Mantovani.
    Un’amica sta leggendo The Plot against America e dice che è fantastico. Io di Roth ho letto solo Il lamento di Portnoy, una delizia. Non vedo l’ora di leggere altro, del Roth. Tutto nella wish list, sempre più luuuuuunga.

    Toporififi, se ti firmavi topinafrufrù saresti balzato al primissimo posto, altrochè! ;-)

  21. Il film regge? Ho un’ammirazione lacerante per la Kidman (grandiosa nell’ultimo di Lars von Trier) e scommetterei sulla sua bravura.

  22. Mie care donne sapienti… che dire? Avrei bisogno di una governante-guardarobiera (eccetera) e mi circondo di intellettualesse, io così ignorante e quasi illetterato.

    Eburnea: Non chiedo di meglio che stirare la camicette di una partner troppo occupata in lavori intellettuali. Quasi quasi metto un annuncio sul giornale: ometto tuttofare e servizievole offresi, scopo… Beh, lo scopo devo ancora chiarirmelo. O forse è fin troppo chiaro.

    Linguatagliata: che piacere! Una new entry nel mio salottino letterario! Purtroppo (a proposito di ghost), quando clicco sull’url del tuo sito, splinder mi dice che l’indirizzo è inesistente o il blog è stato cancellato.

    toporififi: per essere un pivello, te la cavi molto bene, mi pare. Non so se fare il talent scout sia la mia massima aspirazione, ma se sei una topina hai certamente qualche possibilità in più di entrare nelle mie grazie (e poi vengono a parlarmi di pari opportunità) :-))

    Arden: a quale “orribile nickname” ti riferisci? Non ho capito. Hai commentato con un altro nick?

    Anyanka: Ma te lo avevo detto che abito nei pressi di Venezia (non esattemente a Venezia). Se passi da queste parti, fammi sapere.

    eburnea: ti incarico ufficialmente di fare gli onori di casa e di intrattenere gli ospiti nel mio blog, qui nei commenti al post che ti riguarda (cosa che fai già egregiamente, mi pare). Forse dovrò assentarmi per qualche giorno.

    Per stasera è tutto. Non posso trattenermi oltre, verrò a trovarvi domani. Un grosso bacio a tutte, mes petites amoureuses.

  23. Giowanni, vorresti farmi credere di non avermi riconosciuta? È inutile che tu insegui i fantasmi tra le quinte di splinder: non si lasciano prendere con facilità;-)

    Eburnea, il film (La macchia umana) non è bello. I due attori, Kidman e Hopkins sono bravissimi di solito; ma in questo caso mi sono apparsi “fuori ruolo”. Lui addirittura m’è parso che recitasse per forza d’inerzia, giusto perché è in possesso di una tecnica che gli consente di apparire più che decente anche forse limitandosi a una lettura superficiale della parte, senza pensare al suo personaggio. Di certo non aveva letto il libro.
    Gli sceneggiatori, poi, hanno arrangiato e ridotto pessimamente il libro, lasciando una trama schematica e togliendogli praticamente tutta la potenza che invece lo caratterizza.
    Consiglio vivamente, a chi non l’avesse già fatto, di evitare il film e leggere invece il romanzo. È di quelli che, se lo cominci, non lo molli fino alla fine.

  24. Arden,
    dovevi stare al gioco e far credere al nostro povero ospite di avere una succulenta new entry! :-)

    Grazie per la recensione, molto più preziosa di qualunque altro parere di forma “ufficiale”. Mi segno:
    leggere Macchia umana, Roth. evitare film, nonostante Kidman. o almeno post libro

  25. Mi aggiungo – un po’ in ritardo – alla discussione sul blogger (e lo scrittore) come adescatore. Secondo me lo sono entrambi, anche se in maniera diversa. Perché la scrittura deve “anche” sedurre. Certo, non necessariamente per portarsi a letto qualcuno, forse si può sedurre in modo più intellettuale, forse uno scrittore e una scrittrice possono sedurre, rispettivamente, un lettore e una lettrice.
    Beh, adesso basta inanellare banalità: ringrazio Giovanni per l’ospitalità e per avermi fatto scoprire il blog di Frenetica Fannullona.

  26. che belli questi “conversari” … verrebbe voglia di entrare, fra topi,se-ducenti seduttori, Roth e scritture :)…ma la casa mi si riempirà di gente, fra un po’. Posso solo lasciare un po’ di auguri, perchè il blog resti così: spazio per ragionare a tante voci. Tutte belle.
    Un abbraccio a giowanni, un po’ più lungo, visto che ormai conosce la mia terrazza.:)

  27. Mi sa che adescatori-adescati lo siamo tutti!
    Ah, la consapevolezza della seduzione. . . è solo una sfumatura?
    Qual’è il colore. . .

