ASOLO

 

Era così simile a te, quella strana città! Sembrava l’avessero costruita apposta per te, per il tuo sguardo capriccioso, per le tue scarpette di cervo (morbide, benché lunghe e puntute come baionette) e per le tue gambe di stambecco.
Se io provassi a raccontare di un luogo in cui siamo stati insieme, di uno qualsiasi, o di quello che più mi è piaciuto, non riuscirei a dire che di te. Come se dappertutto non avessi visto che te, quella tua andatura prodigiosamente lieve, i tuoi occhi d’ambra che non potevano fermarsi per un istante su una cosa senza cercarne subito un’altra. Se ripenso a quelle gite domenicali, solo di te ho memoria: di nessun altro paesaggio. Asolo me la ricordo,  tuttavia. Ero io, proprio io, l’uomo che passeggiava, quasi correva, per quei vicoli in compagnia di quella ragazza dai capelli rossorame, in quello splendido pomeriggio di marzo.
Non c’era strada che non fosse una salita ripida, o un’improvvisa discesa. Così era Asolo: come la ragazza. E nessuna di quelle strade portava a una piazza già nota, a una vista su una vallata già contemplata. Nessuna viuzza, piazzetta o cantone di cui si potesse dire: di qua siamo già passati. Eppure la città era piccola, e la passeggiata durava da un bel po’ di tempo.
Con che agilità, con che grazia lei correva per quei vicoli tortuosi. Era il suo sguardo avido, il suo sguardo mobilissimo a guidare e precedere i suoi scarti repentini, e a calamitarli entrambi – l’uomo e la ragazza – ora verso un poggio turrito, ora verso un’ampia terrazza: uno sguardo lanciato innanzi come il gomitolo che la zampa del gatto tocca e non afferra. Il gomitolo si srotolava e lei ne seguiva con sicurezza il filo, nel labirinto. L’uomo, che a fatica riusciva e restarle accanto nella passeggiata – senza mai sfiorarla, senza osare impedirle il passo o distrarla dal suo percorso a zigzag – da quello sguardo indovinava il vicolo che lei avrebbe imboccato, la scalinata verso cui si dirigeva, la chiesa in cui stava per entrare. Un istante prima che la ragazza deviasse giù per una stradina scoscesa, o si dirigesse verso una terrazza, o si avviasse quasi di corsa verso una scalinata, lui intuiva la direzione e accelerava già prima che lei accelerasse, o per un istante la precedeva nel vicolo che subito dopo lei imboccava. Ma era quasi sempre lei a precederlo, a correre più in fretta,  a trarlo dietro di sé lungo il percorso labirintico. Ad ogni curva, ad ogni angolo, in cima ad ogni salita s’apriva una nuova prospettiva.  Dal punto in cui ogni strada sembrava finire, molte strade si dipartivano: in discesa, in salita, in tutte le direzioni. L’uomo era accaldato, sudava. La ragazza era fresca come il pomeriggio di marzo sui colli asolani. Non gli rivolse mai la parola, né lo guardò mai, quel pomeriggio. O forse disse una sola parola: guarda!
Duplice era per lui la visione di quei vicoli, dei portici, delle chiese, del castello: la visione della città reale e di quella rispecchiata nello sguardo di lei.  O forse non vedeva nient’altro fuorché ciò che la ragazza vedeva. O non vedeva nient’altro fuorché la ragazza; e anche adesso, mentre crede di cercare i tortuosi lineamenti di una città nei suoi ricordi, è lei che vede se chiude gli occhi, lei insegue ancora, solo di lei gli piace raccontare.
Un poeta aveva cantato quel luogo definendolo “città dai cento orizzonti”, ma ben più di cento dovevano essere gli orizzonti e le ringhiere a cui la ragazza voleva affacciarsi, in quella giornata straordinariamente limpida. In fondo a ogni vicolo si apriva una nuova prospettiva, un belvedere, una piazza, un nuovo quadrivio. E nessuna vista somigliava a un’altra, nessun paesaggio era uguale a un paesaggio già percorso con lo sguardo – uno sguardo sempre in fuga, sempre obliquo e inquieto.

