La danza

Tu e la tua maschera. Non so
chi delle due sia più bella.
Ora l’altra s’eclissa, e io devo
solo guardarti, in silenzio.

Quella bocca impeccabile e insolente
che sa ammaliare tacendo
e negare persino
ciò che in un bacio può dire!

Quel tuo costume nero lucente
come ossidiana, che più esattamente,
poiché l’ho visto cadere,
disegna ciò che nasconde!

Delicato e compiuto è ogni tuo gesto,
qui, nella tua casa veneziana.
Oh sì, obbedirò al tuo divieto:
seat down, non intralciarmi, non fiatare,
rimani a contemplare.

Con che grazia ti muovi, ti spandi
nel tuo spazio geloso sigillato,
in quello scrigno colmo del tuo profumo,
boccio di rosa aguzzo come spina,
rosa spampanata e sempre chiusa.

Ogni tua faccenda è una movenza,
figura di una danza solitaria.
Ad occhi chiusi posso guardarti
mentre volteggi per le stanze, o bella.

Un uccello volubile è il tuo sguardo
che insegue tra gli stipi della cucina
il volo svelto e esatto della mano.

Quasi non tocca le cose. Se si posa,
è solo per spiccare un nuovo balzo.
Verso il mio per un attimo sbanda
e subito fugge, lontano.