    Comunque Giovanni(scusa con la w come Wiva),qui non manca niente. . . ci sono persone che si ri trovano si perdino e si ritrovano (ecc), sapienti e sapientesse, animali ironoci e veggenti, dubbi e immagini variabili rassicuranti ma in bilico e. . .
    che vuoi di più. . . ?

    un abbraccio con gli auguri

    k a a pi

  28. Per uno scherzo della retina, di primo acchito avevo letto “il blog è un adolescente”. Forse significa qualcosa. Temo infatti che adescatore sia un sottoinsieme di adolescente, almeno in certo senso.

  29. Sento che dovrei intervenire nella discussione con più serietà di quanto finora non ho fatto; ma, dato l’obnubilamento da intossicazione alcoolica (obbligatoria in ricorrenze come l’anniversario della nascita di Cristo), preferisco dar la parola a uno poeta russo che la pensa esattamente come me (tale Iosif Brodskij, premio Nobel per la letteratura nel 1987). Trascrivo dal saggio “Altra ego”, in “profilo di CLio”, Adelphi (il testo scritto in rosso è di BrodskiJ).

    L’idea del poeta quale inveterato Don Giovanni è di coniazione relativamente recente. Come molti concetti che godono di largo credito nell’immaginario popolare, sembra essere un derivato della rivoluzione industriale, la quale, attraverso la crescita esponenziale dei beni prodotti e dell’alfabetismo, ha dato origine al fenomeno stesso dell’immaginario popolare. Per dirla in altro modo, questa immagine del poeta sembra dovere più al successo pubblico del Don Juan byroniano che non agli exploit romantici del suo autore – tali da sgomentare, forse, ma sconosciuti ai lettori all’epoca. E poi, per ogni Byron c’è sempre un Wordsworth.

    In quanto ultima epoca dotata di coerenza sociale e di relativo, grossolano conformismo, il diciannovesimo secolo è responsabile della massa di di nozioni e atteggiamenti che noi condividiamo o da cui siamo guidati oggi. In poesia, il diciannovesimo secolo appartiene in tutto e per tutto alla Francia; e forse le pose più plateali e le affinità esotiche dei romantici e dei simbolisti francesi hanno contribuito alla creazione dell’immagine torbida del poeta non meno di quella diffusa idea popolare che vede i francesi come immoralisti patentati. In fin dei conti, dietro a questo sparlare sui poeti sta il desiderio istintivo di ogni ordine sociale -sia esso democratico, teocratico, ideocratico, o burocratico-di compromettere o sminuire l’autorità della poesia, la quale, oltre a rivaleggiare con quella dello Stato, mette un punto di domanda sull’individuo stesso, sulle sue imprese e le sue certezze mentali, sul suo stesso significato esistenziale. Da questo punto di vista, il diciannovesimo secolo si è semplicemente iscritto al circolo: quando si tratta di poesia, ogni borghese è un Platone.

    Tutto sommato, l’atteggiamento degli antichi verso il poeta era, comunque, di carattere più elevato e al tempo stesso più ragionevole. Ciò aveva a che vedere tanto col politeismo quanto con il fatto che il pubblico contava sui poeti per divertirsi.[…] I poeti erano venerati come figure prossime alle divinità: agli occhi del pubblico stavano tra i veggenti e i semidei. In effetti, non di raro accadeva che gli déi stessi fossero il loro pubblico, come dimostra il mito di Orfeo […]

    Caro il mio Brodskij. Quasi quasi mi metto a scrivere seriamente poesie, o a prendere con più serietà le cose che fin qui ho scritto. E’ bello scoprire che qualcuno ha ancora una così alta opinione della poesia, in epoca postindustriale (Brodskij è morto qualche anno fa, e possiamo considerarlo abbastanza contemporaneo, malgrado la sua idea aristocratica della letteratura e, in particolare, della poesia).

    Più oltre, nello stesso saggio, Brodskij ci parla della Musa. Il discorso parte ancora da Orfeo, che preferisce morire piuttosto che tradire la memoria della sua Euridice (viene sbranato e fatto a pezzi dalle menadi, furiose a causa del suo rifiuto di accondiscendere alle loro proposte lascive). Il poeta archetipico, insomma, è monogamo, altro che libertino.

