La lettera d’amore

Ci frequentavamo da poco tempo. La mia lettera d’amore era sul tavolo apparecchiato per due. La scena, diversamente dalla cena, era stata preparata con cura: due piatti, due bicchieri, i tovaglioli ben ripiegati (tovaglioli di stoffa! Ma che lusso!), le posate scintillanti, una caraffa d’acqua fresca e quella lettera. Era lì, sotto il bicchiere capovolto, ripiegata come i tovaglioli. Era vietato toccare i bicchieri e la caraffa prima che gli spaghetti fossero pronti. «Lasci impronte digitali dappertutto », mi aveva detto, mentre aggiustava di qualche millimetro la distanza tra la forchetta e il piatto. Ogni cosa era disposta sul tavolo come i pezzi su una scacchiera all’inizio della partita.
«Posso toccare dove non restano impronte, allora?», le dissi. Lei minacciò scherzosamente di colpirmi col mestolo sulle mani smaniose.
«Posso leggere questa cosa, almeno?», dissi, sfilando con cautela il foglietto da sotto il bicchiere.
«Leggila pure, è tua», disse lei, continuando a trafficare con mestolo, tagliere e pentolame.
La scrittura era un po’ tremolante. L’avevo scarabocchiata in treno, qualche giorno prima, su un pedestre foglio a quadretti di un notes da due solidi, di quelli con la rilegatura a molla. Non avevo perso tempo a ricopiarla su un foglio più degno: volevo si capisse che l’avevo scritta di getto, in preda a un impellente bisogno di confidarle la mia passione. Poi l’avevo spedita per posta.
Ed ecco che adesso rileggevo la mia lettera d’amore, mentre la destinataria di quella lettera era lì, così vicina da poterla toccare. E la toccavo dappertutto, infatti. E lei cercava di tenermi a bada, con una mano, e con l’altra rimescolava un sugo bizzarro con cui avrebbe condito, di lì a poco, degli spaghetti molto, molto al dente. Carota, limone, mascarpone, sedano, patate, piselli, origano, zenzero, olive non snocciolate, noce moscata … Tutto nella stessa pentola. Che schifo di cuoca era! Ma quanto l’amavo!
«Ti è piaciuta, vero, la mia lettera d’amore?… Ma che fai?… Il mais nel sugo di pomodoro?…».
Poi mi sedetti e «senti questo passaggio», dissi. Mi ero messo a leggere la lettera ad alta voce, senza più badare né a lei né ai suoi intrugli. Ma all’improvviso lei me la strappò di mano con gesto rabbioso.
«Allora era per te, e non per me», ringhiò.
Scostò la pentola, alzò la fiamma del fornello. Teneva quel foglio di carta tra il pollice e l’indice, sul volto una smorfia di ribrezzo. Come fosse un insetto schifoso, la mia lettera… La mia lettera d’amore!…
Giuro: la bruciò.

35 commenti su “La lettera d’amore

  1. Amore, Liebe, Love, Amor, Amour…
    strani fonemi, sillabe che vanno
    combinate con altre ancora, eppur
    non sempre insieme combinate avranno
    magia e nemmeno il dizionario Bur
    saprà dare parole senza affanno
    alla passione tua: quel calembour
    che scrivi a lei – sovente – è solo inganno.

  2. Peccato che non era un foglio di pergamena. Avrebbe bruciato meglio e più a lungo. Per la prima volta il personaggio mi è simpatico.

  3. … fece bene.

    O.T.
    Le vere lettere d’amore non si spediscono; i cassetti – anzi i pc – di mezzo mondo ne sono pieni.
    Se si spediscono… si devono subito dimenticare, non ti appartengono più… “narcisetto adoncino d’amor!” :-D

  4. Brianzolo, sei il Paganini degli endecasillibi rimati. Grazie della bella stanza. Ma non ti sembra sprecata? Potevi farci un bel post.

    De nada, dovere, Missy. Il tuo post è davvero delizioso. Mi offrirai una tazza di qualcosa per ricambiare.

    naima, sono d’accordo con te. In realtà fu quel gesto a conquistarmi.

    Grazie, Rififi. Certe rievocazioni aiutano a capire, a rielaborare il lutto.

    Farolit, c’hai ragione. Io ho una cartella specifica per le lettere d’amore: C:DOCUMENTILETTERE DAMORE, contenente svariate sottocartelle che hanno nomi di donne. Una di queste sottocartelle contiene un migliaio di file, quasi tutti inediti. E non faccio mai l’upgrade del pc senza prima fare il backup dell’intero epistolario amoroso.