24 commenti su “

  1. Anyanka, ho passeggiato realmente in quella città, insieme a quella ragazza. Uno di questi giorni vorrei tornarci, per scoprire se esiste davvero, se è mai esistita o l’ho solo sognata.

    Arden, Asolo sembra davvero una città disegnata da Esher. Puoi percorrere più volte la stessa strada e ogni volta, in fondo alla strada, troverai una chiesa o un paesaggio diverso.
    Fu il Carducci a definirla “Città dai cento orizzonti”.

  2. Quel zig-zagare rapido della ragazza sei riuscito a renderlo identico al moto browniano di una molecola di gas, che tanto più si scalda tanto più accelera e schizza urtando da un edificio all’altro, da un luogo all’altro, da un orizzonte all’altro.

    E tu novello Einstein dietro a inseguirla, a cercare di carpirne i segreti e la legge fisica che muoveva i suoi rapidi passi.

    Einstein proprio cent’anni fa ci riuscì (a spiegare il moto delle molecole), auguro a te la medesima fortuna.

  3. Ho un certo interesse per l’anima segreta delle città, per via degli studi e degli hobby che conducono sempre verso gli stessi fini. Caso? Destino?
    (Adesso che sono stata promossa a nipotina devo trovare qualcosa di meraviglioso da scrivere!)

  4. Mi ricordi un libro che lessi tanti anni fa, lei gli proibì di parlarle d’amore e lui scriveva d’altro corerendo dietro mille temi che gli permettessero di parlarle non d’amore, non sempre ci riusciva e veniva punito.
    Era Viktor Sklovsky, “Zoo o lettere non d’amore”.

  5. Caro giowanni,
    ti volevo perlare riguardo all’incomprensibile commento che hai lasciato sul nostro blog.
    Nonostante ti consideri (e parlo personalmente… non per tutti e due…) una persona molto colta ma anche molto sensata e simpatica, davvero non capisco come tu ti permetta di rimproverarmi/ci. In particolare, riguardo alla richiesta di “..fare i bravi…” non capisco di cosa tu ti riferisca. Detto che non intendo chiedere scusa a nessuno e desidero mentenere buoni rapporti con tutti, volevo solo chiarire che non siamo un branco di mentecatti che necessita di dover imaparare come comportarsi, ma solo due persone che nella pausa del caffè trovano divertente vedere che riescono a far ridere qualcuno (… chiaramente non qualcuno di qui). Ma questa è un’altra storia.
    Non mi attendo repliche feroci, anche perchè non credo tu sia il tipo. Per altro, come ti ho detto più volte troviamo offensivo essere considerati artisti, prima di tutto perchè ce ne sono già troppi sulla rete, e poi perchè detto in modo così sarcastico risulta vagamente irritante anche per noi.
    Senza alcun rancore.
    Eddy (Nakata)

  6. ops…

    Asolo.
    Pensavo che fosse solo una cittadella da Intervallo televisivo e invece, Giocanni querido, mi ritrovo in un labirinto Escheriano (ma non è detto che escher non l’abbia realmente conosciuta) dai cento orizzonti in fuga inseguendo un’innafferrabile fanciulla rossochiomata… chissà quando amico mio, chissà quando accadde tutto ciò.
    In una giornata di Marzo come questa, ma questa (21 Marzo) è più speciale di altre perchè oggi, proprio oggi,(checchè ne dica il genetliaco di Eburnea) si festeggia l’equinOZio di Primavera

    “Alleluja! Alleluja!
    E’ ufficialmente primavera!
    Coraggio,amici cari, lasciate i balocchi dell’attesa, i trastulli della mente. E’ l’ora del corpo!
    Si danzi, si balli, si libi festosamente!
    Orsù! Bando alla ombre saturnine!
    Ecco la luce… LA LUUUCEEE torna ad accompagnarci e noi sapremo ancora una volta sciogliere i fianchi ed i pensieri a questa sua dolcezza.
    Esultate,
    la trincea interminabile del Generale si è ridotta, mo’ spunta lo sooOOooleeee, salutiamolo grati, rispondiamo al suo sorriso foriero di rinnovati piaceri.
    Tutto si allegerisce, le vesti, le membra, i desideri, i passi sul selciato.
    Chi vuol esser lieto, lo sia davvero… nella stagione suave, guardate: inizia, dolce, la discesa. Tutto rinasce.”

    pure i ricordi di labirinti asolani…
    Arrivederci, querido, arrivederci nel sole!