    In genere, a parte l’amata, l’unica presenza femminile nell’agenda del poeta era quella della sua musa. Le due figure si sovrappongono nell’immaginario moderno; non così nell’antichità, perchè la musa era a malapena corporea: Figlia di Zeus e di Mnemosine (dea della memoria), non aveva alcunchè di palpabile. […] In altre parole, era la voce del linguaggio; e quello che il poeta effettivamente ascolta, ciò che realmente gli detta il verso successivo, è il linguaggio. E, presumibilmente, è il genere grammaticale del linguaggio in greco antico (glossa) che dà ragione del genere femminile della musa.

    Con le stesse conseguenze allusive, la parola per linguaggio, e cioè “lingua”, è femminile in latino, francese, italiano, spagnolo e tedesco. In inglese, però, il linguaggio è neutro; in russo è un “luiquot;: E comunque, quale che sia il genere del linguaggio, l’attaccamento del poeta allo stesso è monogamo, perchè il poeta, almeno per professione, è monoglotta. Si potrebbe anche sostenere che tutta la sua capacità di essere fedele si riversa sulla musa, come è sottinteso dalla versione byroniana del modello romantico del poeta -ma questo sarebbe vero unicamente nel caso in cui si potesse scegliere il proprio linguaggio. Invece il linguaggio di un poeta è dato, e la conoscenza di quale emisfero del cervello pertiene alla musa avrebbe valore solo se si potesse controllare quella parte della propria anatomia.

    E prosegue, ancora sulla musa.

    La musa, quindi, non è in alternativa all’amata, ma la precede. In effetti, in quanto “donna più antica”, la Musa, née linguaggio, svolge un ruolo decisivo nello sviluppo sentimentale del poeta. E’ responsabile non solo della sua costituzione emotiva, ma sovente anche della scelta stessa dell’oggetto della passione e del modo in cui si va alla sua ricerca. E’ lei che rende il poeta fanaticamente monomaniaco, trasformando l’amore che egli prova nell’equivalente di un suo (di lei) monologo. Ciò che, nelle questioni sentimentali, equivale all’ostinazione e all’ossessione è essenzialmente il dettato della musa, la cui scelta ha sempre origini estetiche e scarta ogni possibile alternativa. L’amore è sempre un’esperienza, per così dire, monoteistica. Il cristianesimo, naturalmente, non ha mancato di farne tesoro. E tuttavia ciò che realmente lega un mistico religioso a un sensualista pagano, Gerard Manley Hopkins a Sesto Properzio, è l’assolutismo emotivo. L’intensità di quell’assolutismo emotivo è tale che a volte supera tutto ciò che gli sta accanto, e spesso anche la sua meta. Di regola, la voce incalzante, idiosincratica, autoreferenziale e persistente della Musa trascina il poeta oltre le unioni perfette e imperfette, oltre la completa rovina e l’apice della felicità -a spese della realtà, sia o meno presente una donna vera e capace di relazioni. In altri termini, l’intensità cresce di per sé, come se il linguaggio sospingesse in avanti il poeta, specie quello romantico, dal luogo da cui è venuto, dove in principio era la parola, oppure un suono udibile. Da qui molti matrimoni infranti, da qui molte lunghe poesie, da qui le affinità metafisiche della poesia, perchè ogni parola vuole tornare alla sua origine, anche solo come un’eco, madre di tutte le rime. Da qui, ancora, la reputazione del poeta come libertino.

    Il concetto si chiarisce nel seguito del discorso di B., che è lo stesso discorso visto da un’altra angolazione.

    Ciò che il poeta ha in comune con i propri simili meno dotati linguisticamente è che la sua vita è prigioniera del métier, non viceversa. E non tanto nel senso che per le sue parole viene pagato (male e raramente), quanto perché anche lui paga per esse (spesso orribilmente). E’ quest’ultimo punto a creare confusione e a produrre le biografie, perchè il poeta non paga solo con l’indifferenza. L’ostracismo, la prigione, l’esilio, l’oblio, il disgusto di sé, l’incertezza, il rimorso, la follia: queste e altre cose in aggiunta sono moneta corrente. E sono ovviemente descrivibili. Non sono tuttavia la causa dell’attività dello scrittore, ma l’effetto. Detto in parole povere, per far sì che il suo lavoro sia venduto, così come per evitare i cliché, il nostro poeta deve arrivare continuamente dove nessun altro è mai stato – mentalmente, psicologicamente, o lessicalmente. Una volta arrivato lì, scopre che in effetti non c’è nessun altro in giro, salvo forse il significato originale della parola, o quel percepibile suono iniziale.