  5. Insomma, non si può non approvare il gesto della bella.
    Ma il narratore si salva perché lo racconta così bene che quasi uno crederebbe che abbia capito la lezione;-))

  6. P.S. la faccenda delle impronte digitali mi stuzzica la curiosità. Mi chiedo se la bella in questione, adusa a mescolanze indigeribili, non dovesse tenere a bada anche un secondo amante, un geloso poliziotto della Scientifica…

  7. Anna, la bella in questione (davvero bella ai miei occhi) teneva molto alla pulizia e alle apparenze in genere; di sue predilezioni per la polizia non ho notizia, ma tutto è possibile. Le stoviglie immacolate forse erano una metafora (non so esattamente di cosa, o lo so confusamente). Comunque lei amava la scrittura, e certamente su quel tavolo apparecchiato aveva scritto qualcosa che, al momento, non seppi decifrare.
    A dispetto delle sua inettitudine come cuoca, lei era una donna molto raffinata. Io, invece… Insomma, le mie dita erano decisamente unte.

  8. Non so, ma una donna che brucia una lettera è un’immagine bellissima. Da innamorarsene (dell’immagine, non della donna). E infatti adesso è un post. (come vedi, non si scappa dalle parole, bruciate o no, non si bruciano mai…)

  9. Ho svolto le dovute indagini. Da una introspezione psicanalitica dello scritto di giowanni si desume inoppugnabilmente che in quella stanza, al momento della combustione della lettera, era presente una terza persona, tale Tizio Gitali.

    E che vi fosse, lo lascia intendere l’inconscio di giowanni medesimo, scrivendo che sulle posate vi erano chiaramente riconoscibili impronte di-gitali.

    Ora perchè giowanni sia così riluttante a dichiararlo apertamente non ci è noto, ma il suo inconscio ci ha charamente svelato l’arcano: vi era un secondo uomo (forse il reale latore della lettera? forse un rivale sentimentale del protagonista maschile? purtroppo non è dato sapere), e questa presenza può senz’altro aver spinto la protagonista femminile al gesto inconsulto e pericolosissimo di una combustione cartacea tra le mura di una cucina.

  10. Ma come?! Hai una cartella specifica per le lettere d’amore? Le hai tutte catalogate in sottocartelle che hanno nomi di donne?? E lo dici così, con la normalità di un entomologo!
    Rischiando il linciaggio mediatico da parte di tutti gli amanti sensibili.
    Ma allora la donna del post (la pessima cuoca-fissata con l’igiene e raffinatissima femme) non fece bene ma benissimo a disintegrare le lettera cartacea!!!
    Di cui magari hai la debita copia conservata nella sua apposita sottocartella.
    LE HAI ADDIRITTURA CLASSIFICATE!!!
    Sei conscio della gravità del tuo peccato?
    Ora spiegaci come fai a preordinare il destino, sacro e indipendente, di un epistolario amoroso?
    Sai che pagherai il duro contrappasso di un simile affronto?
    Finirai anche tu, prima o poi, spogliato della tua unicità sentimentale, finirai in una cartella di sottogenere insieme ad altri nomi: gioWanni ovvero “il classificatore di lettere d’amore”, accanto a Piero “l’elicotterista” o Francesco “informatico dall’alito pesante”.
    O peggio… verrai dimenticato, nemmeno la generosa memoria di un pc a mantenere un tuo segno… trema trema scellerato!
    … Pardon mi sono lasciata trascinare! ho la Sindrome di Donna Elvira, lo confesso, appena mi si presenta un “catalogo”, invoco il la vendetta del “giusto Cielo”.

    Confesso, per farmi personare la foga, che anch’io ho scritto molte lettere d’amore, “lettere d’addio” per l’esattezza. Tante, è la mia specialità.
    Alcune le ho spedite;
    di queste alcune le ho conservate, altre camcellate;
    molte non hanno mai raggiunto il loro destinatario reale, perchè quello che avevo da dirgli era importante che glielo dicessi, ma non che gli arrivasse; di queste… buona parte è andata perduta, distrutta, nascosta; una piccola parte sopravvive nell’anima, in qualche foglio dimenticato e persino in qualche cartella gialla del con nomi di amori miei.

