FANTASIME

Ora che non ci sono più, e tutto
ha ripreso il suo corso rientrando
nel solito tracciato, è soltanto
uno sbaglio, un vizio di malinconia,
se tornano – quando sanno che più
non è qui la loro casa o non è questa –
che di altri sono calze e biancheria
stese alle vecchie ringhiere, di altri
in queste stanze le voci consuete –
e loro non diversi da emigrati
che tornando ospiti al paese
per qualche giorno, si sanno in cuore
dal loro stesso cuore ormai spaesati.

Anna Setari

36 commenti su “FANTASIME

  1. Da angelo a fantasma il passo è breve, ma gli spaesati son tali ovunque, fin nelle lenzuola di casa propria, come potrebbero, se no, raccontare qualunque cosa come l’avessero vista ora per la prima volta e come la conoscessero da sempre?
    Ho visto che c’eri prima della fine della prima riga.

  2. Gente che va, gente che viene… il tuo ritorno da emigrante dalle virtuali miniere poetiche del Belgio merita una citazione dotta, personalizzata per te. Vediamo chi è il primo che ci azzecca la fonte:

    “Ella [Arden] Tornava talvolta a SOLOTESTO, un ridotto d’amici soliti a straviziare insieme, per passar la malinconia di quel tempo: e ogni volta ce n’eran de’ nuovi, e ne mancava de’ vecchi…”

  3. Si dice che a volte i fantasmi sbaglino porta e s’infilino in casa d’altri. Non hanno cuore di tornare a rivedere le proprie cose, e allora vanno nella casa del vicino, o comunque in un posto dove erano di casa. E qui, magari, trovano che anche il vicino se n’è andato. O quasi.
    Lemure tra i lemuri, infatti, da quando gli amici mi hanno abbandonato, ormai vivo nell’attesa di un loro ritorno, che solo può farmi rivivere. Non sono io colui che pubblica le cose che qui vedi, ma l’ombra del blogger che hai conosciuto. “Mi vado facendo fioco…”. Ma oggi è giorno di resurrezione per me, Anna (ed è appena il mercoledì santo). La tua poesia è stupenda e il fantasma non ha sbagliato casa: per lei resta apparecchiata questa dimora, che anch’io avrei abbandonato se non avessi più sperato in un tuo ritorno.

    Il brano citato dal brianzolo è tratto da I Promessi Sposi. Il “fantasma” che torna a casa è Don Rodrigo, mentre la peste imperversa, quando molti amici se ne sono “andati”. Ho vinto qualchecosa?

  4. Io sono stato più preciso. E poi non tutti riescono a tradurre Lisander in Alessandro. Non parli solo coi lumbard, io sono terun.

  5. Bravi. Avete vinto entrambi un “bèl nigutin d’òr!”

    (giovanni: è rozzo idioma locale brianzolo, si può vagamente tradurre nella lingua del Bardo do Strafford – caro alla poeticamente rediviva Arden – in “a nice golden nothing”).

    A proposito Arden, lo sai che Shakespeare era di origine brianzole? Non scherzo sai! Qui in Brianza c’è una famiglia – di cognome Scrollalancia (traduzione letterale di Shake-speare) – che sostiene che Will faccia parte di un vecchio ramo familiare trapiantato nella perfida albione nel XIV secolo.

    Vuoi ulteriori dettagli? ;-)

  6. Pardon, ho verificato. Non era Brianzolo, ma comunque italiano: un eretico protestante di Val Chiavenna, oppure della zona di Giovanni, cioè siculo di Caltanissetta.

    Cercate su Google “Crollalanza Shakespeare” per tutti i dettagli del caso.

  7. Ho già parlato con Arden delle presunte origini sicule di Crollalancia e lei si è arrabbiata moltissimo. Lo sai che per lei Shakespeare è una religione: non dovevi…

  8. Sulle origini di S. c’è tantissima incertezza. Il fatto che oltre un terzo delle commedie di S. siano ambientate in veneto (dove S. – a nome Crollalanza – aveva soggiornato a lungo, nel padovano) è indubbiamente sospetto.

    Pensa Arden, ha vissuto da giovane nel padovano! magari porti sangue di Will nelle vene, tramite antichi avi.

    E i versi che posti qui, cromosomicamente, sono anche i suoi.

    Che magia…

  9. Giusto per amor di verità (Corsera, 13/4/2000 – articolo di Cesare Medail):

    Uno studioso di Ragusa, Marino Juvara, sostiene che il Bardo si chiamava Michelangelo, figlio del medico siciliano Giovanni Florio e di Guglielmina Crollalanza. La tesi era già avanzata da letterati come Santi Palladino che nel volumetto di un calvinista di nome Michelangelo Florio scopri (1925) dei proverbi che si ritrovano nell’Amleto. Giovanni Florio lasciò Palermo avendo scritto un libello contro le chiusure dottrinali della Chiesa, riparando con la famiglia a Venezia, nel palazzo costruito dal condottiero ser Otello, che secondo una leggenda avrebbe ucciso per gelosia la moglie Desdemona. Il giovane Michelangelo si laureò in grammatica e filosofia a Padova dove frequentò Giordano Bruno: il suo amore per una Giulietta, figlia di un Conte milanese, fu osteggiato per motivi religiosi. Lei si uccise e lui riparò in Inghilterra presso il cugino materno che aveva già cambiato nome da Crollalanza in Shekespeare.

