Dai cassetti di GIOVANNI MONASTERI

Troppo silenzio e aria di chiuso in questo blog da quando il Monasteri se ne è partito per la Sicilia, senza mandarci, oltretutto, nemmeno una di quelle cartoline che aveva, sia pure vagamente, promesso. Sono perciò venuta a frugare nei suoi cassetti, dove, in mezzo a non vi dico che confusione di fogli e foglietti e lettere non spedite, brutte e belle copie, bollette scadute, note della spesa, fotografie di se stesso ripreso in tutte le pose, luccioline e altri insettini non meglio individuati resi trasparenti dalla morte, in mezzo a elastici, monetine fuori uso e forcine, ho pescato due poesie che mi sono parse molto belle (molto adatte, anche, a questo senso di lontananza che il nostro amico andandosene ci ha lasciato).
Una è del 1998, come l’Inventario dei beni da spartirsi, cui si ricollega per tema.
L’altra, invece, è molto precedente, scritta dieci anni prima, nel 1988, quando da poco Giovanni era venuto a vivere a Marghera. Anche questa tratta di una separazione: dalla terra, da una fase della vita, da un vecchio se stesso.
Buona lettura.

PENSIONE SAITTA

Ho chiuso la porta a chiave, la finestra
e il libro – perdevo il segno, il segnalibro
e leggevo più volte con impegno
lo stesso capoverso.
Non riuscivo a capire o a condividere
quell’ottuso ottimismo
e non riuscivo a finirlo, malgrado
mi sembrassero sagge e scritte bene
quelle diete per l’anima (che geme).

Ho chiuso le persiane, una s’incastra.
Non riesco a far buio abbastanza
da oscurare lo specchio su cui altri
pellegrini e sfollati s’accanivano
con decalcomanie e sputi
che non riuscivano pulirlo.

Ho spento il modem, spento anche il PC
che suonava un qualsiasi CD
finalmente odiandolo, quel coso
che scrive e suona ma non balla ancora
e mi ha rubato il tempo infecondo
che l’antico rovello mi lasciava.

Ho chiuso tutto, chiuso
anche con lei che amo come la
vita che ancora appartiene,
per potermi azzerare –
resettare
formattare
, per non sentirmi più
solo con la speranza, che non muore
ma agonizzava – chiuso. Poi ho spento
la luce e semplicemente
ho pianto.

1998

RICAPITOLAZIONE

Sembra tutto finito, ma non è
la prima volta che muoio.
Forse tutto fu fatto e consumato
in quell’attimo, in quella fiammata.
Come neve la cenere di adagia
dov’era una foresta misteriosa.

Non dovrei parlare come i vecchi,
non sono tanto vecchio,
anche se di nient’altro più mi sollazzo
che della mia saggezza
petulante e affabile.

Nei giorni feriali, sapessi,
parlo di molte cose, e di me stesso
con speciale insistenza.
Tutti mi ascoltano attenti, ma io
non sento e non mi ascolto.
Il sabato poi taccio,
me ne sto solo, in silenzio.

Un tempo avevo l’età
di una bella ragazza
che ho conosciuto ieri.
Bella! un uccellino, un pesciolino
flessuoso e variopinto
in un acquario con le alghe finte.

Eh sì, i tempi cambiano,
e anche la nostra loquace generazione
non parla più a nessuno
e nessuno più ascolta. I tempi cambiano!
E questa è la sola verità
che non sia andata in pensione.

Quella che amai, comunque,
era diversa – e anch’io ero migliore.
Voleva sempre parlare e giocare,
povero piccolo cane.

Il mio amore dorme
come un pesce in un iceberg.
Qualcuno lo sveglierà?
Un tempo le ragazze in tutto il mondo
avevano la mia età.

Non sono andato in India né in America,
a quell’epoca. Ora è troppo tardi.
Ripenso ai poeti del liceo
che amavano per tutta la vita
una ragazza morta.

1988

Giovanni Monasteri

20 commenti su “

  1. Il cassetto di un poeta contiene il mondo, anche se lui non ne ha bisogno, e ci fa emozionare con una piccola stanza in cui non sa vivere.
    Queste parole, tirate fuori dal cassetto come monetine che si erano nascoste sotto un rotolino di spago o un vecchio biglietto del bus mi hanno commosso, diabolica quest’Arden.

  2. Ottimo Anonimo (che dimentichi di firmarti), diabolico sarà il poeta, che lascia tra i biglietti di bus cose come queste, non chi li ritrova;-)

    Mi colpisce di queste poesie il fatto che la seconda inizia con due versi che sembrano quasi commentare la precedente. Il passato insomma commenta a volte ciò che lo seguirà nel tempo.
    Forse certi tipi di dolore o di frattura nella vita sono davvero solo ripetizioni e forme diverse in cui si ripresenta una sola, unica, originaria angoscia, sempre la stessa, cui, in qualche modo, restiamo fedeli come ai lineamenti fondamentali della nostra stessa faccia.

