Preghiere per far piovere

(de misericordia Dei)

 

Non so se l’argumentum theolugicum possa interessare a qualcuno, oggigiorno. E poi, Troppe poesie per un solo post. Ma ai pochissimi che le leggeranno (so già chi sono), e a chi passerà di qui per caso, raccomando di restare con noi fino alla PROSSIMA PUNTATA, quando posterò una dozzina di POESIE EROTICHE, come prevede il nostro palinsesto: a meno che non venga a trovarmi la dedicataria delle medesime; nel qual caso (auspicato, ma improbabile) le trasmissioni verranno sospese a tempo indeterminato.

Sto postando prevalentemente cose scritte molto tempo fa. Lo so che non è normale per un blog, ma ho bisogno di dare aria ai cassetti. E’ una specie di liquidazione, di svendita di fine stagione.

Se non avete voglia di leggere il malloppone, non importa: fate conto che il post sia solo questo cappello. Mi fa sempre piacere fare quattro chiacchiere.

 

 Protasis
 
Angelo, alleviami tu delle parole
che come angeli biechi stanno
appollaiati sul cuore. Insegna loro
il volo, in volo portale con te,
umile messo della corte dei cieli,
voce e valletto del supremo re.
 
Quando Gli parlo con fiducia,
distoglie da qui lo sguardo e dice a se stesso:
fiducia!  parola fraudolenta
e infida, cara ai mercanti e ai baciapile.
 
Quando Gli parlo con amore,
distoglie da qui lo sguardo e dice a se stesso:
amore!  moneta falsa, facile soldo
in questa zuffa e per tanto soldato.
 
Se offro in modico omaggio la mia umiltà
alla sua paga potenza, Lui dice a se stesso:
non toglieremo ai lupi la mite preda
per darla in cibo ai cani.
 
Se parlo del mio dolore, e ne cerco il nome,
e chiedo lenimento o riparazione,
Lui china il capo e pensa: dovrebbe dunque
emendarsi la Nostra Divinità?
 
Lui china il capo e pensa: dovrebbe dunque
commuoversi la Nostra Divinità,
la Nostra Scienza emendarsi?
Dovremmo Noi premiare la petulanza?
 
Insegnami un’altra lingua, un nuovo latino,
angelo, cortigiano dell’Empireo,
tu che intendi il Suo verbo da vicino.
 
 
Compieta del malato terminale
 
Luminoso ti chiamo innanzitutto;
perché tremo nel buio dei marosi
che allo scafo del cuore sento battere.
E ti chiamo grande, ma ti figuro,
più che immenso, di alta statura.
 
Sarà bello, divino padre e madre,
sfilarsi dal letto sudicio e accucciarsi
nel tuo grembo d’ovatta e di cristallo!
Oh il nido azzurro dove si stipano i santi
come uccellini cantando acuti canti!
 
Fasciati in bianche bende, ci adageremo
in te, ospite luce, tiepida stanza.
Ad angeli infermieri confideremo
le cure di una dolcissima degenza.
 
 
 
Preghiera dell’extracomunitario celibe
 
           I
Signore, noi temiamo di morire
lontani dal nostro paese.
Temiamo la morte, Signore,
perché non abbiamo un paese.
 
Non abbiamo un paese, messi e greggi
non abbiamo, né ossa d’elefanti,
né anelli alle narici, né leones.
 
Se fossimo uguali ai padri
come un chicco di grano
a un chicco di grano,
non temeremmo la falce.
 
           II
Dovremmo avere dei figli per lodarti,
e una moglie, ma tu non li concedi.
Ci inviterai all’orgia, Baltassar?
Profeta, io non vivo di solo pane,
voglio assaggiare il vino degli infedeli.
 
Mi trattieni e mi scacci, faraone,
ma non ci sono pascoli da conquistare,
per me, né qui né altrove.
Riprendetevi pure il mare vostro,
i popoli e le foreste da sradicare,
i vergini deserti da sventrare.
 
Resto sotto il tuo tavolo, Epulone,
a brucare le briciole, a grattarmi
il collare, a comprarmi
cinturoni senza le pistole
e camice sgargianti.
 
O dovrei laggiù attendere
la nave della croce rossa,
le petroliere fameliche,
e il nostro pane d’acciaio, le vostre armi?
 
Qui, allo spaccio e svendita universale
di Bellezza Giustizia Verità,
qui io devo restare,
a vendere in silenzio occhiali scuri
e collane afro-napoletane.
 
 
 
Per i nostri defunti
 
Signoriddio, che strazio!
Io con questi miei occhi
ho visto i suoi chiudersi – gesù!
Nel gelo di quel vetro
ho visto condensarsi
lacrime di sangue e pus.
 
Perché raccontarlo? E a chi?
E perché in versi, poi?
Lo dico a te: padre nostro,
io l’ho visto morire.
E di che mala morte! Gli ho tenuto
la mano – gesù, che spavento!
 
Non voleva, mordeva il boccaglio.
Ha sofferto, si è dibattuto.
Poi la zampa implacabile
che lo teneva inchiodato,
spremuto l’ultimo fiato, lo ha lasciato.
 