    :-)

  11. per la par condicio, anche il sugo avrebbe dovuto bruciare.
    Si scrive (per sè) anche con il cibo.
    Si scrive (di sè)anche bruciando una lettera.

  12. Caro collezionista, come cataloghi le tue lettere d’amore? Per Data? In ordine Alfabetico?… Tieni anche le risposte o t’interessa solo la tua personale performance “letteraria”? Ritieni collezionabili tutti i supporti, o, per esempio, non collezioni la corteccia di pino incisa? Dove tieni la collezione non informatizzata? Non tiri mai lo sciacquone? Tieni proprio tutto?

  13. Niente rassicura di più un uomo che stare a vedere da una posizione protetta un altro uomo linciato da donne per questioni amorose.
    Un uomo che si è esposto e con un’inezia di narcisismo maschile ha smosso una valanga di narcisismo femminile.
    Avevo già detto che un sogno ricorrente della mia infanzia era il desiderio di vedere uno tzunami, l’altro era assistere ad una valanga, con desideri così finirò travolto prima o poi.

  14. Certo, manginobrioches: l’immagine è bellissima. Soprattutto l’immagine. Ma non tutte le danzatrici danzano allo stesso modo la stessa danza, e a volte ci s’innamora di quella che la danza meglio di chiunque altra, proprio perché si ama la danza.

    Arden, lo dico anch’io che fece bene.

    Officina, Arden: lei avrà detto ditate, e non impronte digitali, ma il mio è un un lapsus freudiano: le donne amate mi hanno spesso suscitato tentazioni omicide, ma non quella volta e non certo per via della lettera combusta.

    Farolit, ah mia Farolit! Classificare è necessario, a volte. Serve a salvarsi l’anima e a medicare il cuore. Nel medioevo classificavano gli angeli, le gerarchie angeliche, e così li rendevano innocui; perché gli angeli (dice Rilke) sono tremendi, e periremmo al loro abbraccio se loro stessi non se ne sciogliessero. Ti è sfuggita, comunque, una precisazione importante: una cartella, e una sola, contiene ben mille file. Gli altri ne contengono sì e no una decina ciascuna. Le gerarchie angeliche, appunto. LEI era il più tremendo degli arcangeli, e invano mi sono divincolato sotto il suo calcagno e ho tentato di morderle la caviglia (ma forse quella era la Madonna).

    Zena, quel sugo non bruciò, purtroppo. La scrittura può essere buona anche se lo stile non è apollineo. I guazzabugli piacciono, a volte.

    Naima, vedi sopra. Certo che m’interessa la performance letteraria, ma questo non significa che sono senza cuore, o che il poeta non abbia un cuore. Il poeta soffre di più rispetto al comune mortale (come ebbi a dirti) – ma come soffre bene!

    Sì, rififi, è un vero e proprio linciaggio. Per una piccola colpa che ho ammesso, del resto. Questo piccolo racconto voleva essere (anche, ma non solo) un omaggio alla classe, allo stile di una donna, opposto alla mia mancanza di stile. E tu guarda come mi danno addosso.

    Gloria, ricambio l’abbraccio. Mi fa piacere vedere che vai di nuovo in giro.

    dimenticavo. Arden, io non potrei mai scrivere a (per) donne diverse la stessa lettera d’amore. Michelangelo non cavava la stessa statua da due blocchi di marmo.

  15. Mmmm, le indagini comunque procedono… Non è che la lettera fosse impregnata di polverina omicida, antrace o diossina?

    (a proposito, che ci facevi a Desio in quel funesto giorno?)

  16. quando il maestro torna, porta con sé gli elementi scatenanti dell’amore e dell’odio, che abitano, agli antipodi, la stessa medaglia.

    cpd

  17. Bella l’idea primordiale della donna, dipinta come una strega a rigirar nel suo pentolone, che riesce a farti uscire parti di te che non credevi. Bella anche la tua debolezza finale.
    Bello anche come tutto è stato scritto.
    Missy.

  18. Ciao,
    sono il nuovo parto della mente malata di Iperio, una specie di romanzaccio nero e sanguinoso condito di sesso e amore, se vuoi darmi un’occhiata segui il link…

    In the days of my youth I was told
    What it was to be a man
    Now I’ve reached the age
    I’ve tried to do all those things
    The best I can
    No matter how I try
    I find my way to the same ol’jam
    Good times bad times
    Good times bad times

    Non dare mai spiegazioni: i tuoi amici non ne hanno bisogno e i tuoi
    nemici non ci crederanno comunque.