  3. Gli scritti di zio Giowanni acuiscono ancor più il mio stato attuale. Nei miei cassetti c’è solo un mucchio di carta bianca…

  4. A volte, per poter scrivere è necessario attraversare prima periodi di apparente vuoto.
    C’è una specie di inchiostro simpatico che riempie quasi a nostra insaputa di scrittura quei fogli bianchi: un bel giorno, quasi all’improvviso, per un inatteso contatto col reagente, i cassetti si scoprono ricolmi di fogli scritti.

  5. Grandi contenitori a più fondi i cassetti. Ne emergono stratigrafie di colori diversi o in sfumatura.
    Grazie Arden, preziosa geologa: hai consentito che venissero alla luce la durezza della lontananza,i ciottoli dei silenzi, ma anche la morbidezza dei tesori di Giowanni.
    Grazie, a tutti e due.

  6. Emozionante, sono d’accordo col primo commento, la prima poesia specialmente. Mi colpisce anche l’evidenza realistica dell’ambiente e dei gesti.

    Condivido, inoltre, la non condivisione per l’ottimismo dei libri colmi di saggezza e diete per l’anima: sono il peggio che possa capitare sotto gli occhi quando si sta male…

  7. Solo ora vengo a leggere, e mi rammarico del mio poco tempo,avrei goduto prima di tali dolci suoni. Cerca ancora Arden, fruga, sono certa che tanti altri tesori, riuscirai a trovare, e spero condividere con noi.

  8. Devo dire che mi affascina questa facoltà data ad Arden di “scarfuliare” nei cassetti di Giowanni…
    Io non riuscirei a farlo per nessuno, nè a consentirlo a nessuno.
    Bè, cara Arden, magari tra le tante carte ti appare anche il fatidico “Catalogo alfabetico di lettere d’amore”
    Vabbè mi contenterò di questo vecchio inventario (ma facesse il ragioniere il buon Giowanni?) di beni divisi dopo la separazione

    E vien proprio da chiedersi – col senno di poi e con tutte le parole che il buon Giowanni avrà sicuramente macinato dopo di queste – se, al fine, ora ha finalmente aperto la finestra, se ha dischiuso le persiane alla magia della notta, mi chieso se chissà quel suo PC che “scrive e suona” ora magari anche balla

    Ma GioWanni non è qui, buon segno; è anadato a trovare il tempo fecondo, senza rovelli lacrime e agonie, solitudini santificate… è lontano da saggezze petulanti;
    immagino Giowanni che ritrova il tempo e “si” ascolta anche di sabato.
    Si ora Giowanni è nei tempi cambiati dove esiste una generazione come la mia che ascolta i Sicilia, in India, in America, nel cyberspazio.
    Chissà se Giowanni (magari quaggiù) ha imparato ad amare (anche) le cose vive e a poetare di quelle chè non è mai troppo tardi, chissà…

  9. Giowanni finalmente!
    Lo sappiamo, sai, cosa credi, che i tuoi lamenti non sono che intervalli, funzionali al miglior godimento delle gioie della vita di gaudente;-))

    Io volevo solo dire che però tali intervalli si presentano sempre con gli stessi lineamenti. Come è per tutti, del resto. Solo che gli strati geologici delle tue poesie stanno lì a testimoniarlo (cosa che non accade a chi non scrive poesie, o ne scrive di tutt’altro genere).

    Dunque, per me, puoi soffrire fin che vuoi negli intervalli che spezzano il continuum non privo di sorriso e gioie della tua vita: non mi piace la prospettiva di non leggere tue nuove poesie:-).


