Poema del mare

(Ai popoli stanziali – per gli immigrati clandestini, per le navi che approdano, per quelle che fanno naufragio)

Voi che imponete nomi e confini ai mari
e presidiate le acque territoriali,
voi, da secoli erranti e mille volte
alluvionati, popoli sazi
dei monti e della pianura, creature
così fiere d’essere stanziali,
voi,
che ne sapete del mare?

Voi che dal viaggio altro non sperate
che i comfort di prima classe
e tribolati solo dalle tasse in inverno
e in estate dagli esodi agostani,
voi, isole felici e repubbliche
marinare, che ne sapete
del mare che i popoli affatica
e ce ne porta il lamento?

Ascoltate il racconto del naufrago
e se avete un cuore
piangerete con lui.
Lo raccontano popoli affamati,
Enea sfuggito al massacro.

Ma tanto sale non poté venire
soltanto dalle lacrime di chi partì.
Chi rimase non venne risparmiato:
ebbe l’orto distrutto dalla grandine
e la casa dal fuoco.

Non tutte, in verità,
perirono le navi.
Gli Illiri più fortunati
divennero romani, si fecero onore
in centurie e bordelli e cantieri.
Fondarono città sull’Adriatico
e i loro nipoti si crederono
piantati su quei lidi come scogli
dal giorno della creazione.

Che sappiamo di noi e del nostro sangue.
Labile come spuma è la memoria
dell’uomo, breve lo sguardo
di chi non ha mai sperato
terra all’orizzonte.
Il mare, solo il mare è testimone,
il mare che unisce e divide
i popoli, e tutti li nutre
e li cancella.

Uomini di terra e
dei tempi di pace, ascoltate
il racconto del mare. Navigli
e zattere incalzate da dèi ostili,
uomini annegati mentre fuggivano.
Antico è questo consegnarsi ai venti
che alla sponda opposta ci traghettano
e proseguono. Appena ieri
salparono i bastimenti.

I guerrieri non ebbero più fortuna
dei mercanti e dei pescatori.
L’oro e le corazze sprofondarono
meglio delle reti piene d’uomini
e del grano negli orci.

Ascoltate il mare: vi racconta
di grandi navigatori
spezzati coi loro pennoni,
dei grassi galeoni
bruciati dai pirati.
Atlantide si inabissa, i continenti
viaggiano come zattere. Voi,
popolo di predicatori,
che ne sapete?

In una miriade di pesci
preziosi come cammei
nel mare si sparpagliarono
ammiragli tutti d’un pezzo.
Tra le alghe marcirono i galloni
e divise e spallacci.

Insidia lo stesso mare
i topi di tutti i porti.
Nessuna terra è immobile, nessuna sponda
sicura. Fluttuano i mercati
e le borse, tempeste monetarie
e tsunami di manufatti
orientali già spazzano via
gli opifici – le case
tremano per non so che onda
o rombo nemico che avanza.

Il mare è imparziale, non ha patria
da difendere, da vendicare.
Dove sono argini e fortezze,
là batterà il mare, potente
ariete. Dove si ergono alte torri,
là il disastro, lo schianto.

Il ciclone che sradicherà
l’albero più antico del giardino
non ha ancora un nome,
ma già lo cova il mare. Perciò
ascoltate il monito che a tutti
va ripetendo il mare: stranieri,
con gli stranieri
siate ospitali.

Da “Acque territoriali”.
Scritto alcuni anni fa, il “poema” era molto più lungo. In questa versione il titolo è forse inappropriato.

25 commenti su “

  1. Sono ammiratissima (ammaratissima): il mare come potenza primordiale e imparzialmente ingiusta che nutre almeno quanto stermina. E noialtri a sentirci sicuri sulle zattere, arroganti come solo gli esseri con gambe e polmoni.
    Non c’è pace e non c’è fortuna, solo onde d’ingiustizia nella storia degli uomini, quella che finisce tra le alghe a marcire.
    Sai, giowanni, è forse la cosa tua che più m’è piaciuta. Perché è potente, come il temibile oceano che tutti ci porta e sopporta, e con un respiro salato che inquieta almeno quanto attrae.

  2. La prima cosa che mi viene in mente è: bla bla bla (è una cosa mia personale). Non mi piace scadere nella retorica.

    Ha ragione manginobrioches, quello che hai scritto è potente!:)

  3. “… il suo corpo fu trovato dodici giorni dopo la battaglia, gonfio tanto che in parte gli abiti gli si erano scuciti addosso, ma ancora aveva la collana il nastro e la stella dell’ordine della Giarrettiera.”
    L’amico di cui qui si parla era amico di quel signore inglese di cui ogni sera io leggo il bel diario, sicché mi è venuto in mente lui, leggendo degli ammiragli tutti d’un pezzo che si sparpagliano tra i pesci nella tua poesia.
    Insieme con questa, ci regali altre forti immagini, Giowanni, oltre che quest’idea ma(d)re del mare possente, che poi altro non è che la vita.

  4. A me piace molto questo “poema” soprattutto da “Uomini di terra e dei tempi di pace” in poi. Grande respiro, immagini di largo raggio, che coprono tempo e spazio, che s’ampliano nelle metafore e toccano la coscienza. Molto bello. Un poema che è molto “mare” lui stesso.
    Le prime strofe però mi sembra come se appartenessero a un altro momento di ispirazione, a un altro “poema”.

