Fantôme d’amour (a Marie)

 

 

 

Non somiglio al tuo amore – ma taci.
E non dirmi la solfa, la conosco:
non eri tu, mentivi, non era vero
e non ti riconosco.

Questo è l’amore: sgretola
la maschera che incanta.
Seduce perché da vicino
sia palese l’inganno.

Lentamente avremmo dovuto
spogliarci, levare lo sguardo.
A poco a poco assuefarci
a quella nuova luce.

Per te, che hai così dolce
lo sguardo e mani leggere,
più leggera e dolce avrei voluto
ogni carezza ruvida, e ripeterla
in silenzio come si ripete
il respiro quieto dell’amata
che dorme e nel sonno somiglia
a ogni donna che ho amato.

Invece, all’improvviso,
l’ingrata visione di noi stessi.

E ringhi unghiate guaiti
nati nella gola d’altri affanni
ritornano, in noi incisi
come una colpa eterna.

Dall’amore saremo giudicati.
E sarà il paradiso o l’inferno.

(Catania, maggio 2004)