  10. Questo commento era precedente all’ultimo di Arden. Ho dovuto cancellarlo e riscriverlo per fare delle correzioni.
    Arrrieccomi!! Che bello tornare a casa e non trovarla vuota, o mia sempre più cara Anna_Arden_Anita! Peccato che i formaggi nel frigorifero siano ammuffiti e gli yogurt scaduti. Avrei dovuto darti anche le chiavi della dispensa, così avresti potuto rifornirla, o almeno far fuori le scorte. Perdonami se non mi sono fatto sentire/vedere (nel blog): laggiù non è un posto da computer (almeno per me).
    Ma cosa ho fatto, Anita_Arden_Anna, per meritarmi un’esegeta come te (e adesso anche biografa)? Ma basta con le tristezze e le separazioni: ho deciso che resto qui, in terra straniera, in compagnia della Circe di turno (della prossima).
    Il passato “commenta” il futuro? Può darsi: accade quando si è coerenti con la propria vocazione, e io ho una vocazione all’amore infelice – o così sembra, a giudicare da ciò che scrivo. In effetti il tema della separazione, e delle lagne conseguenti, è ricorrente nella mia produzione poetica (se vogliamo chiamarla così), ma non è detto che io non sappia o non voglia godermi la vita. Anzi, spesso me la godo, e quando me la godo non ho tempo né voglia di scrivere. La mia fedeltà all’angoscia originaria, cara Arden, è più che altro letteraria. Ma io sono un infedele per natura, e può ben darsi che prima o poi mi metta a scrivere una mia ottimistica e gioiosa “bonne chanson. L’angoscia della separazione è comunque un’esperienza ciclica, ricorrente e -credo- inevitabile nella vita di ogni essere umano: si ha sempre un lutto da rielaborare; e allora il tema della separazione merita una qualche attenzione. O no? Infine, lasciatemi soffrire, mie care lettrici (e lettori).

    RINGRAZIAMENTI

    Rififi, finché uno sguardo benevolo e attento non fruga nei cassetti del poeta, lui non sa cosa contengono. Ma adesso c’è Arden, col suo sguardo acutissimo, oltre che affettuoso.
    Rea, verrò io a dare un’occhiata nei tuoi cassetti, se permetti. E vedrai che i fogli scritti con inchiostro simpatico (come te) si popoleranno di appassionanti racconti.

    Zena, signora delle nebbie, in effetti i miei cassetti andrebbero classificati per strati geologici, data anche la mia veneranda età. E può darsi che i materiali più preziosi siano negli strati più antichi e profondi.

    mjnox ??

    Scrignutella , la pensione Saitta era esattamente come l’ho descritta, in effetti. Anche le decalcomanie sugli specchi. Quanto alle diete per l’anima in pena, non mancano mai, e sono a volte la pena maggiore.
    Marisa. Vedo che sei tornata prima del previsto, e ne sono felice. I miei tesori non sono propriamente tali. Può darsi che lo stiano diventando nei forzieri di Arden, grazie all’immeritata contiguità coi suoi gioielli.
    Farolit bella, malgrado non mi sia capitato di incontrarti in una spiaggia tra Taormina e Catania (o tra Taormina e Messina), in Sicilia ho avuto occasione di poetare d’altro che di amori infelici e separazioni. Ho persino fatto degli incontri piacevoli. Quanto agli inventari fallimentari, i fallimenti sono l’occasione giusta per buttar via ciò che non serve. Adesso, dopo l’ennesimo repulisti, mi sento più leggero. Una stanza spoglia è più luminosa. Il pc non suona e non balla, ma scrive sotto dettatura, grazie a un microfono e a un software di controllo vocale (così, mentre lui scrive, io sfoglio un libro, in perfetto multitasking). Domenica prossima vado a ballare. Puoi approfittare di un biglietto aereo low cost e venire a ballare con me, se vuoi.

    Baci a tutti .

  11. Va bene che hai il computer che scrive sotto dettatura, ma non per questo deve mettersi con foga missionaria a ripetere i tuoi commenti…

    (questo perché ora ne vedo due uno dietro l’altro. E non ho bevuto, giuro:-))

  12. Annina, splinder mi fa impazzire. E giuro che sono già pazzo di mio. Avevo fatto solo un copia/incolla, per correggere due parole, e mi aveva incollato un sacco di caratteri strani. Poi non riuscivo più ad aprire i commenti. Poi anch’io ho visto due commenti identici. Adesso è tutto a posto, spero.

  13. Il PC raddoppia i commenti per nostalgia, per sforzarsi con la sua nulla intelligenza di averti qui di più.
    Se hai deciso di restare in Sicilia sono felice e infelice, spero che tu abbia lasciato molti cassetti molto in disordine e che la musa Arden perseveri nel cercare e trovare e farci leggere quello che trova.

  14. Ciao, Giovanni, e ben tornato!
    Le due poesie scovate da Arden nei tuoi cassetti sono belle, ma “l’inventario” che tu avevi lasciato era straordinario.
    Ci sentiamo
    bertolina

  15. uuuh mi dispiace di essere sempre “in differita”… con i commenti ai post ma solo un po’, sono in “differita” in tante altre cose… arrivare dopo ti fa scoprire prospettive differenti, una specie di senno di poi…
    Capiterà dunque che ci si incontri, magari “in differita” Sicilia o Padania che sia.
    Son contenta della tua ammissione di repulisti, anch’io sono convinta che
    “una stanza spoglia sia più luminosa” .
    :-)

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