  5. Manginobrioches, l’ingiustizia imparziale del mare, immensa, opposta a quella meschina degli uomini… Dell’una avrei solo voluto cantare con voce alta, adeguata; l’altra soltanto deprecare. Ma forse la deprecazione è di troppo e ha ragione Scrignutella: il testo muove da una doppia ispirazione, due opposti venti che solo a tratti si fondono in un soffio unico. Il “poema”, scritto alcuni anni fa, era in origine un discorso smaccatamente politico; poi un maestrale impetuoso lo ha sviato dalla sua rotta e reso poetico. Non c’era stato ancora lo tsunami, quando scrivevo “poesie civili”…
    Arden, cos’è quella cosa che stai leggendo?
    Anyanka, non ho capito il “bla bla bla”. Blablà di chi? Hai voluto evitare di fare grandi discorsi su un discorso già troppo “solenne”? Comunque sia, Grazie.

  6. OT
    La cosa che leggo (o meglio rileggo, con funzione di viatico al sonno) sono i Diari di Samuel Pepys (temo di averne già parlato altre volte).
    Pepys fu amministratore della Royal Navy a Londra nella seconda metà del 1600. L’epoca della Restoration, dopo la repubblica di Cromwell, con re Carlo II.
    Per nove anni quest’uomo, curiosisssimo di tutto, amante della musica, del teatro, dei libri, della buona tavola, delle donne, ha avuto la costanza di scrivere ogni sera il resoconto della sua giornata. E ogni sua giornata è un’avventura, perché lui è così interessato alle cose da farla apparire tale.
    Leggerlo è una delizia: si va su e giù per Londra o lungo il Tamigi sapendo se ci sono nuvole o magari un bel chiaro di luna, si visitano le osterie dove lui si ingozza d’ostriche e birra, le librerie intorno a S.Paolo, le chiese dove s’addormenta durante i sermoni sciocchi, il parlamento, la corte e i suoi giardini, il teatro, le sale in cui si fanno esperimenti scientifici, la piazza del patibolo, gli angolini in cui incontra le amanti, le fiere e gli spettacoli di burattini cui accompagna magari i ragazzi figli del suo protettore Lord Sandwich (quello che poi finisce annegato con tutte le sue medaglie addossso), la casa (partecipando alle sue scelte d’arredamento, alle beghe con la servitù, ai pranzetti ecc.); si assiste alle discussioni con la moglie o ai momenti gioiosi in cui se la passano a cantare o a parlare insieme nelle notti d’estate sulla terrazza, o la mattina rimanendosene a letto più a lungo, o vanno a fare shopping o a farsi fare il ritratto, ecc. ecc. E poi: la politica, le guerre, l’anno della grande peste, quello del famoso incendio (Pepys è uno dei migliori testimoni di quest’ultimo evento: se avrò voglia di tradurlo ne potrò fare un post una volta, chissà). Nell’ultimo volume c’è una crisi coniugale in grande stile, meglio che in un romanzo, narrata per filo e per segno, senza nascondere nulla pur facendo lo scrivente stesso una figura assai misera.
    Pepys scriveva per sé, senza intenzione di pubblicare. Forse per il piacere di duplicare, nell’atto di scrivere, il piacere della giornata vissuta. Smise perché aveva male agli occhi e temeva di compromettere la vista con quel suo troppo scrivere, per lo più notturno.

  7. Il Topo di tutti i porti ha navigato in questo poema di quest’epoca epica.
    Per metà stanziale e per metà pilota di carrette del mare, dice:
    Quando i topi scappano la nave affonda.
    Non ho sentito distacco tra la rivendicazione e l’ampiezza di un cuore che si fa mare di nostalgia, la poesia di esecrazione richiede tanto amore quanto quella d’amore, in giowanni poi non possono non convivere amore ed esecrazione.

  8. il suo corpo sfioraval’azzurro cupoche lo cullava d’acqua di doloreun sorriso sul volto finalmentedopo tanto navigare.

  9. seguo divertita le metamorfosi dell’autoritratto e leggo-ri-leggo ammirata questa opera potente, atemporale perchè epica…

  10. Potente e inquietante: dovrò rileggerla più volte per coglierne tutte le sfaccettature e capire perchè mi ha lasciato con quella sensazione di insicurezza, anzi di allarme, che provo sempre quando sono sul mare, senza la terra sotto i piedi. Sei proprio bravo.
    bertolina

  11. A proposito di metamorfosi:

    Full fadom five thy father lies
    Of his bones are coral made;
    Those are pearls that were his eyes:
    Nothing of him that doth fade,
    But doth suffer a sea-change
    into something rich and srange.
    Sea-nymphs hourly ring his knell

  12. Arden, faresti meglio a tradurla, magari in versi. Tu sai che io conosco l’inglese appena un po’ meglio del turco.

    Grazie, Brianzolo. Ho cambiato l’immagine in testa.

    Grazie a tutti. Può darsi che questo testo sia “potente” (molti di voi hanno usato questo aggettivo). Ma è anche un’onda torbida e carica di relitti. Aspetto che s’illimpidisca. Nel frattempo vado a farmi un sonnellino. Arri**

  13. Traduco:

    Sott’acqua nel fondo tuo padre giù giace;
    di corallo si sono fatte le sue ossa;
    e perle sono ciò che furono gli occhi;
    niente di lui destinato a svanire
    che non subisca l’azione del mare che muta
    e trasforma
    in qualcosa di ricco e di singolare.
    Ad ogni ora rintocchi di morte
    suonano per lui le ninfe del mare.

    (Shakespeare, La tempesta, I,ii)

  14. Gio, QUI ho visto una cosa…
    Non conosci Kate Bush???!!! Ma è una cantante della mia infanzia-adolescenza!
    Con mio fratello (che ha dieci anni più di me), si discuteva sempre, a proposito di lei: lui diceva che non sopportava la sua voce “stridula”, io invece adoravo i suoi acuti virtuosissimi… Mah…

    (P.S.: E comunque sto scherzando: io non so un sacco di cose che sai tu… ;-))

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