Il tesoro di Biagio

(Un racconto scritto almeno trent’anni fa)

Brasi Mezzalenticchia

Fu l’uccisione del mulo il primo dei numerosi peccati che dannarono Biagio Marotta. Gli fracassò il cranio. E non con una schioppettata, né col dorso della zappa o con un mazzapicchio, ma con un pugno. Sì, proprio un pugno in mezzo alle orecchie, su quella testaccia di mulo impenitente. Lo zio Suoledilegno aveva visto coi suoi occhi quel pugno poderoso abbattersi sulla povera bestia come il maglio del maniscalco sull’incudine, e quella, colpita a morte, stramazzare per non più rialzarsi. Continua a leggere

Com’era buona la nonna!
(racconto di Natale)

Era il giorno dell’ottantesimo compleanno della nonna, il giorno fissato. Mancavano un paio di settimane a Natale. La vecchia era un po’ malata e c’era il rischio che dimagrisse: non conveniva aspettare ancora. La cosa doveva essere fatta nel tardo pomeriggio, come imponeva la tradizione. Ero un bambino allora: avevo compiuto da poco sette anni e pesavo sì e no quindici chili. Lo zio Peppe Mangiapoco, detto Ossolungo per via della sua alta statura e della sua magrezza, aveva già avvertito i fratelli emigrati in Germania. Mia madre, secondogenita e unica figlia femmina, tirò fuori dall’armadio i vestiti nuovi, le stoviglie da cerimonia dalla credenza (ceramica di Caltagirone!) e un bell’abito nero dal baule. Anche le zie erano molto indaffarate: non le avevo mai viste così eccitate.

Prima d’allora non avevo mai assistito allo scannamento di un parente e non capivo bene cosa stesse accadendo. Non sapevo neppure cosa fosse uno scannamento, e nessuno si curava di darmi spiegazioni in merito. Nessuno tranne Ossicino, il mio fratello maggiore. Ossicino si chiamava in realtà Gesuino, ma lo chiamavano così perché aveva due anni più di me e pesava si e no dodici chili. Mangiava poco, era un po’ malato… pace alle sue ossa. La mamma diceva sempre: «mangia o sarai mangiato». E Ossicino mangiava poco, troppo poco.

«Perché ammazzano la nonna, Ossicino?», gli chiedevo quel giorno.

«Perché oggi compie ottant’anni, è un po’ malata e abbastanza grassa».

«E ce la mangiamo?»

«Certo, e vedrai quanta roba»

«E mangeremo anche il nonno?»

«Anche lui, quando verrà la sua ora. I maschi vanno in pensione a ottantacinque anni, le femmine a ottant’anni».

Non la finivo più di far domande a Ossicino, che la sapeva lunga in fatto di scannamenti. La mamma mi aveva raccomandato di star lontano dalla marmellata e dal torrone: dovevo mantenermi digiuno fino al banchetto serale. La stessa raccomandazione non valeva per Ossicino: mangiasse pure quanta marmellata voleva, tanto –diceva lei- non sarebbe mai cresciuto. Continua a leggere