interfaccia notturna

Imparerai a startene da sola

in questo luogo che non ha confine

dove il lupo si veste da ragazza

e la casa nasconde il labirinto

da cui verso la luna lunga traccia

lasciando come un grande aquilone

che dal suo filo si dislaccia vola

l’ombra del triste minotauro

mille volte dal fumo avvelenato

dei furiosi comignoli d’Arianna.

13 commenti su “interfaccia notturna

  1. E’ un racconto onirico, un sogno non ben definito, un passaggio, una difficile strada da affrontare e superare.Splendido pezzo.

  2. Chissà perchè quel minotauro triste, avvelenato dal fumo nerastro, mi ricorda tanto Mike Tyson. ;-)

  3. Davvero bella, la trovo molto musicale, mi piacciono i suoni… non so se ho reso l’idea…
    Assomiglia a quei sogni che fai quando tisvegli alle 6 e ti riaddormenti fino alle 6.30, quelli che non si ricordano, o, il più delle volte, si tendono a dimenticare.

  4. Onirica, già, ma è lucida onirografia. Per la prima volta i tuoi affezionati esegeti potrebbero avere qualche problema d’interpretazione, pur sempre affascinati dalla potente visionarietà di questi versi.

  5. Difficile da interpretare, meglio lasciare che resti avvolta nella magia del sogno.
    Plaudo invece entusiasticamente all’assegnazione del golden post a “La bella età”.
    bertolina

  6. E’ bellissima Arden, esplori territori incerti di luce incerta, ancora crepuscolari, ma popolati di fantasmi, mi ricorda il compianto del babau di Buzzati.
    Arriviamo a desiderare la permanenza del mostro, di quello che ci ha accompagnato lungo la vita, facendoci paura quando dovevamo averla.
    La libertà globale che ci lascia orfani del Minotauro, il welfare dell’anima come filo d’Arianna che ci tutela dal mito, dalla ragione nascosta, dal mistero infine.
    Torna, torna Minotauro, chi ti temeva e non ti ha più divora se stesso.

  7. Topo, come sempre i tuoi giudizi sono penetranti. Questa è una poesia scritta tempo fa, che ho ritrovato per caso e letto un po’ come si leggono quelle di altri, senza cioè ricordare quanto si nascondeva dietro le parole al tempo in cui la scrissi, e cercando di riscoprirlo.
    Tu hai letto con occhio più acuto del mio. Ti ringrazio molto.
    E ringrazio anche tutti gli altri più che benevoli lettori.

  8. Arianna con la ghirlanda che aspetta e medita. Minotauro nato morto e infelice. Due fratelli strani dal destino isolato. Anche la ragione di lei non la salverà mai. Per anni hanno discusso dell’amore di Dioniso che l’avrebbe resa donna. Ma non siamo sicuri. Ha ragione Topo: torna Minotauro. Siamo stati troppo veloci ad uccidere il mostro, ma non siamo usciti mai dal labirinto.

    Hai fatto bene a riprendere questa cosa, Arden. Le riflessioni possono essere infinite, a ritroso. Dove io andrei a recuperare LEI, la perfezione fatta persona nel mio immaginario privato: Pasifae, donna che ho invidiato più di una volta. Quella che per sentire il soffio caldo del toro bianco sul suo collo di regina, fu capace di far crollare una civiltà intera.
    Missy-

  9. Furiosi come quelli di Porto Marghera, che sparano bordate altissime di fumo denso e nero come la pece.
    Una volta sono entrato nel Petrolchimico, più labirintico del labirinto di Cnosso (c’era un reading di Ferruccio Brugnaro e Gregorio Scalise, un poeta-operaio e un poeta colto, entrambi un po’ decotti). In effetti gli immani comignoli mi aiutarono a ritrovare l’uscita. Mo’ vediamo se il triste minotauro riesce a trovare la stanza da letto di casa sua.
    Mmuuuhhhh (il ruggito del minotauro)

  10. Commenti
    E se il lettore fosse invece un tipo accorto?
    Se non cascasse totalmente nei falsi ciechi del tuo labirinto?
    Se, trovandovicisi dentro, credesse di conoscere bene le “soglie” della costruzione, l’ombra strategica dell’allusione?
    Se si muovesse a suo agio, con passo oculato, persino lì nella riserva bianca, tra le righe?
    Se si muovesse come il minotauro borghesiano… (forse farebbe la sua fine) che conta le cisterne, i cortili, le stalle, le fontane di quella casa grande come il mondo… e capisce che tutto esiste molte volte, infinite volte, capisce e aspetta.
    Forse farebbe la fine dell’ingenuo Minotauro che aspetta fiducioso il suo Redentore, colui che (non si sa come) lo libererà dal labirinto.
    Aspetta perchè qualcuno nel labirinto stesso gli ha profetizzato questa liberazione, questo suo bel futuro e, da allora,

    “la solitudine non gli duole e pensa che il suo redentore vive da qualche parte e un giorno sorgerà dalla polvere. Ah se il suo udito potesse percepire i suoi passi Lo porterebbe in un luogo con meno corridoi e meno porte. Il minotauro aspetta e pensa “come sarà il mio redentore? sarà forse un toro con il volto d’uomo o sarà come me?”

    Sappiamo invece (dal cieco costruttore di quel labirinto) che…

    “il sole della mattina brillò sulla spada di bronzo.
    Non restava più traccia di sangue.
    -Lo crederesti Arianna- disse Teseo- il Minotauro non si è quasi difeso” (Borges)
    Denghiu Arden, per avermi ricordato tutto ciò.

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