    Elbert Hubbard

  19. Dietro ogni lettera c’è sempre il suo doppio; dentro ogni lettera c’è sempre l’atro lato speculare.
    Agli appassionati della Schnitzleriana Traumnovell,
    A Michelangelo-GioWanni che “non cava la stessa statua da due blocchi di marmo” ma forse lo stesso scarabocchio dallo stesso notes sì… quien sabe? :-D
    Al topo che se ne sta a guardare godendo del linciaggio mediatico dell’incauto Don GioWanni giustificando la sua inezia (‘) di narcisismo maschile… eh eh eh (non setirti troppo al sicuro, l’onnipotenza dei desideri potrebbe colpirti di persona.) .. eh eh eh
    Ad Anna immaginata ed evocata(cattiva cuoca ma donna vera)
    A tutte le Anne reali e virtuali… l’altro lato (immaginato) di questa lettera sulla lettera d’amore.

    “Ci frequentavamo da poco tempo.
    Ma la sua lettera d’amore m’aveva raggiunta… così come doveva essere. Il suo impellente bisogno di me palpitava tra l’ordine di quadretti occasionali, in una grafia trepidante e intrepida, come una freccia che segna il centro perfetto, questo centro ero io, oggetto e soggetto di quella compresione inattesa. Questa miracolosa certezza mi raggiungeva ogni volta che aprivo qul foglietto, in un qualsiasi putno, in un qualsiasi momento.
    Tanta esattezza meritava una celebrazione adeguata.
    La scena della nostra prima cena sarebbe stata memorabile, come un altare in cui si consacrava il rito dell’Inizio, quel trovarsi originario che resetta tutto il passato; la nuova origine di uomo e donna, senza un prima, con un presente scritto insieme e reciprocamente.
    Il pasto vero, l’avrebbe certamente capito, era un altro, mica la mia cucina inventata.
    La cena, la nostra prima cena era già lì, tutta in quella lettera che mi aveva raggiunta, trovata, indovinata superando l’estraneità, chiamandomi – come nessuno – col nome che io do a me stessa.
    Per questo apparecchiai l’altare di cristalli e organze, stoviglie e posate lucenti, e feci indossare all’anima i migliori paramenti del rito.
    E la lettera “mia”, “nostra”, la posi ripiegata come i tovaglioli, accanto alla caraffa di cristallo, sul tavolo apparecchiato, in mezzo ad uno scenario immacolato e intatto, come intatto deve essere un inizio comune.
    Giovanni l’avrebbe capito subito.

    Quando arrivò lo ritrovai così come annunciava la lettera, smanioso, impaziente, immediato, li e ora per me, tutto. Sì, non mi ero sbagliata, era possibile un inizio, lì e ora, insieme.
    Quella sua frenesia però lo portava a precipitare il sentire, a toccare, senza di me, intaccare l’altare predisposto al nostro inizio, e sia; non capiva, lasciava impronte ovunque, come a marcare di sè quello spazio che io avevo predisposto per noi, e sia; Non capiva. Come un rabdomante alla ricerca s’imbattè finalemente nella lettera, motivo di tutto, persino di quello che gli perdonavo di non capire.
    «Leggila pure, è tua» dissi grata, già pregustando che in lui rileggerla, ora dall’altro lato della storia, avrebbe rinnovato l’emozione incontenibile del suo raggiungermi, il suo palpitante bisogno di me, me oggetto e soggetto del suo desiderio… Ma, ricordo ancora l’attimo esatto, davanti ai fornelli mescolavo un improbabile sugo, la lesse ad alta voce… come fosse scritta da un altro,per un altra… la “mia” lettera… «Senti questo passaggio» disse compiaciuto, quasi fosse l’esplicazione tecnica di tiratore d’arco che svela i trucchi della sua esattezza di mira… e, con una lama, fece un altro centro, la musica si fermò.
    L’altare vibrò per la blasfemità compiuta, non ci fu una fogore ad incerirlo, ma c’ero io: gli strappai di mano quel foglio, quel pezzi che credevo di me, alzai la fiamma inorridita e la bruciai… la “mia” lettera.”

