I pastori

Sono lassù, in contrade disabitate,
presso la diga su un torrente esiguo
che dissetava ben sette paesi.
Sulle rive fioriscono ginestre
riemerse dalle acque dell’invaso
dopo sette anni di siccità.
Un turista sudato fotografa
una mucca sulla pietraia
che fu strada asfaltata. Più difficile
incontrare un vaccaro, un contadino
e uomini di sorta. Ma ci sono,
ci sono ancora campieri col fucile,
bracconieri in tutte le stagioni
e i pastori, lassù.
Là vola alta e pigra la poiana
e non scorge nidi né conigli
nei boschi bruciati, né galline
nella masseria sul fondovalle.
I pastori in scarpe da trekking
non hanno lo zufolo e il bastone
ma le daygum le marlboro il walkman
e il cellulare per il commercio
di agnelli e di ricotta, o per scappare
all’avviso che arriva la madama
la pula i piemontesi
o solamente
il fuoristrada della forestale
.

(Piazza Armerina, agosto 2004)

La nostra casa di campagna

Mentre tu leggi (Asimov? Svevo?
Kundera? Nabokov?) io seguo il viaggio
di un insetto perplesso (millepiedi?
blatta? scolopendra?).
                             Ah, casa mia
disabitata e chiusa a ogni luce
da settembre a maggio, sola
nell’inverno e assediata dalla pioggia!
Fossi per sempre, anche nell’autunno,
nostra tana, rifugio
e oblio! Dell’altra casa
vorrei quanto può stare in un baule.
Pochi vestiti, libri, il mio PC.
Lo metterei sul soppalco di legno
dove, al lume di dieci candele,
io tesserei poemi come il ragno.
Filo su filo, verso dopo verso.
Con quella sua pazienza, il suo pacato
vigore, il suo talento.

Peccato che qui d’inverno
manchi il riscaldamento.

(Piazza Armerina, agosto 1995)