  7. “O non vedeva nient’altro fuorché la ragazza; e anche adesso, mentre crede di cercare i tortuosi lineamenti di una città nei suoi ricordi, è lei che vede se chiude gli occhi, lei insegue ancora, solo di lei gli piace raccontare.”
    Ora lo rileggero una vebtina di volte. Senza scrivere alcuna stupidagine. Senza cercare di filosofeggiare su parole che desiderano solo essere lette.
    Stile impeccabile.
    Davvero ottimo.

  8. Una delle “città invisibili” di Calvino è costruita seguendo il percorso tracciato da una ragazza che fugge e che viene inseguita come immagine di bellezza. Nei sogni la ragazza rimane, anche se nella realtà è per sempre scomparsa.

  9. Sì, duplice visione, perchè, forse, non basta mai né la sola realtà né il sogno.
    E’ bello questo pezzo.
    Buona notte, Giowanni

  10. Anch’io ho un ricordo asolano simile. Tranne che non ho bisogno di chiudere gli occhi per rivedere la ragazza…

    Comunque, bello.

    Enzo

  11. Belissima la descrizione della cittadina e della ragazza, entrambe mutevoli, inafferrabili, sempre nuove, che si sovrappongono l’una all’altra in un poetico rimando di immagini.
    Conosco Asolo e ho goduto immensamente delle tue parole. Grazie.
    bertolina

  12. Rea: Nel caso di Asolo, il suo aspetto dice tutto della sua anima.

    toporififi: il discorso amoroso spesso non è riconoscibile come tale, non lo riconosce neppure chi lo pronuncia.

    nupi. “Gli Asolani” di Bembo… Non so, non credo… Se non per la dedica…

    Nakata: deve esserci un malinteso. Ti risponderò in un messaggio privato

    anonimo, grazie.

    Senzapiutempo, sì, è un testo che invita all’inseguimento…

    Naima, in effetti avevo in mente anche le “Città invisibili” di Calvino. Pensavo si capisse subito, invece i lettori non colgono immediatamente il richiamo.

    Colfavoredellenebbie, non basta mai la propria visione. Quando amiamo, d’un tratto scopriamo che si è creato un duplicato della realtà, e le visioni sono due: la nostra, consueta, e quella che vediamo nello sguardo dell’altro. E quando le due visioni non coincidono, è difficile accettare l’altra; oppure diventa difficile accettare la propria.

    Enzo, tornare ad Asolo con la ragazza del cuore sarebbe meraviglioso, se pure la ragazza fosse un’altra. O forse l’unica donna-Asolo esistente al mondo è quella, e allora non la rivedrò mai più, quella città.

    Bertolina, riuscissi davvero ad afferrare, a intrappolare quell’immagine nella scrittura! Non è facile.

    Grazie a tutti.

  13. Farolit, mi era sfuggito il tuo inno alla primavera, che un po’ scaccia le ommbre saturnine. Grazie, cara.

  14. Infatti, è una città invisibile anche quella: disegnata via via dal desiderio dell’uomo, o dalla fuga della ragazza, Come noi lettori che inseguiamo le tue parole, giowanni, verso la prossima ringhiera e il prossimo vicolo, col fiatone e un rosso di gratitudine sul viso.

  15. Ti aspettiamo a Milano per questa prossima festa, non ti farò trovare il tradizionale agnello ma l’arrosto di vitello. (lo sai che a me piace la carne e l’agnello ne contiene ben poca, comunque la colomba ci sarà.)

  16. Anonimo: ma noi due ci conosciamo? Di chi è il ritratto?

    Manginobrioches, pensavo anche alle tue città invisibili.

    O Ermione, la tua presenza qui mi mette un po’ in imbarazzo. Abbiamno sempre avuto amici diversi, sorellina: non potremmo, anche ora… Ma fai come vuoi. A domani (tanto chi li legge più questi commenti).

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