E svanì sugli zigomi
la recente visione della fine,
come sul vetro freddo
la traccia del respiro.
 
Taci.  Niente più mai,
neppure il suono delle angeliche trombe,
turbi il marmo perfetto della sua fronte.
 
 
 
Preghiera per far piovere
 
Non sono, in questa landa, un agricoltore,
né un pescatore d’anguille,
però anch’io mi lamento, come i padri,
per la pioggia, la pioggia che non cade
e il sole che non splende.
 
Alla nostra fame e nostra sete
nulla e ogni cosa manca, e tutto viene
da altri mondi. Manna in confezione
sterile, pomi esperidi in cellophane,
pietre lunari, feticci da Taiwan.
Ma è tanto che non piove, da molti anni
aspettiamo la pioggia.
 
 
 
Libera nos a malo
 
Signore potentissimo, i potenti
non sono più di questo porco mondo.
La manna e il fuoco vengono dal cielo
e noi non possiamo nulla: né salvarci,
né coltivare la terra.
 
E anche le piccole, povere anime nostre
non sono di questo mondo. Non posso più
vivere nel mio giardino, nella mia vigna.
Ciò che vogliamo e dobbiamo volere
non è in questo mondo.
 
Di promesse d’eterna salute
e di fuoco, signori,
ne abbiamo piena la storia.
Voglio vivere qui, in questo mondo,
dove rinascono gli alberi
nel bosco ogni anno bruciato.
 
 
 
Salmo
 
Il Signore ci ha colmato di doni
perché grande è la sua misericordia
 
Distruggemmo il regno di Sicon
perché grande è la sua misericordia
 
Facemmo strage di Chesbon e dei suoi sudditi
perché grande è la sua misericordia
 
Per uno di noi che cade
cadono cento nemici
perché grande è la sua misericordia
 
La decima di un solo gregge
veste e nutre cento Leviti
perché grande è la sua misericordia
 
Come il frumento seminato
si moltiplicano i sicli ogni anno
perché grande è la sua misericordia
 
Una schiava sabea vergine
costa un’efa di ceci
perché grande è la sua misericordia
 
Ai nostri nemici regala carestia e peste
carbonchio ruggine e locuste
perché grande è la sua misericordia
 
Li massacriamo tutti per vivere in pace
perché grande è la sua misericordia
 
Tutti i boschi di Tiro e di Sidone
trasferimmo nel tempio
e sono colonne e capitelli
perché grande è la sua misericordia
 
Fiumi di bronzo e d’oro
si rapprendono in forme di cherubini
che stendono le ali sull’Arca
perché grande è la sua misericordia
 
Poiché io non sono che un forestiero come i miei padri
il Signore mi alleva con amore qui dove mi ha posto
mi salva dai miei nemici che mi odiano
provvede erba ai suoi pascoli
perché grande è la sua misericordia
 
 
 
Canto del beduino  (errante)
 
Come il mare è il deserto. Ha onde, isole.
E ogni luogo è uguale a ogni luogo.
Diretto all’oasi, alla bianca città,
ne cerco indizi nel cielo. Gli uccelli
 
stanno fermi nel cielo e la terra
si muove. La sabbia scivola, trascina.
Anche il sole si muove, e il tramonto
mi riporta all’inizio del cammino.
 
Non un sasso che cresca, un promontorio,
mentre io avanzo e la mia ombra arretra.
A notte la luna mi segue come un traino,
come il cielo fisso d’un baldacchino.
 
Reclusorio è l’infinito,
illusorio ogni cielo, ogni confine.
Carcere mobile il mondo e le sue stelle,
ombra vasta che con me cammina.
 
 
 
Cosmogonie eretiche
 
La pianura terrestre,
la pianura celeste.
Lo spazio non è concavo,
la terra non è convessa.
 
Effigi nelle spere,
intorno al mondo ruotano
e paiono altri mondi
i paesaggi terrestri.
 
Nove paesaggi terrestri:
i simulacri vani
specchiati in nove bolle
di sapone. O illusione!
 
Palloni più lievi dell’idrogeno
trascina il vento cosmico
intorno al porco mondo.
O cosmico ciclone!
 
La via lattea è nulla: un pulviscolo
nella luce che irraggiano
i pesci degli oceani. Niente esiste
che non sia terrestre.
 
Le meteoriti? pietre
scagliate mille anni fa
da un vulcano terrestre. Niente esiste
che non sia terrestre.
 
Stelle, non siete che i riflessi
di lucciole guizzanti
nelle onde notturne del mare
profondo ma terrestre.
 
Un occhio di bue, da quaggiù,
ti proietta sul telo panoramico
del cielo, o luna, luna semprevergine
che ti specchi nel mare.
 

Tratte da “Preghiere per far piovere”, scritte molti anni fa e pubblicate (se così si può dire) a luglio di quest’anno.

 

 


Tratte da “Preghiere per far piovere”, scritte molti anni fa e pubblicate (se così si può dire) a luglio di quest’anno.