    Da questo discorso sembrerebbe che per il poeta (non so per il blogger) le ragioni della poesia siano più forti rispetto ad altre, pulsioni erotiche comprese. Ma, soprattutto -sembra dire B.- la musa con la M maiuscola e quella con la m minuscola non sono assimilabili, anche se le emozioni suscitate dall’amore, o le delizie come i tormenti dell’amore, possono fornire carburante al sacro fuoco acceso dalla Musa; il cui scopo, tuttavia, va ben al di là di quello procreativo; e figuriamoci di quello ricreativo.

    Queste considerazioni di Brodskij dovrebbero chiudere in bellezza il nostro discorso; o riaprirlo, se preferite, alzandolo di alcune spanne rispetto livello a cui lo avevo posto.

    Il saggio meriterebbe di essere trascritto per intero, ma forse lo spazio dedicato ai commenti non è il contesto migliore. Io lo trovo interessantissimo, illuminante.
    L’ho letto alcun mesi fa, in un periodo in cui scrivevo lettere d’amore come la seguente (ne trascrivo una piccola parte):
    Ho scritto decine di poesie per te. Solo per te le ho scritte. Ne strapperei una per ogni bacio che tu volessi darmi. E se sarai di nuovo mia, giuro che non scriverò mai più poesie.
    Una prova d’amore di questo genere può sembrare incomprensibile, se non si conosce l’antefatto. Dopo aver letto alcuni versi che le avevo dedicato, LEI mi accusava di voler fare solo della letteratura, in fondo, e citava non so che scrittore inglese, il quale diceva, pressappoco, che la sua donna era per i suoi versi, e non -viceversa-i suoi versi per la sua donna. Un discorso più sintetico di quello di Brodskij; ma il senso è lo stesso, mi pare.

  30. Devo dire che l’argomento mi stuzzica, pensavo anch’io di scrivere un post sull’ispirazione. Mi chiedevo se per scrivere sia necessario soffrire, essere in uno stato d’animo pietoso o, comunque, inquieto. Io la butto lì, anche se è una domanda un po’ banale.
    Colgo inoltre l’occasione per farti gli auguri (in ritardo): BUON NATALE!

  31. E’ davvero buffo, questo post e tutto il suo immane codazzo.
    Nato per fare arrivare al mio blog qualche commento su un post che io, a dire il vero, vedevo più nella sua tematica rapporto fra i sessi (a me molto cara), in fondo è un felicissimo prodotto di frodo. I grandi poeti non copiano, rubano, disse qualcuno. Ora continua, bellissimo, ma davvero, questo tuo commento basato su Brodskij l’avrei tirato fuori dai commenti che stanno diventando pesanti in senso informatico (per me, che mi collego con il GPRS!), e ne avrei fatto un post nuovo, perché ormai nulla più ha a che fare con i miei calendari e groupies…

  32. Aiuto, che effetto che ti fa il Natale!

    Certo, B. dice benissimo: la Musa (maiuscola) è il linguaggio.
    La musa minuscola, invece, non è una vera musa: non è l’oggetto d’amore, a ispirare poesia, ma l’amore, che è un fenomeno della soggettività del poeta – di cui la “musa” minuscola effettivamente è, credo, più pretesto che causa.
    (Amore mio mi scrivo).

    Buon Santo Stefano:-)

  33. Caro Giowanni, sei un esempio e una luce per tutti noi, tenere un post fermo per consentire un dibattito (aaaarrgggh!!!!!) per parlare e perdersi su un argomento è ammirevole, dalla mia piccola e recentissima esperienza di blogger direi che il vizio più evidente è la compulsività, almeno per me è così, pubblicherei in continuazione, più volte al giorno, e vorrei… diciamo una decina di commenti nella mezz’ora successiva, e subito un altro.
    Tu non hai fatto così, hai lasciato respiro al pensiero, sei migliore di noi, chissà se imparerò.
    Un caro saluto

  34. Anna, ‘i vorrei che tu, Eburnea ed io
    fossimo presi per incantamento
    e messi in un vasel ch’ad ogni vento…

    Questo è Dante (più o meno); e questo sono io:


    “Anima mia”

    “Di questo amore tu non morirai”,
    mi rassicura l’amico di sempre.
    Non è certo un organo vitale
    dove morde la gelosia.

    Eppure logora il fegato,
    oltre a spaccare il cuore,
    l’amore offeso e sfiancato. E più che mai
    essenziale sensibile tangibile
    è l’organo che chiamo “anima mia”.