  10. Approfitto del fatto di essere viva e ancora in grado di intendere e di volere (anche se tu, Giowanni, parli di me in terza persona come si fa per i morti e i mentecatti, a volte;-) per dire, se questo può importare a chicchessia, che non ho di codeste “religioni” che mi attribuisci.
    Appunto per questo …
    Ma che lo dico a fa’?

  11. Arden! Hai appena pronunciato un pentametro giambico di William Shakespeare: “Che ve lo dico a fa’?” è il noto:

    “Why do I tell You all these boring things?”

    A memoria non ricordo in quale sonetto, ma è senz’altro suo. E’ il suo sangue che parla.

  12. Ma che maniere! Mi stavo rivolgendo al brianzolo. Nel primo commento mi sono rivolto a TE chiamandoti ANNA, Anna.

    Lo so che sei ben viva. E so anche che tornerai. Perché credi che io stia tenendo caldo questo blog, Anna?
    Gli “amici” di cui parlavo sei tu, che sei amica due volte. Non ho altri veri amici nel blog. Qualche parente, semmai.

  13. È una citazione da un noto film con Al Pacino. Al Pacino, un mafioso avviato verso la vecchiaia, lo ripete quasi come intercalare, mentre istruisce un giovanotto cui si è affezionato e che intende “allevare”, mentre in realtà quello è un poliziotto che lo “tradirà”.

  14. Ottimo film, tirato ed emotivo. Bella e struggente la scena di Al che esce di casa l’ultima volta, bacia la moglie e i bambini come se fosse una giornata qualsiasi e scende in strada, sapendo che quella stessa mattina sarà eliminato dalla mafia.

  15. Giowanni, non avevo capito di essere io tra gli “amici” di cui parlavi nel primo commento. Dici che quelli ti hanno “abbandonato”.
    Boh! Io non ricordo di aver fatto nulla del genere. Mentre ricordo bene che tu sei uscito a comprare le sigarette. “Torno subito…”, hai detto, e mi hai lasciata con vaghe consegne di portineria in questa casa casa vuota ma aperta al via vai di molti, senza più tornare se non fugacemente, giusto per andare in bagno, cambiarti la camicia e, dopo frettolosi saluti, dileguarti ancora.
    Sono io che, in qualche modo, ho custodito la casa per te. Non viceversa:-)

  16. Sì, un bel film.
    Shakespearianamente parlando (contento, Giowanni?;-)), il rapporto tra l’anziano gangster e il giovanotto somiglia a quello tra Falstaff e il principe Hal, che poi diventerà Enrico V e lo metterà al bando, facendolo così morire di crepacuore…

  17. “Straviziando” tra tutte queste chiacchiere, non ho ancora ringraziato il Topo per il suo commento che mi ha quasi commossa.
    È bello, tra spaesati, venir riconosciuti:-)

  18. beh, visto che siamo nel periodo giusto, il film ricorda anche vagamente quello che farà domani notte Giuda al suo amico e compagno Gesù Cristo (con qualche sottile distinguo peraltro, ad esempio a Giuda i Farisei non offrirono la protezione dell’FBI).

  19. Be’, sì, se parli di “tradimenti”, c’entra sempre anche Giuda;-)
    Ma io mi riferivo a un particolare rapporto come da padre a figlio, che è quello del gaglioffo Falstaff con Hal, il quale,invece, appartiene alle fila del potere e dell’ordine, pur se condivide apparentemente (e con ambiguità affettiva) le bravate del vecchio. Come Donnie, che è poliziotto, ma partecipa (e in parte si affeziona “filialmente”) al gangster.
    Il tradimento di Giuda mi pare che invece appartenga ad un altro genere di rapporti.

  20. Ragazzi che bella allegra brigata!
    Che dialoghetto sopraffino! E che ritmo commentativo!
    Sembra quasi di essere in chatt… ma in una chatt troppo virtuosa per essere virtuale. ;-)

  21. I fantasimi ci vivono a fianco, di continuo. A volte siamo indistinguibili, noi e loro assorti, ciechi, soli.
    Però, cara arden, come vedi qui non siamo mai soli: le voci arrivano ovunque. (persino qui in Sicilia, dove, in fondo, sono passati proprio tutti, e per questo la terra è così fertile che qualsiasi parola lasci cadere germoglia…)
    Il tradimento è una parte essenziale della vita, nostra e delle parole. Viviamo di traduzioni, in fondo, no?

  22. Giowanni, Arden, scrignutella, brioches e tutti quanti voialtri amici noti o sconosciuti che mi leggete in questo raro crocevia, dove l’incontro virtuale è più caldo e vibrante di tanti quotidiani incontri della vita reale, un sincero:

    buona Pasqua e “all the best”,
    a tutti!

    Renato :-)

  23. Cancello i fantasmi, e non aspetto il loro ritorno, attendo invece di divenirlo anch’io e d’incontrarli in altra dimensione, magari nel sogno.
    Buona Pasqua Giowanni.

  24. Piu’ ti leggo e piu’ mi accorgo che il tuo talento è sorprendente. Possiedi una bussola per ogni tua poesia che ti permette di arrivare ed entrare dove vuoi. Auguri anche a te Arden.

  25. io domani torno ospite al mio paese…possiedo pochi metri di terra…e un discreto numero di querce.
    Mi aspetta un’antica colazione…ciauscolo,salame,pizza di pasqua,dolce e col formaggio (pecorino), uova sode…vino di cantina.
    Vi aspetto….e che il sole ci protegga.

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