Beep-beep

Assorto dentro un sogno, si concedeva
un supplemento di sonno,
mentre guidava sulla tangenziale
una mattina afosa di prima estate.

All’esterno trentasei gradi,
ventidue all’interno, e nessun suono
fuorché il fruscio dell’aria condizionata
– quando lo udì: una volta, poi di nuovo.

Un beep-beep, un suono bitonale
discreto, non allarmante,
simile al pigolio del cellulare
che avvisa della carica in esaurimento.

Verificò: era carico. Accarezzò
lieve, con l’indice e il pollice,
l’indirizzario i numeri le icone,
che scorsero via come in un vento
farfalle immateriali.

Si fermò a una piazzola, controllò
la chiusura delle portiere,
gli innumeri strumenti della plancia.
Anche qui icone e icone: carburante
temperature, liquido refrigerante,
livello dell’olio, pressione
di ogni liquido in ogni tubazione.
La sola anomalia rilevabile,
il caldo molto umido
(un po’ sopra le medie stagionali),
era fuori, nel mondo remoto
oltre i vetri fumé.

Il polso era un po’ accelerato
ma ritmico, quasi regolare.
Un merlo cantava e cantava
infogliato in un tiglio oltre il guard-rail.
Che un merlo canti, a giugno inoltrato,
è normale; e così pure il traffico
mattinale: nessuna disfunzione.

Si ripeteva ogni venti secondi
esatti, ben distinguibile
ma come soffocato da un involucro,
da una skin o custodia. Proveniva
dal chiuso, dal profondo,
da una regione sotto la cintura.
Dall’intestino, si sarebbe detto,
ma non era, no, un borborigmo.

Durò a lungo, poi si tacitò.
Valli a capire, pensò riavviando,
i segreti, i congegni e la magagne
che affollano le fibre della macchina.

Ma accadde di nuovo la sera.
Aveva serrato le serrande,
spenta ogni luce, letti gli sms
e le mail, a tutti rispondendo,
che nessuno mancasse l’indomani
a qualche appuntamento: beep-beep!

Riaccese. Balzò giù dal letto,
analizzò le cifre luminescenti
degli elettrodomestici in stand-bay
(perlopiù riportavano l’ora esatta,
con discordanze di pochi secondi).

Appoggiò un orecchio alla parete,
poi l’altro, poi si scovolò il cervello
con il cotton fioc e con le dita,
sigillandolo infine con l’ovatta.
Ma in ogni stanza sempre lo inseguiva
quel beep-beep ottuso, divenuto
via via più frequente, il ritmo stesso
del galoppo del cuore che impazziva.

L’ultimo beep fu simile del tutto
all’estremo repiro del cellulare,
un più acuto allarme sincopato,
grido interrotto dallo stesso evento
di cui avvisava chi era già perduto,
non potendosi poi ricaricare.
E cadde come corpo morto cade.

8 commenti su “Beep-beep

  1. … requiescat in pace verrebbe da dire.-)
    Molto divertente la poesia nella sua tragicità: dal tranquillo inizio sonnolento scorre poi risvegliata dall’allarme a ritmo con il precipitare della situazione.

  2. Io pensai al pacemaker… Le farfalle immateriali che volano via mi hanno portato alla memoria due concetti affatto lontani tra loro: la “farfalla” di Belen (eros) e le cambiali da pagare (tanathos). Siamo stracarichi di metafore freudiane, in questa mortifera epoca pest-moderna.

  3. “Sotto la cintura” potrebbe far pensare a un’altra cosa. No, non alla pancia. E la storiella potrebbe concluderi con unb flop-flop a letto, invece che con la morte dello sventurato. Non un flop occasionale, ma un infarto all’organo, che per motivi misteriosi va fuori uso definitivamente. Potrebbe essere questa la “disfunzione”. Peggio della morte, per un uomo.

  4. Il fatto è, caro Brian, che qui Eros non c’è proprio. Non ho neppure pensato di alludervi. Non può esserci, nell’uomo ridotto a macchina, o nella macchina da cui l’uomo è posseduto. Ma forse, per una sorta di lapsus, l’ho evocato, con quel “sotto la cintura”, come nota acutamente Pippi. Quindi, sì, scomparsa di Eros e irruzione di Thanatos. All’infarto dell’organo c’è rimedio, ma i rimedi, pillole o protesi che siano, non resuscitano Eros, e anzi rappresentano il trionfo di Thanatos, che si traveste da Eros per scherno.
    In una prossima storiella in versi potrei presentare un settanta-ottantenne travestito da giovane che avverte un beep-beep provenire da sotto la cintura…

  5. Ahi, illuminante.
    Ogni tanto ho una fitta al fianco destro, che mi fa emettere un dolente beep. Se per caso si ripete a intervalli regolari, devo attendermi un repentino black-out?

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