    —————————

    No, non ci stiamo discostando dal tema originario: lo stiamo approfondendo. Il rapporto tra i sessi, Eburnea, è il rapporto tra le anime, e l’amore è il momento nel quale più forte l’individuo percepisce la presenza della propria anima. L’anima, quando davvero ami, è come un organo dolorante, qualcosa di cui non avvertivi la presenza prima che si ammalasse. E’ come se, nell’amore, gli automatismi biologici rivelassero i loro più intimi e complicati ingranaggi, la ragione stessa della loro esistenza. Quegli ingranaggi sono l’anima, e l’anima… è il linguaggio.
    Qui faccio conto di essere un poeta vero e vi parlo della mia esperienza di poeta, e di poeta d’amore in particolare. L’amore mi si è sempre rivelato come “produzione” di linguaggio. Se mi metto a scrivere (lettere d’amore, poesie, e poi ancora lettere d’amore), vuol dire che sono innamorato. E’ una specie di fenomeno biochimico: oltre che ormoni, quando m’innamoro io secerno parole. Ma non è una produzione pacifica: è un terremoto. Lacerazioni nel linguaggio, violenti sussulti del linguaggio che cerca altre e inedite conformazioni, altri significati. Poi l’eruzione lavica si raffredda e vedo che qualcosa di nuovo, forme ancora indefinite e spigolose, è emerso dal sottosuolo. Per me, l’esperienza della scrittura e l’innamoramento sono inscindibili. Per questo mi piace molto il saggio di Brodskij, che parla della poesia d’amore, dell’amore, della musa, dell’anima. Ma (hai ragione, Arden) la musa con la minuscola è niente più che un pretesto. Qui, però, sorge spontanea una domanda: per quale motivo quel volto, quel modo di incedere, quel sorriso, o persino quelle particolari ghiandole mammarie funzionano bene come pretesto e fanno cantare la Musa, e un’altra immagine di donna, invece, la lascia completamente fredda? Perchè il pretesto finisce per diventare più importante del Fine, tanto che io (per fare un esempio) avrei realmente sacrificato tutto ciò che ho scritto da vent’anni a questa parte pur di riavere la donna che amavo? Come Faust, avrei dato via la mia anima… ma lo avrei fatto solo per Margherita? (non ho una risposta a questa domanda, al momento).

    Infine, dico la cruda verità. Non so se tutti i blogger siano degli adescatori, se lo siano tutti gli scrittori. Ma di sicuro io lo sono. Sto cercando una donna da portarmi a letto (lo confesso); ma specialemnte sto cercando la musa che sappia far cantare nuovamente la Musa (E per questa nobile ricerca mi sembra meno ignobile la definizione di seduttore).

    Al3sim: l’inquietudine è indispensabile per poter scrivere. In questo periodo io non mi sento particolarmente ispirato, cioè sono abbastanza tranquillo, e allora cerco di adescare la musa giusta…

    Toporififi: tutto posso essere, tranne che un faro per i neoblogger; e figuriamoci,poi, per “bloggeresse” della caratura di Arden o di eburnea, che risplendono di un’insostenibile luce propria. Quanto alla coazione a postare, non credo sia un male di per sé. Se è sostenuta da un’autentica ispirazione, o da una fervida inquietudine topesca, non fa male a nessuno e addirittura può far bene alla salute del blogger. Al massimo corri il rischio che la gente non abbia il tempo di commentare i tuoi quattro post quotidiani (peraltro sempre interessanti).

    Luna: grazie degli auguri, che rinnovo e ricambio. Non sei in ritardo, perché per Santo Stefano è ancora festa.

    ps – Perchè non tiro fuori questi discorsi dai commenti e non ne faccio dei post a parte? Forse perchè sto scivolando su discorsi personali, e i commenti (che di solito sono chiacchierate tra amici), mi sembrano un po’ meno esposti dei post.

  35. Mi fai venire in mente una frase che ho sottolineato nel libro letto ieri, che arriva a far coincidere un’anima rivelata con un sesso denudato: “L’anima di Shaul si illumina davanti a lei come in un vecchio libro di scienze, uno spaccato dell’anima, gli organi sessuali dell’anima.”

    Tu ti domandi perché quella donna è non un’altra ti induce a secernere poesia. Qui non c’è risposta, secondo me, non teorizzabile almeno. Io piuttosto mi domando: ma allora sei un poeta d’occasione, fai Gelegenheitsdichtung? Non esiste altro che si degno di poesia? Non credo tu possa essere innamorato costantemente (ce lo insegna anche quella meraviglia di Alberoni che si tratta solo di una fase iniziale che poi si quieta nell’amore, stabile, abitudinario). O forse vuoi cambiare donna di continuo proprio per poter innamorarti di nuovo e quindi ritrovare quello slancio vitale e linguistico?

    Qui si scivola nel tema di Markelo Uffenwanken. Mi fa proprio pensare a Casanova, sempre in cerca di un’altra donna, nell’illusione di non diventare mai vecchio.