    N.B.
    Consiglio come colonna sonora di queste due lettere, la deliziosa “Don’t throw it in the W.C” di Paolo Conte, ribattezzata per l’occasione “Don’t burning it in the fire”

  20. Cara Farolit,
    la tua illuminante risposta ti ha già guadagnato una sottocartella, denominata c:documentilettere d’amorefarolit, e questa lettera è la prima tra quelle che scriverò e archivierò per te e forse ti spedirò. E sarà impossibile che io possa riciclarla, in futuro, questa autentica lettera d’amore, essendo impossibile che capiti due volte nella vita la circostanza d’innamorarsi di una perfetta sconosciuta. Come potrei non amare, infatti, una donna che è riuscita a leggere una lettera d’amore ridotta in cenere due anni or sono, e a rispondere a quella lettera in virtù di un’arcana sintonia, di un’identificazione quasi, tra due anime femminili cresciute in climi tra loro assai distanti? Oh, farolit, tu, una mia conterrOnea, cuore gentile e anima nobile, hai saputo mettere per iscritto, far brillare come terse stoviglie, ciò che nel cuore di quell’altra, nordica e apparentemente algida e insensibile, non era che un confuso palpito. In questo momento accade una cosa che mai avrei creduto potesse accadere: il caro e pallido sembiante della crucca sembra dissolversi e, proprio come in una dissolvenza incrociata, un altro volto emerge, mediterraneo, bruno, forse rubicondo… Altro non vedo, ma è sufficiente perché io mi dichiari disposto a sposarti: per procura.
    Quella lettera, benchè incenerita, adesso è tua, Farolit. Tutto ciò che vi scrissi, e di cui serbo tuttora memoria, per te lo scrissi, e non lo sapevo ancora.

    Eburnea, dovrei scoplirne almeno quattro, di statue da trasformare in donne in carne e ossa. Una di queste avrebbe in mano un mestolo e sarebbe, stavolta, una grande cuoca.

    brianzolo, da giovna abitavo a Desio, insieme ai miei genitori & sorelle. Anche Marghera con la diossina non scherza, e adesso abito a due passi da Marghera (è destino).

    missy, come ho fatto a non pensarci! Gli ingredienti dell’improbabile sugo alla puttanesca erano in realtà ingredienti di un filtro d’amore. E l’incenerimento della lettera d’amore faceva parte del rito.

    Leggerò quel romanzo, iperio: appena avrò la carta sufficiente per stamparlo. Non riesco a leggere cose lunghe sul monitor.

  21. Sì, Topo. Per quanto mi riguarda, ne ho scritte molte, anche due o tre al giorno, quando mi innamorai la prima volta. Poi ne ho scritte sempre di meno. L’ultimo mio amore credo che abbia ricevuto da me un’unica lettera: quella per cui ebbe inizio la storia.

    Non ne ho mai ricevute. L’unica, che portai a lungo sul petto, diceva: “Ti voglio bene. Forse anche di più”. E mi parve stupenda. Avevo diciassette anni.

  22. “…
    Mi chiedo se parlare pubblicamente di te, dei miei sentimenti e risentimenti,
    non sia una rappresaglia, un estremo sfregio. Forse lo è. Già quella
    lettera d’amore lo era, perché sapevo in anticipo che mi avresti fatto
    soffrire. Sapevo già tutto. Persino che saresti stata la donna giusta
    come destinataria delle mie lettere d’amore risentite e del mio ridicolo canzoniere.
    Scriverti è un ripiego. Avrei fatto a meno di scrivere se avessi potuto
    averti per sempre. Non avrebbe avuto alcun senso scrivere. E non ne avrei avuto
    il tempo, perché tutto il mio tempo l’avrei dedicato a te. Scriverti è
    una meschina vendetta. E il personaggio del mio racconto insulso non sei tu, non
    puoi esserlo. La donna del mio racconto è una bambola di pezza da trafiggere,
    da abbracciare, da far danzare appesa a un filo. E sempre, mentre racconto di
    te, dentro di me scorre un altro racconto, e tu sei tutto ciò che rimane
    fuori dal racconto”.

  23. Ma anche un ripiego…

    Mi stupisce molto che tu non abbia mai ricevuto lettere d’amore. Che razza di uomini hai frequentato?

  24. Mi sono molto divertita a leggere tutte queste schermaglie amorose attorno a una lettera d’amore. Che aggiungere? Che il tanto vituperato Giovanni ha avuto in realtà un bel coraggio a raccontarci tutta la storia e la scena finale sapendo benissimo che sarebbe incorso in una valanga di femminili rimostranze. Bravo (Don)Giovanni.
    bertolina

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