    Circa la tua “cruda verità” circa gli intenti del tuo blog: auguri!!!

  36. Eburneuccia: forse stiamo enfatizzando le mie ignobili intenzioni. Oltre a quel sommo gaudio, che tutti gli eseri umani indefessamente perseguono (senza rendersi conto di compiere una ricerca mistica, più che della soddisfazione dei sensi), ci sono altri piaceri nella vita. Anche scrivere è un piacere, a volte. Scrivere per il piacere di scrivere, quando cessa l’urgenza di “adescare” o sedurre. Il mare lo si conosce più nella tempesta che nella bonaccia; ma questo non vuol dire che non sia piacevole navigare in acque tranquille. Qui mi viene in mente il vecchio Verlaine, che dopo il matrimonio con Mathilde Mauté scrive “La bonne chanson”, pacifici e limpidi versi in cui celebra il quieto amore coniugale. Ma, come sappiamo, la tranquillità non durò a lungo: poco dopo, l’angelo terribile, il giovane Rimbaud piombò nella sua vita. Se devo dirla tutta, io sto abbastanza bene quando una mia relazione ha superato lo scoglio dei primi due anni (ho quasi sempre avuto relazioni abbastanza lunghe); e allora mi metto a scrivere racconti. Ma siccome io scrivo prevalentemente di notte, e per scrivere un racconto posso impiegare intere settimane… Insomma, qualche volta mi tocca interrompere il racconto e riprendere a scrivere poesie disperate.

  37. Auguri anche a te, e a tutto il circolo blog-poetico.
    Natale a Matera, con la moglie attuale (la mia è una forma di poligamia rigorosamente diacronica…) e senza figli; il mio dalla sua mamma, il suo dal suo papà.
    Molto lusingato dal sentirmi dire che sei mio amico; ci tengo molto e ricambio di cuore.

  38. Brrrr, a parte l’orrore di quell’e cretinamente accentato per il quale quasi chiederei al padrone di casa di cancellare il tutto.

    Lieta di vedere che scrivi anche per pungoli non solo ormonali, per quanto nobili essi siano [ironic mode off]. Non lo dubitavo, volevo solo “leggertelo scrivere”. Non capisco, però, l’ultima frase: donna stabile non ti permette di scrivere di notte? Tematica del “genio e sregolatezza”?

  39. Solo sregolatezza, credo. I miei bioritmi, quando scrivo, impazziscono letteralemnte. La curva del rendimento sessuale, in particolare, ha dei picchi verso l’alto in orari poco consoni (a mezzogiorno), mentre mi viene fame alle cinque di mattina e di notte il sacro fuoco dell’ispirazione spegne ogni altro bollore.
    Non preoccuparti delle e accentate e non. Io gli accenti li metto quasi a casaccio, e non c’e lavoro di lima e ripulitura che tenga: anche dopo l’ennesima rilettura scopro qualche orribile strafalcione. Ed ecco svelato lo scopo ultimo dell’adescamento: sto cercando una correttrice di bozze per i miei racconti, in realtà. Tu sbagli gli accenti? ahi!

  40. Ma insomma come la fate lunga! Si cucca o non si cucca coi blog? te l’hanno già corretta la bozza?
    a me mi

  41. Vuoi dire che gli accenti non li sbagli di solito? Allora come correttrice di bozze sei perfetta.

    A me mi: vedo che sei sempre molto attento alle sfumature.

  42. Sono stati sempre innamoramenti o passioni astratte quelli che mi hanno ispirata. Mai l’innamoramento per una persona in carne ed ossa.
    In questi casi ho scritto, sì, lettere e sproloqui, ma niente che somigliasse a una poesia o a un racconto (o che, a rileggerlo dopo, fosse letterariamente accettabile).
    L’ amore per personaggi letterarii o per certi autori ha spesso “acceso”, invece, un desiderio prorompente di scrittura, che assumeva anche l’aspetto di un desiderio di contatto con quell’altrove in cui essi risiedevano.

    Quanto all’innamoramento nel senso più comune del termine, non credo sia possibile dire perché sia un certo viso o un certo passo, o persino a volte un difetto particolare di quel volto e non di un altro ecc. a suscitarlo. Probabilmente,come per tutti i misteri, ci sono un’infinità di cause concomitanti (e il loro”concomitare” è una specie di miracolo).

    Nel mio caso, comunque, a differenza che in quello di Giowanni, la presenza, nella mia immaginazione o a pochi metri, millimetri o chilometri, di un essere umano in carne ed ossa quale oggetto d’amore, ha sempre disturbato e ostacolato – finché l’innamoramento è durato – la felicità creativa e la scrittura.

    (Questa testimonianza è tanto per dire che è difficile ricavare regole generali).

    Arden

  43. P.S. dopo che tu avessi dato via la tua anima per quei due baci, una volta avuta la donna che ami, avresti smesso di amarla (almeno di amarla in quel modo) – e avresti trovato il modo di riprenderti l’anima.
    :-)
    Arden

  44. In effetti, Arden… A pensarci bene, la scrittura “a caldo” è magmatica, effusiva, eccessiva; a parte il fatto che le lettere d’amore, in versi e in prosa, spesso si prefiggono scopi che poco hanno a che fare con l’arte e la letteratura, piene come sono di invocazioni patetiche, invettive virulente, ricatti ignobili. Ma spesso, poi, io ritorno su quel magma raffreddato, e allora mi tocca scolpire, proprio come Pigmalione, per far emergere dalla materia informe una figura di donna idealizzata. Hai ragione tu: l’amata, e la stessa passione, devono diventare qualcosa di astratto, perché si possa cavarne dei versi decenti.
    Questa volta, come ti dicevo, è più difficile. Perciò “Amore mio mi scrivo” viene riscritto e sarà ristampato (con una prefazione di Anna Setari, ricordatelo).

    Arden, quella donna, io non smetterei di amarla dopo due baci. Dopo il terzo, forse; ma lei me lo negherebbe, il terzo, e allora io non potrei riprendermi la mia anima.
    E’ così che è andata, in effetti: lei mi ha negato il tremillesimo bacio e allora non ho mai smesso di amarla. Il demone che la possiede tiene la mia anima sotto sequestro.

  45. Allora, cominciamo a chiarire che il Dott. Prof. Ing. Alberoni parla per se e la sua visione non riguarda che la propria personale esperienza (o il database della sua biblioteca tematica) che francamente non prendo a esempio.
    Andate piano ragazzi con le categorie applicabili, se non sbaglio stiamo parlando di questioni piuttosto personali, nella cui intimità io non lascierei entrare troppe regole.
    Il fatto è che affidarsi ad una musa significa che ci si è affidati non che lei si è affidata a noi, con tutte le conseguenze del caso.
    Non ho altro da dire su questo argomento
    Topo Gump Rififì

  46. Rififi,
    Alberoni l’ho tirato in campo io – e se leggi i miei commenti metti sempre in conto le secche dell’ironia. Credi che “quella meraviglia” sia franca ammirazione? Per me Alberoni è un comico, le battute vanno prese per quello che sono.

  47. Cosa avete contro il buon Alberoni? Lo leggeva anche mia nonna, che era completamente analfabeta, lo citano i preti nelle loro omelie, viene invitato da Vespa come controfigura di don Mazzi.
    Scherzi a parte, una volta era un sociologo con le palle. Negli anni sessanta scrisse un tomo di non so quante centinaia di pagina sulla teoria dei movimenti “Lo stato nascente”, o qualcosa del genere; teoria che non è sua, comunque quell’opera fu molto apprezzata dai non-analfabeti. Poi il furbastro scoprì che si guadagnano più soldini a scrivere come nelle rubriche di Donna Letizia.

  48. Ho avuto la disgrazia di leggere un libro della moglie di Alberoni,(non ricordo il nome. Che vuoi senescenza precoce, o più probabilmente una difesa del mio inconscio) Se ha sposato quella donna, non è poi tanto in gamba, e neanche tanto furbo. Ciao, sono il tuo 70/mo commento.

  49. Come ben sottolinea Senzapiùtempo (si chiama Rosa, la moglie del tapino, leggo che è Professore di Sociologia generale alla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano…), Giovanni, è ora che tu dia aria a questo tuo blog che continua a vivere sulla segnalazione del mio blog, argomento che non mi pare meriti 70 commenti!!!
    Postaci una poesia, andiamo avanti! :-)

  50. Io non posto e non scrivo a gettone. Scriverò quando piacerà a Calliope.
    Adesso questo è un multiblog, ti ho invitata a postare, perché non pubblichi tu qualcosa, che sei molto più prolifica di me?
    PS. il telefono di Calliope squilla a vuoto.

  51. No… non ti consiglio “L’effetto di vivere al contrario”… sì è interessante, ma non è un gran bel libro. E poi non ti ci vedo leggere cose del genere. Buttati su Whitman, Coleridge, Yeats, Byron e Shelley… insomma la poesia. Ho deciso tu sei fatto per la poesia. Ti lascio “L’amplesso delle aquile” di Whitman (giuro che non ci sto provando… sono impegnata:P)

    Lungo la strada che costeggia il fiume (mia pomeridiana passeggiata, mio ristoro),
    Alto nell’aria, improvviso, un rumore smorzato, due aquile in amore,
    L’impetuoso avido contatto, l’unione alta nello spazio,
    Artigli che si afferrano, s’intrecciano, una ruota selvaggia, viva, turbinante,
    Quattro ali che battono, due becchi, una massa vorticosa strettamente avvinghiata,
    Che cala in cerchi, si rovescia, s’arrotola, cade giù a precipizio,
    Finché sul fiume sospesi, ancora uniti, la calma d’un istante,
    Un immobile muto bilanciarsi nell’aria, poi il distacco, gli artigli che si sciolgono,
    Le ali lente e salde nuovamente piegate verso l’alto, i loro voli diversi, separati,
    Lei il suo, lui il suo, seguendo.

    Buona serata… Anyanka

  52. Potente questa poesia, che conoscevo già, Simona; ma forse non in questa traduzione. “Foglie d’erba” è stato un libro che ho letteralmente consumato. Forse perché Whitman piaceva molto ai poeti della beat generation, che lo consideravano il loro antesignano. Quand’ero più giovane (e ancora più underground di adesso), i poeti della Beat Generation mi piacevano molto. Poi i miei gusti cambiarono…
    In effetti hai ragione, leggo prevalentemente poesia. Baciozzi notturni, mia dark lady. A febbrario, ricorda…

    PS – Anch’io sono impegnato, in un certo senso. O forse è solo il cuore che è ingombro. Ma provaci pure, se vuoi: mi farò pregare per un po’ (giusto per evitare che tu possa pensare male di me), ma poi cederò sicuramente.

  53. Manuela: quest’ultima considerazione potrebbe concludere degnamente la discussione. Ma io sostituirei “adescare” con “sedurre”, nel suo significato letterale (che non “è portarsi a letto qualcuno”, per quanto anche questa prospettiva possa allettare).
    Meriti un’ispezione accurata del tuo blog. Adesso vado di fretta.

  54. X Eburnea:: scusa, il Topo è infiammabile ogni tanto e certe parole gli danno l’orticaria fulminante, non ho letto il tuo commento con la sufficiente attenzione e prima di pensare ho morso.
    Ho riletto il commento, e ho pensato: c’è dell’ironia, ma il meccanismo evidenziato è assunto come vero.
    Ah, basta così, sai ho conosciuto gente che si è scannata per anni su questioni simili e ho deciso che una persona vale sempre di più di una discussione, sai, io sono un po’ come il dottor stranamore, certe reazioni compulsive ogni tanto tornano fuori.
    Sono completamente daccordo con te e sono completamente in disaccordo con te, 70 commenti e la paralisi dei post del nostro magnifico ospite sono troppi, ma la segnalazione del tuo blog e dell’argomento sollevato da te merita almeno 140 commenti.
    XManuela: Adescare è facile, acchiappare è un altro discorso. qual’è il vero fine?

  55. Giowanni non vuole acchiappare a tutti i costi, secondo me, ma solo curiosare, bighellonare e conoscere gente. Se poi, magari, capita di fare qualche piacevole incontro…
    Del resto, il flâneur, se non sbaglio, era sì uno sfaccendato, ma non perché mancasse l’occasione di condurre in porto alcuna faccenda. Il flâneur, tipicamente, andava melle case di piacere, ma solo per perdere tempo, per curiosare e chiacchierare. Infatti era molto inviso alla madama, ma non alle “signorine”, che volentieri s’intrattenevano con lui in piacevoli conversari. Poi, magari, lasciava il lupanare e stava fermo per ore sotto il balcone della sua bella. Ma quel balcone non si sarebbe aperto mai più.
    Con questo non voglio assimilare la blogosfera a un lupanare; anzi, temo che le “bloggeresse” siano delle signore piuttosto morigerate, nubili o maritate o smaritate o single croniche o immorosate che siano. I veri gaudenti (e le vere gaudenti) non perdono tempo coi blog. Conoscono i posti dove si acchiappa.
    Saluti dallo spazio curvo.

  56. Questo falsocontatto curvilineo è un genio! :-)

    Toporififi:
    al di là della battuta su Alberoni, se penso alla mia esperienza non ritengo che l’innamoramento (inteso come quella fase di tempesta ormonale, di fughe e attacchi, di dubbi atroci che non lasciano dormire, di rossori, di speranze, di trepidazioni) possa durare a lungo. Sarebbe debilitante per il fisico (anche se ottimo per la linea :-))
    Sei un caro Toporififì, scusa se ti ho fatto infiammare e venire l’orticaria :-)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *